Riforma del gioco urgente per tutelare i cittadini e garantire la tenuta del sistema
Per Agic riscrittura delle regole da approvare in tempi brevi per la tenuta del sistema del gettito erariale. Risoluzione del Pd in commissione Finanze alla Camera per ridurre l’offerta e rafforzare i controlli
di Marco Mobili
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«La crescita record del gioco in Italia impone una svolta immediata. Serve una riforma organica che riduca l’offerta, rafforzi i controlli e tuteli cittadini e territori». A metterlo nero su bianco sono i deputati del Partito Democratico Stefano Vaccari e Virginio Merola in una risoluzione presentata in commissione Finanze alla Camera e già incardinata dal presidente Marco Osnato.
Il documento impegna il Governo ad arrivare al decreto legislativo sul riordino del gioco fisico entro i termini previsti dalla delega all’Esecutivo per la riforma fiscale (29 agosto 2026).
Incertezze per operatori e istituzioni
«Non è più accettabile il ritardo su una riforma prevista dalla legge delega. Senza un intervento nazionale restano frammentazione normativa e incertezza per operatori e istituzioni. Serve superare il caos attuale tra norme statali, regionali e comunali e garantire un quadro chiaro e condiviso», sottolineano Vaccari e Merola.
A rischio la tenuta del sistema
La riscrittura delle regole del gioco è rimasta a metà. Come sottolinea Gennaro Schettino, presidente di Agic, l’Associazione Gioco e Intrattenimento in Concessione «è sempre più urgente per dare regole uniformi sul territorio nazionale riducendo in modo razionale l’offerta e aumentando i livelli di sicurezza e protezione dei giocatori».
E per questo, aggiunge Schettino, occorre «completare la riforma del gaming in Italia. Ad oggi ci siamo fermati alla revisione del gioco online. Ora occorre completare il percorso tracciato dalla delega anche perché sono i numeri a dire che l’attuale sistema del gioco fisico presenta più di una crepa». Come ricorda il presidente di Agic, «non solo le ultime ricerche sul mercato illegale del gioco stimano ormai oltre 30 miliardi di raccolta che sfuggono allo Stato».







