«Regole urbanistiche da rivedere per facilitare l’avvio del Piano casa»
L’analisi del presidente di Assoimmobiliare Davide Albertini Petroni. «Va dato merito al varo di un programma strutturato ma servono correttivi»
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«È una sfida, perché con rendimenti di alcuni bond governativi al 4% bisogna garantire a chi investe un ritorno sopra il 6. Per farlo sarà necessario ridurre i rischi, accelerare le procedure e ottimizzare la capacità produttiva per ridurre i costi di costruzione, ma anche fare qualche altro intervento normativo che consenta la messa a terra di questi investimenti». Davide Albertini Petroni, presidente di Confindustria Assoimmobiliare, ha più volte salutato il Piano casa come l’avvio di una vera politica industriale per il settore. Per dare più respiro alla gamba privata, però, qualche correttivo è necessario.
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Partiamo dagli aspetti positivi.
Al Piano vanno diversi meriti. Viene affrontata con un programma strutturato una sfida che non è solo sociale ma è anche industriale, perché fare le case dei lavoratori significa migliorare la capacità produttiva del Paese. Poi, finalmente ci si occupa di quella fascia grigia di famiglie che era rimasta nel limbo. Ancora, si punta a valorizzare il patrimonio pubblico, attraverso il fondo housing coesione. E si creano i presupposti per costruire ampi progetti di verarigenerazione urbana, non solo di edilizia residenziale, ma anche con altre destinazioni d’uso.
Quali sono, invece, i vincoli che andavano eliminati?
Il limite del miliardo per gli investimenti che accedono alle semplificazioni urbanistico-amministrative è rimasto. Noi, invece, avevamo chiesto che il miliardo fosse investito su più progetti almeno nello stesso ambito territoriale. Il problema è che in Italia i progetti singoli da un miliardo sono pochi. In questo modo si riduce la platea delle operazioni potenziali.








