Festival dell’Economia

Renzi: noi nel campo largo garanzia per imprese, no a più tasse

L’ex premier a Trento si pone come interlocutore del mondo produttivo. «Il salario minimo? Serve il salario d’ingresso e la Start Tax»

di Emilia Patta

Riforme fatte, riforme non fatte, riforme da fare  Nella foto: Matteo Renzi

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«La patrimoniale? No grazie. So che a sinistra se ne discute ma è solo un modo per far scappare i ricchi altrove, per perdere capitali e investimenti». E ancora: «Il salario minimo? Non basta. Quello che serve nel nostro Paese è il salario d’ingresso e la Start tax, ossia una tassazione agevolata per mettere più soldi in busta paga ai giovani laureati che altrimenti, dopo aver investito 250mila euro delle loro famiglie per arrivare alla fine degli studi, preferiscono giustamente andarsene a lavorare dove sono pagati meglio».

«No a future patrimoniali, io garanzia»

Matteo Renzi si presenta davanti alla platea del Festival dell’Economia di Trento con un messaggio chiaro: Italia Viva, con il suo progetto di Casa riformista e di “quarta gamba” della coalizione progressista, sarà il centro moderato che permetterà al Pd di tornare al governo e sarà il punto di riferimento del mondo produttivo e imprenditoriale. «Il centrosinistra ha tutte le condizioni per vincere perché sarò un centrosinistra a quattro punte, e la quarta punta è decisiva per prendere un po’ di voti dai delusi dal governo Meloni. È una questione di aritmetica: Pd, M5s e Avs senza di noi perdono, come ha dimostrato il caso Liguria (quanto il veto di Giuseppe Conte lasciò fuori dall’alleanza Italia Viva, ndr). Il mio compito è proprio questo: essere interlocutore delle imprese e garanzia che la vittoria del centrosinistra non porterà ad un aumento delle tassazione», dice rivendicando la flat tax e il taglio dell’Irap per le imprese del suo governo.

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I manifesti per il 2 per mille e l’arrabbiatura di Meloni

Incalzato dalle domande del vicedirettore di Radio 24 Sebastiano Barisoni, Renzi non si sottrae alla battuta e strappa più di una risata. La campagna di Italia Viva per il 2 per mille nelle stazioni di Milano e Roma, con i manifesti “Quando c’era lei...” rivolti contro la premier a ironizzare sui ritardi dei treni?

«Meloni si è arrabbiata? Giorgia non devi arrabbiarti con me per i cartelloni pubblicitari: devi arrabbiarti con il tuo ministro delle Infrastrutture Matteo Salvini per i treni in ritardo. Come al solito hai sbagliato Matteo. Comunque ringraziamo la premier perché ci ha fatto pubblicità per la nostra campagna di finanziamento». Il ministro dello Sviluppo Adolfo Urso? «Non è cattivo, è solo incapace». L’ex compagno del terzo polo Carlo Calenda si è ritagliato il ruolo di consigliere della premier in materia economica? «Spero di no per Carlo, visti i risultati...». E via mirando contro il governo.

Il messaggio a Conte: il centro sono io

Ma a ben vedere il messaggio che l’ex premier vuole mandare è rivolto anche all’interno della costituenda alleanza progressista e guarda proprio al leader del M5s Conte, che negli ultimi giorni ha effettuato una evidente conversione al centro escludendo tra l’altro, anche lui, future patrimoniali. Come a dire: «Il fatto che sono, tra i leader del “campo largo”, quello che più attacca Meloni non vuole dire che non sia più di centro. Anzi, il centro sono io».

Quando al futuro candidato premier, Renzi torna a ribadire che le strade sono due: o si abbraccia il principio valido in tutta Europa che a guidare il governo è il leader del partito più votato, e dunque la segretaria del Pd Elly Schlein (musica per le orecchie del Nazareno), oppure si fanno le primarie di coalizione come chiede Conte «e allora ci saranno Schlein, Conte e un candidato della nostra area riformista».

«Schlein ha tutti i numeri per Palazzo Chigi»

La segretaria dem, sottolinea ad ogni modo a scanso di equivoci, «ha tutti i titoli per rivendicate il ruolo di candidata premier e per farlo bene, apprezzo il fatto che quando deve fare una battaglia personale la fa: quando ero il più potente d’Italia ha detto “io non condivido il Jobs Act, me ne vado”, tanto di cappello».

Aria di elezioni anticipate...

Per quanto riguarda il destino della legislatura, Renzi sottolinea come Meloni sia ormai «in zona retrocessione» e non esclude elezioni anticipate, che per altro sono state evocate e poi smentite da Salvini proprio a Trento. «Le stime di crescita dell’Italia? Siamo i peggiori. Negli anni di Meloni la Spagna di Pedro Sanchez è cresciuta tre volte. Come a dire, Spagna-Italia 3-0. È evidente che più aspettiamo, più sono cotti a puntino.

Ma il problema non è quanto siano cotti loro ma quanto lo è il Paese. E ogni giorno che passa Meloni va verso la zona retrocessione». Il fatto che Salvini sia tentato dal ritorno alle urne è comprensibile: «La Lega perde consenso. C’è una parte che va verso Roberto Vannacci e una parte, paradossalmente, che è talmente delusa che fa rotta verso il centrosinistra. Salvini ha l’esigenza di andare a votare. Credo che sia anche giusto: da quando Meloni ha perso il referendum sulla giustizia non ne azzecca più una...».

«No a inciuci dopo il voto»

Come che sia, che si vada al voto anticipatamente o a scadenza naturale, Renzi si sfila dal partito dei “pareggisti”, ossia di coloro che mirano al risultato incerto per fare una governo di larga coalizione centrista che tagli le ali estreme: «Cosi come dico che non esiste l’ipotesi di un papa straniero a guidare la coalizione di centrosinistra, dico anche che non c’è inciucio che tenga dopo il voto. Il centro deve governare dentro la coalizione.

Né credo che Marina Berlusconi abbia intenzione di rompere la coalizione di centrodestra da qui al voto. Il tema dell’altra parte è solo uno: prendere o no Vannacci dentro l’alleanza?». E il tema, per il campo largo, non sono le divisioni in politica estera? «L’importante è avere un’idea unitaria sull’Europa, perché è lì che si decide il futuro», è la raccomandazione di Renzi.

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