Roma aggiorna il Piano regolatore: nuove regole e incentivi per rilanciare la rigenerazione urbana
L’obiettivo è rendere più semplici e certe le procedure, favorire gli investimenti nella città e rilanciare la riqualficazione delle periferie
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I punti chiave
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Più certezza delle regole, procedure semplificate e incentivi volumetrici per riattivare gli investimenti nella città esistente, a partire dai 9mila ettari di aree periferiche in cui i programmi di rigenerazione non sono mai decollati. È questo il messaggio che Roma Capitale rivolge a investitori, sviluppatori e progettisti con la revisione delle Norme tecniche di attuazione del Piano regolatore: una variante che modifica 67 articoli e interviene su sostituzione edilizia, cambi di destinazione d’uso, social housing, crediti edificatori e recupero degli immobili degradati.
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Tra i nodi anche la riduzione del rischio amministrativo, diventato uno dei fattori più sensibili per il mercato immobiliare soprattutto in questi mesi. «Uno dei grandi problemi, dopo la vicenda Milano, era il rischio che norme derogatorie, o comunque non coerenti con il Piano regolatore o con la normativa nazionale, potessero essere impugnate. A Roma abbiamo fatto un lavoro di messa in coerenza tra norma nazionale e Piano regolatore, per evitare interpretazioni, anche giuridiche, che possano esporre i progetti a contestazioni», spiega al Sole 24 Ore Maurizio Veloccia, assessore all’Urbanistica di Roma Capitale. Ecco quindi che, a circa diciotto anni dall’approvazione del Prg, la Giunta Gualtieri ha aggiornato per la prima volta oltre la metà delle norme vigenti, adeguandole all’evoluzione della città e al quadro normativo nazionale e regionale. Obiettivo: rendere più sostenibili e attuabili le operazioni di rigenerazione e riqualificazione attraverso premialità fino al 25% per la sostituzione edilizia diretta e fino al 35% con piano attuativo, un uso più esteso del permesso di costruire convenzionato e un registro trasparente dei crediti edilizi.
Patrimonio storico, periferie e diritto alla casa
Tra i principali contenuti della riforma figurano il rafforzamento della tutela del patrimonio storico, architettonico e ambientale; la rigenerazione della città esistente e delle periferie; le nuove misure per il diritto alla casa e l’housing sociale; la tutela della funzione residenziale e il contrasto all’overtourism; la salvaguardia del sistema ambientale e delle aree agricole; il recupero degli immobili degradati e la semplificazione delle procedure urbanistiche, per rendere più efficace e tempestiva l’attuazione degli interventi.
«Roma dispone di 9mila ettari di aree periferiche nei quali i programmi di rigenerazione non sono mai decollati», spiega Veloccia. La nuova strategia mira ad attivarli attraverso una forte semplificazione burocratica e un utilizzo più esteso del permesso di costruire convenzionato: attuazione diretta per le aree di dimensioni contenute e permessi convenzionati per gli interventi sugli ambiti più grandi, superando la lentezza legata alla formazione dei tradizionali programmi di rigenerazione urbana.
Tra le novità figura l’introduzione di un incentivo urbanistico per la sostituzione edilizia in modalità diretta pari al 20%, elevabile al 25%. «Gli incentivi sono condizionati all’adozione di soluzioni avanzate che innalzino le prestazioni ambientali degli edifici, dall’efficientamento energetico al risparmio idrico, fino alla de-impermeabilizzazione dei suoli», spiega Veloccia. Fuori dalla città storica, la flessibilità sarà maggiore e le premialità saranno utilizzate anche per favorire gli interventi nei tessuti meno pregiati, orientando gli investimenti verso le aree esterne al centro. «Una correzione rispetto agli effetti prodotti in passato dalle premialità previste dalla normativa regionale, che avevano concentrato molte trasformazioni nelle zone centrali, generando in alcuni casi contestazioni».
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