Guerra in Europa

Russia-Ucraina, nuove sanzioni Ue a Mosca per la deportazione di bambini ucraini

Tra tensioni sui mediatori, nuove sanzioni europee e scambio di prigionieri, Bruxelles prova a ritagliarsi un ruolo diretto nei futuri colloqui tra Kiev e Mosca

Alcuni bambini ucraini partecipano a una mostra volta a far conoscere loro alcune attrezzature militari nei pressi della città di Svaliava, nella regione della Transcarpazia, in Ucraina, il 9 maggio 2026, mentre è in corso l’invasione russa. Il programma patriottico per i bambini è stato organizzato dai cadetti della Resistenza Nazionale e dai militari della 42ª Brigata Meccanizzata delle Forze Armate ucraine. EPA/IGOR TKACHENKO EPA

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Il Consiglio Ue ha adottato nel pomeriggio di oggi, 11 maggio, misure restrittive nei confronti di 16 individui e sette entità ritenuti responsabili di azioni che minacciano l’integrità e l’indipendenza dell’Ucraina, con particolare riferimento alla deportazione illegale sistematica, al trasferimento forzato, all’indottrinamento e all’educazione militarizzata, di minori ucraini, nonché all’adozione illegale e al trasferimento in Russia e nei territori temporaneamente occupati. Dall’inizio del conflitto, si stima che la Russia abbia trasferito forzatamente quasi 20.500 bambini. Secondo il Consiglio, tali azioni mirano a cancellare l’identità ucraina e violano i diritti fondamentali del bambino.

Tra le entità colpite figurano istituzioni collegate al ministero dell’Istruzione russo, come i centri per l’infanzia panrussi Orlyonok, Vele Scarlatte e Smena, accusati di gestire programmi di rieducazione ideologica e attività a carattere militare per i minori ucraini; oltre che il centro Dosaaf di Sebastopoli, la scuola navale Nakhimov e il club militare-patriottico “Patriot” in Crimea.

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Le sanzioni colpiscono anche anche funzionari e politici provenienti da territori illegalmente occupati dalla Russia e vari responsabili di campi estivi per giovani e di club e organizzazioni militari-patriottiche, ritenuti responsabili della promozione dell’educazione patriottica e militare tra i giovani. I provvedimenti prevedono il congelamento dei beni, il divieto di transito nell’Ue e l’interdizione per i cittadini e le imprese europee di mettere a disposizione fondi o risorse economiche ai soggetti elencati.

Sullo sfondo restano la fragilità del cessate il fuoco annunciato dal Cremlino, i contatti diplomatici portati avanti dagli Stati Uniti e la convinzione, sempre più diffusa in diverse capitali europee, che la guerra non possa essere chiusa senza un coinvolgimento diretto dell’Europa.

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Ad aprire il confronto è stata la proposta avanzata da Vladimir Putin, che ha indicato l’ex cancelliere tedesco Gerhard Schröder come possibile interlocutore europeo nei colloqui con Mosca. Il presidente ha sostenuto che la Russia non si è mai detta chiusa al dialogo con l’Europa. La reazione di Bruxelles, però, è stata immediata.

Arrivando al Consiglio Affari Esteri dell’Ue, l’Alta rappresentante per la politica estera Kaja Kallas ha definito “non molto saggio” concedere alla Russia il diritto di scegliere il negoziatore europeo. E ha ricordato il passato di Schröder come “lobbista di alto profilo” per aziende statali russe, spiegando che è “chiaro” perché Putin lo vorrebbe al tavolo: “Così potrebbe sedere da entrambe le parti”. Il riferimento è agli incarichi ricoperti dall’ex cancelliere tedesco dopo la fine della carriera politica, dalla presidenza del consorzio Nord Stream fino al consiglio di amministrazione di Gazprom, il colosso russo del gas.

Anche il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha respinto apertamente l’ipotesi di una scelta imposta dal Cremlino. “Il negoziatore lo sceglie l’Europa”, ha dichiarato a Bruxelles, insistendo sul fatto che il rappresentante europeo dovrà essere individuato collegialmente dagli Stati membri, dalla Commissione e dal Consiglio europeo. Tajani ha anche tenuto a sottolineare che l’Ue deve necessariamente essere parte del negoziato perché è Bruxelles ad aver imposto le sanzioni contro Mosca e un eventuale alleggerimento o ritiro delle misure restrittive richiederà comunque una decisione europea. Tra le figure considerate autorevoli, il ministro italiano ha citato il presidente del Consiglio europeo Antonio Costa, definendolo “un nome di prestigio”.

Nel frattempo, il dibattito si è acceso anche in Germania. Secondo Der Spiegel, all’interno della coalizione di governo si starebbe discutendo la possibilità che il presidente federale Frank-Walter Steinmeier possa svolgere un ruolo di mediazione in eventuali negoziati tra Ue e Russia. Il settimanale tedesco riferisce che Berlino guarda con forte diffidenza a Schröder e che un tandem Schröder-Steinmeier “potrebbe essere un’opzione interessante”. Nelle discussioni sarebbe emerso anche il nome dell’ex cancelliera Angela Merkel. Der Spiegel osserva che sia Merkel sia Steinmeier continuano a essere criticati in Ucraina per la loro precedente politica verso Mosca, ma ricorda anche che Merkel sarebbe stata una delle poche leader occidentali realmente rispettate da Putin. Per il settimanale, il solo fatto che il governo tedesco stia discutendo di possibili mediatori dimostra quanto sia aumentata la pressione politica per trovare rapidamente una via negoziale.

