Il rapporto 2024 della Fondazione Migrantes

Richieste d’asilo, siriani primi nell’Ue. L’Italia ha bocciato il 62% delle domande esaminate tra gennaio e giugno

Nel 2023 sono state circa 183mila le persone in fuga dalla Siria che hanno cercato rifugio nell’Unione europea. Nel mondo 122,6 milioni di rifugiati e sfollati

di Manuela Perrone

Alcuni rifugiati siriani arrivati con i Corridoi Umanitari. Fiumicino,  ottobre 2024. (Ansa)

5' di lettura

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Sono 122,6 milioni le persone in fuga nel mondo tra rifugiati, richiedenti asilo, sfollati interni. A fine 2024 secondo l’Unhcr, l’agenzia Onu per i rifugiati, cresceranno fino a 130 milioni, di cui più di 68 milioni rimangono all’interno del proprio Paese. Ma è una stima elaborata prima della caduta del regime di Assad in Siria: la nuova temuta ondata di profughi potrebbe aggravare il bilancio, che vede già da anni i siriani primi, per nazionalità, a chiedere rifugio nell’Unione europea (circa 183mila sono stati i richiedenti nel 2023) e secondi in Italia tra chi arriva attraverso la rotta mediterranea. Lo scorso anno anche la maggior parte dei minori non accompagnati giunti in Europa veniva dalla Siria.

Una aggiornata fotografia delle diaspore, che non smettono di aumentare a causa di guerre e cambiamento climatico, è contenuta nel rapporto 2024 “Il diritto d’asilo” curato dalla Fondazione Migrantes e giunto alla sua ottava edizione.

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I ritardi di istituzioni e Governi

Il volume, presentato oggi a Roma, mette nel mirino «la folle corsa agli armamenti» e denuncia il ritardo di istituzioni e Governi nel combattere le cause profonde delle migrazioni forzate. Nell’introduzione è riportata una frase di Papa Francesco pronunciata durante l’Udienza generale del 28 agosto 2024, considerata ispiratrice per l’intero report: «Bisogna dirlo con chiarezza: c’è chi opera sistematicamente e con ogni mezzo per respingere i migranti. E questo quando è fatto con coscienza e responsabilità, è un peccato grave». Chiaro l’auspicio del direttore generale della Fondazione Migrantes, monsignor Pierpaolo Felicolo: «Ci auguriamo che questo lavoro possa aiutare a rendersi conto di chi sono le persone verso cui si stanno attuando veri crimini di “lesa umanità”, come ha definito all’inizio di questo mese il Papa tutte le forme di schiavitù moderna, in particolare la tratta di esseri umani. Sono persone alle quali abbiamo il dovere di restituire giustizia e umanità».

Sfollato o rifugiato ormai un abitante del mondo su 67

I numeri dello «sradicamento globale» sono in crescita ininterrotta da dodici anni. Sfollato o rifugiato è ormai un abitante del mondo su 67. Nel 2013 era di uno su 142. Il progetto di monitoraggio “Missing Migrants” dell’Organizzazione internazionale per le migrazioni (Oim) stima che negli ultimi dieci anni abbiano perso la vita o siano comunque rimaste disperse durante percorsi migratori più di 68mila persone.

In Europa 4,461 milioni di rifugiati dall’Ucraina

L’invasione russa dell’Ucraina ha terremotato l’Europa. L’Unione europea allargata a Svizzera, Norvegia, Islanda e Liechtenstein a giugno 2024 ospitava 4,461 milioni di rifugiati dall’Ucraina con il beneficio della protezione temporanea che è stata prorogata fino a marzo 2026. La Germania ne ospita oltre un milione, la Polonia poco meno, la Spagna quasi 210mila, l’Italia 165mila, la Francia 61mila. Ed è in forte calo la quota di ucraini che confidano di poter fare ritorno in patria: soltanto in un anno è scesa dal 77 al 64 per cento.

Nell’Ue in otto mesi 449mila richiedenti asilo, nel 2023 un milione

In tutto, nei primi sei mesi del 2024, i richiedenti asilo nell’Ue sono stati circa 449mila, in calo rispetto ai 475mila dello stesso periodo del 2023. Nell’intero anno scorso hanno superato il milione (+20% rispetto al 2022). Il primo Paese per numero di domande è la Germania (329mila), seguita da Spagna e Francia. L’Italia è soltanto quarta. Sempre nel 2023 l’Ue ha garantito protezione a 409.500 persone. Mancato l’obiettivo di resettlement (uno degli strumenti esistenti per fornire protezione e supporto ad alcuni rifugiati particolarmente vulnerabili): doveva riguardare quasi 16mila persone, ne sono state accolte solo 14.035.

