Cinema

Resident Evil e i film tratti dai videogame: storia di un’industria da miliardi

Dopo decenni di flop, le proprietà intellettuali nate su pc e console hanno trovato una formula redditizia

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Cento milioni di dollari di budget e 1,36 miliardi d’incassi per Super Mario, venti milioni e quasi 300 milioni per Five Nights at Freddy’s, 150 milioni e 960 milioni per Minecraft. I film tratti dai videogiochi sono diventati una formula molto redditizia per Hollywood e se il nuovo Resident Evil di Zach Cregger, uscito in Italia giovedì 17 settembre, è un nuovo tentativo di successo al botteghino, la sua saga è in realtà il primo esperimento di franchise videoludico che ha avuto un grande successo cinematografico.

Domande di approfondimento generate da 24Ore AI

Il primo film di Resident Evil è infatti uscito nel 2002. Da allora il mondo creato da Capcom ha prodotto sette film live action, prima dell’ultimo capitolo, e ha incassato più di 1,27 miliardi di dollari. Il nuovo titolo ha un budget di 75 milioni e un pubblico potenziale già formato: al 30 giugno 2026 la serie di videogiochi aveva venduto 213 milioni di copie nel mondo.

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Secondo le previsioni pubblicate da Deadline alla vigilia dell’uscita statunitense, il film può debuttare con circa 80 milioni di dollari a livello globale, di cui 40-50 milioni in Nord America. Se il dato fosse confermato, sarebbe la migliore apertura cinematografica della saga.

Il disastro di Super Mario

La storia era cominciata molto peggio, con Super Mario Bros. del 1993, considerato il primo lungometraggio live action tratto da un videogioco. Sullo schermo il regno colorato di Nintendo diventava una città cupa, governata da rettili evoluti, con poche tracce dell’allegria e delle regole che avevano reso famoso il gioco.

La produzione fu travagliata, i registi Rocky Morton e Annabel Jankel si scontrarono con sceneggiature riscritte e interventi continui sul set. Il risultato costò, secondo le stime, tra 42 e 48 milioni di dollari e ne incassò meno di 39 nel mondo. Fu un fallimento economico e anche critico, anche se nel tempo è diventato un piccolo culto del trash. Per Hollywood lasciò comunque il segno in negativo per le trasposizioni al cinema dei videogiochi.

Nei tre decenni successivi non sono mancati altri tentativi: Street Fighter, Mortal Kombat, e Tomb Raider hanno alternato incassi discreti, ma nessuno è riuscito a costruire un vero e proprio franchise cinematografico.

L’orrore di Capcom sul grande schermo

Resident Evil nasce in Giappone nel 1996 con il nome Biohazard. Il gioco diretto da Shinji Mikami chiudeva il giocatore in una villa di zombie, con corridoi pieni di momenti jumpscare. Capcom contribuì così a definire e rendere popolare il genere survival horror.

 Al cinema arriva nel 2002, con la regia di Paul W.S. Anderson e Milla Jovovich protagonista: il film costò 35 milioni di dollari e ne incassò 103,8 e diede il via a una lunga serie di lungometraggi. Ne arrivarono altri 5 in 14 anni con un modello fatto di budget limitati e un pubblico sempre più internazionale. La qualità critica rimase modesta ma i film continuarono a incassare: Afterlife, quarto film della saga, arrivò a 295,9 milioni di dollari nel 2010, mentre The Final Chapter, il sesto uscito nel 2016, raggiunse 314,1 milioni.

Il laboratorio Resident Evil

I primi sei film con Jovovich sono costati in tutto 292,5 milioni di dollari e ne hanno incassati 1,23 miliardi: il rapporto è di 4,2 dollari al botteghino per ogni dollaro speso nella produzione. Non è il vero margine dei produttori perché gli esercenti trattengono una parte degli incassi e al budget vanno aggiunti marketing, distribuzione, interessi e compensi, ma il risultato rimane un successo per la saga. Il franchise ha avuto anche popolarità internazionale, soprattutto in Asia: in Cina The Final Chapter incassò addirittura 161,5 milioni contro i soli 26,8 degli Stati Uniti.

LA SAGA DI RESIDENT EVIL

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 La striscia positiva si è interrotta con Resident Evil: Welcome to Raccoon City, il reboot del 2021 che è costato 25 milioni e ne ha incassati 41,9, soprattutto a causa della pandemia. Il rapporto di 1,7 volte il budget è normalmente troppo basso per coprire tutte le spese.

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Dopo il Covid l’industria è, però, molto cambiata: Nintendo ha partecipato direttamente alla produzione di The Super Mario Bros. Movie del 2023, e il film ha incassato 1,36 miliardi su un budget di 100 milioni: Deadline ha stimato un utile netto di 559 milioni per la produzione. Five Nights at Freddy’s, un horror da 20 milioni costruito per una comunità giovane e molto attiva online, ne ha incassati 297,2 milioni. Minecraft, infine, ha sfiorato il miliardo nel 2025 con un budget di 150 milioni. Sul piccolo schermo è poi arrivata la serie The Last of Us, prodotta da Hbo insieme a Sony e agli autori del gioco, che ha visto 8,2 milioni di spettatori collegati per il finale della prima stagione.

3 SUCCESSI RECENTI

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Un pubblico già acquistato

Il vantaggio industriale nel trasporre un videogioco al cinema è comune ad altri successi recenti dell’industria come i cinefumetti e i classici Disney in live action: la fanbase. Un film originale deve convincere un pubblico che non conosce il soggetto, un adattamento parte da personaggi già noti e da giocatori che hanno familiarità con il marchio.

Questo è di solito un limite artistico per il prodotto, che deve invece soddisfare le aspettative dei fan e lascia meno libertà agli autori del film. Il nuovo Resident Evil è però un esperimento: il nuovo lungometraggio ha la regia di Zach Cregger, che a Hollywood ha fatto conquistare l’Oscar 2026 per la miglior attrice non protagonista ad Amy Madigan in Weapons, il suo ultimo lungometraggio. Per queste ragioni Resident Evil ha la possibilità di diventare un successo sia di pubblico che, potenzialmente, anche di critica. Dal 17 settembre è al cinema in Italia e dal 18 negli Stati Uniti.

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