Kallas ha confermato che il tema sarà affrontato formalmente durante il vertice informale Gymnich dei ministri degli Esteri europei, previsto il 27 e 28 maggio. Prima di avviare un dialogo con Mosca, ha spiegato, l’Europa deve chiarire internamente quali siano gli obiettivi e i temi da affrontare nel confronto con la Russia.

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Sul piano militare e diplomatico, Bruxelles guarda con crescente scetticismo anche al cessate il fuoco annunciato dal Cremlino in occasione delle celebrazioni russe del Giorno della Vittoria. Kallas lo ha definito “un atto cinico”, sostenendo che Mosca abbia voluto soprattutto mettere al sicuro la parata del 9 maggio continuando però a colpire obiettivi civili ucraini. Secondo la responsabile della diplomazia europea, Kiev avrebbe rispettato la tregua “senza condizioni”, come già avvenuto in precedenza.

Le autorità ucraine sostengono che durante il cessate il fuoco droni, artiglieria e bombe russe abbiano colpito le regioni di Kharkiv e Kherson, provocando almeno due morti e sette feriti, tra cui un ragazzo di 14 anni. Il ministero della Difesa russo ha invece dichiarato che l’esercito avrebbe “rigorosamente rispettato” la tregua e ha accusato l’Ucraina di averla violata ripetutamente.

Il cessate il fuoco temporaneo era stato annunciato l’8 maggio dal presidente degli Stati Uniti Donald Trump e sarebbe dovuto durare dal 9 all’11 maggio, in coincidenza con le celebrazioni russe della vittoria nella Seconda guerra mondiale.

Volodymyr Zelensky ha riferito che l’Ucraina continua ad avere “contatti quasi quotidiani” con gli Stati Uniti. Secondo il presidente ucraino, il segretario del Consiglio di sicurezza e difesa nazionale ucraino Rustem Umerov ha recentemente incontrato gli emissari americani Steve Witkoff e Jared Kushner. Nei colloqui sarebbero stati discussi anche possibili formati per futuri incontri tra leader destinati a porre fine alla guerra.

Washington è inoltre coinvolta nella mediazione per un grande scambio di prigionieri tra Russia e Ucraina. Kiev ha confermato di aver consegnato a Mosca una lista di mille nomi nell’ambito di un possibile scambio “mille per mille”. Il coordinamento ucraino per i prigionieri di guerra ha spiegato che gli elenchi sono stati compilati seguendo il criterio della durata della detenzione, dando priorità ai prigionieri incarcerati fin dall’inizio dell’invasione su larga scala. Zelensky ha dichiarato che gli Stati Uniti hanno assunto un ruolo di mediazione “al livello appropriato” e che Kiev si aspetta un coinvolgimento attivo americano per garantire la realizzazione dell’accordo.

Sul terreno, Kiev sostiene di aver consolidato la propria posizione. Arrivando al Consiglio Affari Esteri, il ministro degli Esteri ucraino Andrii Sibiha ha dichiarato che l’Ucraina avrebbe “stabilizzato il fronte” e sarebbe ormai in grado di “chiudere completamente il proprio spazio aereo”. Secondo Sibiha, le difese ucraine riescono ad abbattere fino al 90% dei droni e degli altri obiettivi volanti lanciati dalla Russia. Il ministro ha parlato anche di operazioni speciali a lungo raggio “molto efficaci” contro obiettivi russi.

Sibiha ha inoltre rilanciato l’idea di un ruolo europeo più forte nei negoziati. Kiev, ha spiegato, considera necessario mantenere la leadership americana nel processo di pace, ma ritiene che l’Europa possa sviluppare un “ruolo complementare”, non alternativo, rispetto agli Usa.

Da Helsinki arrivano intanto valutazioni sempre più ottimistiche sulla posizione ucraina. La ministra degli Esteri finlandese Elina Valtonen sostiene che negli ultimi mesi Kiev abbia dimostrato di avere “le carte migliori”. Secondo Valtonen, l’Ucraina non solo è riuscita a mantenere il fronte e a riconquistare parte dei territori occupati illegalmente dalla Russia, ma ha rafforzato anche la propria posizione politica internazionale. La ministra finlandese ha ricordato gli accordi stretti da Kiev con alcuni Paesi del Golfo, interessati alle competenze ucraine nella difesa aerea e nella guerra dei droni. “Le capacità degli ucraini sono molto apprezzate in tutto il mondo”, ha detto.

Valtonen pensa inoltre che l’economia russa stia attraversando una fase molto più difficile rispetto al passato. A suo giudizio, il temporaneo aumento dei prezzi di petrolio e gas legato alla guerra con l’Iran avrebbe dato soltanto un breve sollievo a Mosca. La ministra finlandese ha sottolineato anche il crescente malcontento interno in Russia, ricordando che la guerra doveva durare “due settimane” e che invece il conflitto è ormai entrato nel quinto anno.

Anche il presidente finlandese Alexander Stubb ritiene improbabile una vera pace entro il 2026. In un’intervista al Corriere della Sera ha delineato tre possibili scenari: prosecuzione della guerra, tregua seguita da un accordo oppure collasso di una delle due parti, “probabilmente la Russia”. Secondo Stubb, se la politica americana verso Ucraina e Russia non coincide con gli interessi europei, allora l’Europa deve prepararsi a parlare direttamente con Mosca.

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