Editoria

Rosina: più investimenti per far fronte alla denatalità

di Alberto Orioli

3' di lettura

English Version

3' di lettura

English Version

È un errore guardare all’Italia solo come al Paese dove la vita si allunga e dove gli anziani o gli ultra anziani aumentano; è ingenuo immaginare l’Italia come il Paese dell’eterna giovinezza. È ingenuo e profondamente sbagliato. Perché il nostro è in realtà il Paese dove non ci sono più i giovani. È questa la reale fotografia demografica dell’Italia, un luogo dove si allunga il periodo finale della vita, spesso caratterizzato dall’impossibilità di restare autosufficienti e autonomi e dove non si fanno più figli. Dove ormai il numero dei nuovi nati è sceso drammaticamente sotto quota 400mila e con la conseguenza di una perdita netta, progressiva e costante di abitanti. Un declino cominciato nel 2014 e mai finito.

Lo ricorda con la consueta lucidità e competenza Alessandro Rosina nel suo La scomparsa dei giovani. Le 10 mappe che spiegano il declino demografico dell’Italia.

Loading...

Degiovanimento è la parola chiave. Significa che si è interrotto il normale turnover tra le classi di età e che l’Italia sta perdendo le nuove generazioni e con esse la spinta alla crescita, al rischio, alla fiducia nel futuro, alla voglia di scommettere come singoli e come popolo.

Interessante la contrapposizione che fa Rosina tra l’Italia del Boom e quella di oggi. Allora al record di nuovi nati si accoppiava un Paese che cresceva e cominciava a creare le infrastrutture per la mobilità, che vedeva una appassionata e vasta partecipazione al voto e, al contempo, una sensibile voglia di godere della cultura (cinema e teatri pieni) e del culto (chiese gremite). Un’Italia piena di voglia di reagire e di emozionarsi, con il record di nuove culle e di matrimoni, con le fabbriche in piena espansione.

Oggi l’Italia è un Paese di famiglie sempre meno numerose e di culle vuote (anche di figli di immigrati), di matrimoni ridotti al lumicino, di chiese semivuote, di giovani in fuga all’estero, di aree interne che si spopolano e il territorio ritorna a una antica barbarie. L’Italia è lo Stato dove il welfare sbaglia continuamente bersaglio perché l’assistenza agli anziani costa sempre di più e le risorse non ci sono, né per la sanità né per le pensioni future.

Rosina traccia la fotografia di un Paese che perde anche il gusto della cultura e del divertimento: cinema semideserti e lettori di giornali e libri in decrescita perenne. Un’Italia senza bussola nella rappresentazione delle sue istanze sociali, con uno svuotamento delle missioni associative dei corpi intermedi e delle organizzazioni collettive. Per chiese, partiti e sindacati ormai sembra essere irreversibile la perdita simbolica e funzionale. Non c’è spazio per i giovani e i giovani non sembrano interessati.

Il ragionamento di Rosina diventa più sottile quando entra in gioco il tema della partecipazione politica.

Come dire - è utile sottolinearlo - che l’Italia rinuncia a rappresentare la sua energia vitale, il suo senso di futuro, la sua spinta al miglioramento, all’innovazione e al progresso. Con il rischio di perdere coesione sociale e senso di un progetto collettivo condiviso.

Naturalmente per Rosina è possibile cambiare rotta a cominciare dal migliorare il rapporto tra formazione e lavoro, gli investimenti in innovazione, le strategie di inclusione nelle articolazioni sociali e istituzionali.

Andiamo verso un Paese di robot e di intelligenza artificiale, preconizza Rosina, ma è chiaro che non sarà mai un robot a far nascere i nuovi bambini che tanto servono per cambiare le cose in questa Italia incanutita e depressa.

Alessandro Rosina, La scomparsa dei giovani. Le 10 mappe che spiegano il declino demografico dell’Italia, Chiare Lettere, pagg. 142, euro 16

Riproduzione riservata ©
Loading...

Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti