Rigenerazione, l’impegno di Purina per agricoltura e oceani
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Nel lessico della sostenibilità aziendale il termine “rigenerazione” sta progressivamente sostituendo quello, più generico, di “riduzione dell’impatto”. È una distinzione tutt’altro che secondaria: significa passare da una logica difensiva a una di ricostruzione degli ecosistemi. Un approccio che sta emergendo con sempre maggiore chiarezza anche nei contesti di confronto tra imprese e ricerca – come emerso recentemente anche nel corso dell’evento ReNest, svoltosi a Milano dal 12 al 24 maggio – e che si riflette nella strategia di Purina in Europa, con un’accelerazione negli ultimi anni su due fronti complementari: agricoltura rigenerativa e tutela degli habitat marini
Agricoltura rigenerativa: oltre i target intermedi
Il dato più rilevante è il superamento, a livello europeo, dell’obiettivo intermedio fissato per il 2025. Oggi il 29% dei cereali e delle proteine vegetali utilizzati da Purina in Europa proviene da filiere agricole che adottano pratiche rigenerative, oltre la soglia del 20% prevista inizialmente. Un risultato che coinvolge più di 630 agricoltori e circa 37.000 ettari di terreni.
Il traguardo, però, non è un punto d’arrivo. L’azienda guarda oltre, al 2030, quando l’obiettivo da raggiungere diventerà il 50% di approvvigionamenti da agricoltura rigenerativa. Un percorso che si inserisce nella più ampia strategia di decarbonizzazione del gruppo Nestlé, che punta a raggiungere emissioni nette zero entro il 2050.
La logica è quella della trasformazione progressiva delle filiere con programmi di accompagnamento tecnico ed economico agli agricoltori. In Francia, Regno Unito e altri mercati europei operano iniziative come “Sols Vivants” e “LENs”, e dal 2025 in Italia è stato lanciato un nuovo progetto pilota sviluppato con partner specializzati.
È il caso del modello “farm-based” sviluppato con Biospheres, realtà specializzata in agroecologia e nell’implementazione su larga scala di pratiche rigenerative, che mette l’azienda agricola al centro di percorsi personalizzati. L’approccio prevede piani agronomici su misura, formazione e monitoraggio continuo, con l’obiettivo di migliorare la fertilità del suolo, la resilienza climatica e la redditività delle aziende agricole. Non un dettaglio secondario, in un settore dove la sostenibilità resta vincolata anche all’aspetto economico delle imprese coinvolte.