Dai siriani 183mila domande, primi nell’Unione

I principali Paesi d’origine di chi presenta richiesta di protezione internazionale nell’Ue sono la Siria (circa 183mila richiedenti nel 2023) e l’Afghanistan (101mila). Per l’Italia è diverso: nel 2023 i richiedenti asilo siriani, afghani e venezuelani sono stati meno del 2% dei richiedenti, anche se i siriani sono secondi, dopo i bangladesi, tra i migranti che arrivano via mare (12.029 sui 63.664 sbarcati da gennaio al 9 dicembre, secondo gli ultimi dati del Viminale). Ma l’incertezza sul destino del Paese potrebbe provocare anche qui una nuova ondata di migliaia di profughi. Nel frattempo, lunedì scorso molti Paesi europei, Italia compresa, hanno annunciato il congelamento delle procedure di esame delle domande di protezione internazionale presentate dai siriani. Va in ogni caso ricordato che la Siria non figura nell’elenco dei 19 Paesi considerati «sicuri» dal Governo italiano e inseriti nel decreto recentemente convertito in legge dal Parlamento, quindi chi arriva dalla Siria non può essere sottoposto alle procedure accelerate di frontiera per i rimpatri veloci.

Sistema italiano d’accoglienza «grossolano e iniquo»

Il rapporto della Fondazione Migrantes non è tenero con i decreti che hanno ridisegnato il sistema di accoglienza italiano, che ospita circa 138mila tra richiedenti asilo, rifugiati e migranti (ben 100mila dei quali nei centri di prima accoglienza e nei Cas) e che viene definito «frammentato, grossolano e iniquo». Nel mirino finisce innanzitutto il restyling del Sai, «relegato a un ruolo marginale, accessibile solo a a specifiche categorie di beneficiari e subordinato alla volontaria adesione dei Comuni», ma anche la «politica di gestione emergenziale e securitaria» concentrata sulla realizzazione di nuovi hotspot e centri di permanenza per il rimpatrio, che tende a isolare i migranti in grandi centri lontani dalle città. Non manca un esercizio di «conta dei danni» provocati dal decreto Cutro (legge 50/2023) che ha introdotto le procedure accelerate di frontiera per chi arriva dai Paesi considerati sicuri e le pratiche di «trattenimento» più volte bocciate dai giudici. Né la segnalazione della situazione dei minori stranieri non accompagnati, che troppo spesso finiscono nei centri per adulti.

Da gennaio a giugno bocciato il 62% delle richieste d’asilo

Alla fine del 2023 l’Italia ospitava circa 298mila rifugiati in senso lato, meno di Germania, Polonia, Francia, Regno Unito o Spagna. Al 1° gennaio 2024 vivevano in Italia poco meno di 414mila cittadini non comunitari con permesso di soggiorno per motivi di protezione e asilo, lo 0,7% di tutta la popolazione. Nei primi otto mesi dell’anno le persone che hanno chiesto protezione in Italia sono state 109mila (+32% rispetto allo stesso periodo del 2023, quando nell’intero anno erano stati quasi 136mila). Tra i dieci Paesi di provenienza principale dei richiedenti asilo da gennaio a giugno ci sono quattro Stati che si collocano nelle ultime posizioni del Global Peace Index: Pakistan, Burkina Faso, Mali e Nigeria. Negli stessi sei mesi le commissioni territoriali per l’asilo hanno esaminato circa 37.400 domande, riconoscendo circa 3mila status di rifugiato, 5mila protezioni sussidiarie e 6mila protezioni “complementari” (protezione speciale e per cure mediche). I dinieghi sono stati 23.400, il 62% di tutte le richieste prese in esame. Un dato che cresce nel tempo.

Mediterraneo centrale, meno migranti ma più vittime

Nei primi otto mesi del 2024 i flussi irregolari di arrivi in Europa attraverso il Mediterraneo sono comunque calati del 39% rispetto allo stesso periodo del 2023, ma sono in deciso aumento gli ingressi sulle rotte dell’Africa occidentale verso le Canarie (+123%), del Mediterraneo orientale (+39%) e della frontiera di terra orientale (+193%), seppur su una scala assoluta molto più ridotta. Colpisce, però, che nel Mediterraneo centrale per il secondo anno consecutivo è in crescita il numero di migranti che perdono la vita in mare: le vittime alla fine di agosto 2024 si stimano in 1.342. Il rischio è pari a un caso ogni 40 arrivi, era di uno ogni 63 nel 2023 e di uno ogni 75 nel 2022. Aumenta anche il numero di persone che il rapporto non esita a definire «deportate» dalla Guardia costiera libica: i fermati tra gennaio e agosto scorso sono stati 16.220, contro i 17.190 di tutto il 2023.

Balcani al top per respingimenti, in Ungheria solo 25 richieste d’asilo accolte

I Paesi balcanici membri dell’Ue continuano a distinguersi per la mole di respingimenti alla frontiera, a fronte dell’esiguità dei sistemi d’asilo in almeno tre Stati: Croazia, Slovenia e Ungheria. Nel Paese di Viktor Orban nel 2023 è stata riconosciuta una forma di protezione soltanto a 25 richiedenti asilo su 30 totali. Più difficile la prova per la Bulgaria, che si è trovata a gestire tra il 2022 e il 2023 oltre 40mila domande; i verdetti positivi sono stati poco meno di 6mila.

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