Riforma commercialisti, emendamenti attenti alle attività tipiche
Le richieste: eliminare i riferimenti alla legge 4/2013 e inserire le materie di lavoro
2' di lettura
2' di lettura
Sono cinquanta gli emendamenti presentati al disegno di legge delega per la riforma dell’ordinamento dei dottori commercialisti ed esperti contabili e 49 riguardano l’articolo 2 che stabilisce i principi e i criteri direttivi a cui il Dlgs dovrà attenersi. Questo è quanto risulta dalla “bozza non corretta” del 25 febbraio che Il Sole 24 Ore ha potuto visionare.
Il riferimento alla legge 4/2013
Quattro emendamenti riguardano le attività oggetto della professione (articolo 2, comma 1, lettera a) e chiedono che il riferimento, ora presente, alla legge 4/2013 venga eliminato. In particolare il Ddl delega Ac 2628 presentato in prima lettura in Commissione giustizia alla Camera il 26 settembre 2025 stabilisce che la riforma deve riorganizzare le attività oggetto della professione riordinando le disposizioni vigenti, indicando le attività riservate dalla legge e le attività tipiche della professione in ambito tributario, economico-aziendale, finanziario, societario e della crisi d’impresa «ferme restando le competenze nei suddetti ambiti attribuite dalla normativa vigente ad altre professioni regolamentate o alle professioni non organizzate ai sensi della legge 4 del 2013». Tre emendamenti chiedono la cancellazione dell’intera frase citata – che riguarda sia altri Ordini professionali sia professioni non ordinistiche come i tributaristi - mentre un emendamento chiede la soppressione della sola parte che riguarda le professioni ex legge 4/2013.
Duro il commento del presidente dell’Int, Istituto nazionale tributaristi, Riccardo Alemanno, che parla di emendamenti di carattere corporativo e lesivi della concorrenza che vogliono cancellare, dalla legge delega di riforma della professione di commercialista, la giusta tutela delle attività svolte dai professionisti associativi ai sensi della legge 4/2013. Alemanno ricorda che la Corte costituzionale con la sentenza 418/96 ha ben definito il concetto di libertà di esercizio del lavoro autonomo professionale.
Soddisfatto, di contro, il presidente dell’Anc Marco Cuchel che da subito ha chiesto la soppressione del riferimento ex legge 4/2013, considerato un elemento critico sotto il profilo della chiarezza del perimetro professionale, della coerenza del sistema ordinistico, nonché della tutela della funzione di garanzia svolta nell’interesse pubblico.
Il relatore in Commissione giustizia alla Camera onorevole Alessandro Palombi al momento non si sbilancia: «Intendo riascoltare le audizioni prima di fare una valutazione nel merito».








