Energia

Rinnovabili, In Puglia 700 richieste senza risposta

La regione in passato è stata molto attiva, poi ha tirato il freno. Approvati 7,4 GW tra 2021 e 2025. Gli operatori denunciano tempi troppo lunghi

di Vera Viola

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La Puglia, dopo aver corso negli anni passati nell’installazione di impianti per produrre energia rinnovabile, ha poi frenato. Oggi, sebbene tra solare ed eolico abbia una notevole potenza e produzione, è anche tra le prime regioni per numero di progetti in attesa di autorizzazione. Ciò è dovuto a due cause: una positiva: la buona esposizione dell’intera regione a sole e vento, in particolare nella provincia di Foggia attrae investitori; l’altra negativa: i tempi lunghi delle procedure autorizzative. Un gran numero di progetti insiste su tre comuni del Foggiano: Ascoli Satriano, San Severo e Foggia che da soli quotano 10 GW da installare, secondo l’Osservatorio REgions 2030, a cura di Elemens e Public Affairs Advisor.

Tra eolico e fotovoltaico sono in attesa di autorizzazione oltre 700 progetti (dato della Regione Puglia) da 32 GW di cui parte in istruttoria al Mase per la Via. Rispetto ai suoi obiettivi, la regione (secondo dati Terna aggiornati al 31 marzo ) ha installato 211MW in meno ed è quarta in Italia per entità dei progetti, preceduta da Sardegna, Calabria e Toscana. In teoria con le autorizzazioni concesse, più quelle in attesa di Via, la Puglia avrebbe raggiunto l’obiettivo del 2030. Ma non è così, poichè si deve tener conto che non tutti i progetti autorizzati saranno realizzati o lo saranno nei termini fissati, che potrebbe esserci un turnover e che le domande presentate meritano risposta.

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Nel settore dell’energia eolica, in particolare, (e senza considerare l’eolico off-shore), la Puglia negli anni scorsi ha realizzato numerosi investimenti e avviato la produzione. La regione ha una potenza installata (al 2025) di 3.500 MW e dovrebbe raggiungere nel 2030 i 4200 previsti. Simone Togni, presidente di Anev, associazione nazionale energia dal vento precisa: «Insomma, siamo vicini all’obiettivo. Ma il vero problema è nei tempi di concessione delle autorizzazioni che nel campo dell’eolico raggiungono una media di 5 anni a cui se ne aggiungono almeno altri due per la costruzione. Un’attesa insostenibile per gli investitori».

Anche nel campo del fotovoltaico, gli operatori parlano di tempi lunghi per le autorizzazioni. «Alcuni enti dicono no a prescindere, in primis le Soprintendenze _ aggiunge Marco Balzano, di Italia Solare (ente del terzo settore che sostiene la difesa dell’ambiente supportando progetti da fonti rinnovabili, in particolare fotovoltaico) _ La grande preoccupazione per l’agricoltura non ha fondamento se ad oggi solo l’1% dell’area agricola è stato occupato da impianti fotovoltaici. L’agrifitovoltaico, poi, contempera le esigenza dell’agricoltura con quelle della produzione di energia green».

Gli fa eco Alfonso Gallo di Geko (società che costruisce e fa manutenzione di impianti per energia rinnovabile): «Troppi enti coinvolti e per finire le Soprintendenze più propense a negare anche nelle aree idonee, senza preoccuparsi di avere alcuna interlocuzione con i promotori. Le risposte ci arrivano anche dopo sette mesi. Troppo».

La giunta Regionale ha da poche settimane presentato al Consiglio uno schema di disegno di legge in nove articoli sulle aree idonee. A breve partirà la discussione in Commissione unificata (Ambiente e Sviluppo economico), ma si parte con un carico di oltre cento emendamenti. La discussione si prevede andrà per le lunghe. Gli emendamenti sono portatori di interessi diversi tra cui non sarà facile trovare il punto di equilibrio. Per alcuni operatori il disegno di legge regionale è più restrittivo delle disposizioni nazionale e inoltre richiama al piano urbanistico regionale che però è in corso di revisione. In altre parole, non è possibile prevedere quando potrà entrare in vigore.

Insomma, la transizione energetica avanza ma con il freno tirato, anche nelle regioni che sono più attrattive, per caratteristiche geografiche e climatiche. Sarebbe necessario individuare percorsi più certi e snelli, pur avendo a cuore la tutela del paesaggio e del patrimonio culturale. (si veda l’articolo affianco).

In realtà, la transizione energetica che risponde anche all’esigenza di rendere l’Italia autonoma e di far abbassare l’alto costo dell’energia, può diventare per il Mezzogiorno una leva industriale e occupazionale. Il raggiungimento dei target del Pniec al 2030 potrebbe generare oltre 73mila nuovi posti di lavoro nel Sud, di cui quasi 15mila under 35: un’occasione decisiva per trattenere competenze e frenare la fuga dei giovani, come evidenzia un recente studio Svimez-A2A.

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