Giustizia

Roggero: il gioielliere resta in carcere, inammissibile istanza differimento pena

Inammissibile anche per il Tribunale di sorveglianza di Milano l'istanza per il differimento della pena o i domiciliari

ANSA/TOUATI ANSA

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Mario Roggero resta in carcere a Bollate. Dopo l'udienza di mercoledì mattina il Tribunale di Sorveglianza di Milano ha dichiarato “inammissibile” l'istanza di differimento pena presentata dall'avvocato Stefano Marcolini, legale del gioielliere cuneese condannato in via definitiva a 14 anni e 9 mesi per il duplice omicidio di due rapinatori e il tentato omicidio di un terzo. La decisione dei giudici Bortolato-D'Elia affiancati dagli esperti Bisconti-Morante ricalca quella presa dai colleghi del Tribunale di Sorveglianza di Torino lunedì contro cui la difesa del 72enne ha già annunciato ricorso per Cassazione.

Le motivazioni dell'inammissibilità

Nel breve provvedimento notificato questa mattina i magistrati milanesi che vigilano sulla reclusione dei detenuti osservano che “a differenza di quanto argomentato dalla difesa” di Roggero l'istanza di differimento dell'esecuzione della pena in caso di presentazione di domanda di grazia al Presidente della Repubblica, come quella avanzata dalla moglie del gioielliere, Mariangela Sandrone, è “applicabile” solo quando la “pena non sia ancora iniziata”. Nel caso concreto Roggero e il suo legale l'hanno “già avanzata correttamente” davanti al Tribunale di Torino che l'ha respinta “nel merito”. “E' del tutto evidente” che “questo collegio” non può ritenere “ammissibile” una nuova istanza per sospendere la condanna - inoltre presentata oltre i termini previsti dalla “giurisprudenza” in materia - perché trasformerebbe l'istituto nella “possibilità di reiterare” lo stesso ricorso più volte eludendo le “ordinarie regole” e le “impugnazioni”. Il Tribunale di sorveglianza sottolinea che Roggero, come ha già annunciato, può ricorrere contro la decisione di Torino per Cassazione.

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Proprio nell'udienza di ieri Roggero aveva rivisto in criticamente il suo comportamento «Ogni vita merita rispetto secondo la metafora che siamo tutte gocce in un oceano. Avrei dovuto tenere un comportamento meno impulsivo e più riflessivo». È l'affermazione che Mario Roggero - il gioielliere condannato in via definitiva a 14 anni e 9 mesi per aver ucciso due rapinatori e ferito un terzo dopo l'assalto al suo negozio nell'aprile 2021 - aveva fatto davanti ai giudici del Tribunale della sorveglianza di Milano, riuniti in udienza stamattina per discutere della richiesta di differimento presentata dai difensori in vista della domanda di grazia chiesta al Presidente della Repubblica Sergio Mattarella.

Differimento della pena o domiciliari

Il gioielliere, chiedeva di poter iniziare a scontare la pena ai domiciliari in attesa della decisione del Quirinale, non si è visto entrare in aula, ma il suo legale, l’avvocato Stefano Marcolini, ha riferito che sarebbe stato portato dalla polizia penitenziaria dal carcere di Bollate in Tribunale. L'udienza aveva affrontato lo stesso tema già bocciato lunedì 14 settembre dai giudici di sorveglianza di Torino, distretto in cui è stata emessa la condanna. La difesa di Roggero chiedeva al Tribunale di esprimersi nel merito dell'istanza.

Il ricorso in Cassazione

Contro la decisione dei giudici torinesi Mario Roggero presenterà ricorso in Cassazione per difetto di motivazione. Il Tribunale di sorveglianza di Torino aveva definito il differimento della pena legato alla domanda di grazia un'ipotesi «residuale», sottolineando la necessità di presupposti particolarmente evidenti per intervenire su una materia che rientra nella prerogativa del Capo dello Stato.

Roggero è un uomo «battagliero» - ha detto Marcolini - e «l'animo è ancora quello di una persona che crede che la giustizia possa dargli qualcosa», ha spiegato il difensore del 72enne con riferimento invece alle istanze-fotocopia a Milano su cui i giudici sono in riserva. «Non nascondo che una decisione in una direzione o nell'altra potrebbe influire sull'umore di Mario». Ora c'è attesa per la decisione del Tribunale di sorveglianza di Milano chiamato ad esprimersi dopo poco più di 48 ore dal verdetto di Torino.

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