Ricerca, progetto e sviluppo industriale: la ricetta di Undp per infrastrutture di lungo termine
In occasione del Meeting di Rimini si è svolta la tavola rotonda “Undp e il Sistema Italia: dalla Ricerca all’Impresa” che ha visto partecipare rappresentanti delle università, della ricerca scientifica e del mondo delle aziende. Obiettivo mettere a terra un modello che consenta un sano trasferimento tecnologico e un circuito che porti all’economia di scala in un contesto in cui la charity tradizionale cede il passo alla finanza pubblica-privata. Esempi concreti: supporto alla rete elettrica di Kampala e modelli innovativi per la pacciamatura delle piante. I
di 24Ore NextMed
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Ricerca, validazione del progetto, messa a terra e sviluppo industriale. Il tutto nel perimetro della cooperazione internazionale, filantropia e impresa. È il circolo virtuoso alla base della tavola rotonda «Undp e il Sistema Italia: dalla Ricerca all’Impresa» che si è svolta a Rimini nella cornice del Meeting. L’obiettivo del panel, a cui hanno partecipato Duccio Maria Tenti (Head of Partnerships & Strategy, Undp Roma), Franco Cotana (amministratore delegato di RSE), Mario Motta (Delegato del Rettore per la transizione energetica al Politecnico di Milano) e Massimiliano Cardullo (Head of Public Affairs & Stakeholder Engagement di ADR) è stato approfondire come le competenze scientifiche, tecnologiche, industriali e progettuali del Sistema Italia possano contribuire alle priorità strategiche e operative tramite Undp nei settori dell’energia, del clima, dell’ambiente e dell’innovazione. Nel corso del discorso introduttivo, Tenti si è concentrato sul racconto di Pista (Platform for Investment Support and Technical Assistance) che è la facility di finanza climatica, sostenuta dal Mase e nata per colmare il divario tra priorità climatiche internazionali e progetti bancabili. «Un ulteriore tassello», ha spiegato Tenti, complementare a Pista e più vicino al mondo della ricerca applicata evocato dal titolo dell’evento, «è Mission Innovation, l’iniziativa intergovernativa per accelerare l’innovazione in tecnologie energetiche pulite, di cui Undp cura l’implementazione a livello internazionale, con progetti concreti come lo smart grid in Uganda e il biogas in Kenya».
Chiedilo al Sole
Grazie al supporto e alla visione del MASE, Mission Innovation diventa internazionale e si consolida tramite il partenariato tra il mondo accademico, il settore privato e le Nazioni Unite. Lavora, inoltre, più a monte, sulla generazione e il trasferimento tecnologico — un aggancio naturale per il contributo del Politecnico di Milano sul tema del trasferimento tecnologico verso i Paesi partner. «L’ambito della transizione energetica, che seguo personalmente», ha detto Motta, «può contribuire a rafforzare il circolo virtuoso del corretto trasferimento tecnologico verso i Paesi Partner. Immaginiamo uno schema duraturo nel tempo traduca le competenze e le tecnologie del Sistema Italia in progetti concreti e accompagni le soluzioni dalla validazione all’attuazione e alla diffusione su scala più ampia». Il riferimento è a un interessante progetto che vedrà a breve il lancio del bando e mirato a stabilizzare la rete elettrica di Kampala in Uganda. «Un progetto che avrà numerosi benefici di lungo termine», ha concluso Motta. Col proseguire del dibattito, moderato da Claudio Antonelli, vice direttore di 24Ore nextMed, un focus è stato dedicato alla filantropia come leva di innovazione e capitale catalitico. Grazie a risorse flessibili e orientate all’impatto, le fondazioni possono sostenere le fasi iniziali ad alto rischio, finanziare sperimentazione e valutazione, rafforzare gli ecosistemi locali e mobilitare ulteriori capitali pubblici e privati. Cardullo ha condiviso l’esempio di Adr, Aeroporti di Roma, che tramite fondazione Pacta si occupa di riduzione delle emessioni di CO2. «Le nostre attività non rappresentano un modello utile alla nostra società ma al sistema aeroportuale nel suo complesso», ha spiegato Cardullo, aggiungendo che «in questo ambito abbiamo dato disponibilità all’interno del Piano Mattei di mettere a disposizione il nostro Know how anche di sviluppo delle start up per costruire nuove relazioni con i Paesi del Sud». Il confronto tra Undp, università, sistema della ricerca, filantropia e industria permette, insomma, di esaminare il valore dei partenariati “4P” - pubblico, privato, persone e filantropia - e di mettere a fuoco l’intera filiera: dalla definizione delle priorità alla ricerca, dal finanziamento dei primi test alla realizzazione di progetti concreti. «Nel caso che ci riguarda direttamente possiamo dire di avere un track record utile per portare il nostro modello anche nei progetti di internazionalizzazione. Nell’ambito del Piano Mattei e non solo», ha aggiunto Cotana, ad di Rse, la società che si occupa di ricerca lungo la filiera dell’energia e della sostenibilità, dalle fonti energetiche primarie a tutti i sistemi di conversione e utilizzazione, dai vettori energetici alle tecnologie per l’efficienza e stoccaggio dell’energia. Cotana ha anche spiegato come un progetto che miri alla pacciamutura di ortaggi e piante con l’utilizzo di teli innovativi con fibre di vetro possa diventare un modello su larga scala che da un lato aiuti le colture e dall’altro intervenga sul cambiamento climatico riducendo il riverbero e intervenendo sulle temperature. La tavola rotonda si è così conclusa non solo con esempi concreti, ma anche puntando il faro su una visione più ampia all’interno del cambiamento in atto nel mondo della cooperazione. Si è passati dalla charity tradizionale al sistema di finanza pubblico-privato che mira a investimenti infrastrutturale e dunque opere di lungo termine.

