Compagnie aeree

Ryanair chiude l’anno fiscale con utili record in crescita del 40%

Il traffico +4% a 208,4 milioni di passeggeri. Nessuna guidance per le incertezze del costo del carburante. Previste tariffe stabili per l’estate

di Mara Monti

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Risultato record per Ryanair, che ha chiuso l’anno fiscale 2026 con un utile netto di 2,26 miliardi di euro, al netto delle componenti straordinarie, in crescita del 40% rispetto agli 1,61 miliardi registrati nell’esercizio precedente. Tuttavia, nel quarto trimestre la compagnia ha accusato una perdita netta di 396 milioni di euro, peggio di quanto atteso dagli analisti e superiore alla perdita di 328 milioni nello stesso periodo dello scorso anno pari a circa il 20,7 per cento.

Nonostante i risultati positivi, per l’anno in corso la compagnia non ha fornito una guidance finanziaria, citando le incertezze legate all’aumento dei costi del carburante. La low cost irlandese ha infatti spiegato che i costi unitari per l’esercizio 2027 sono destinati a crescere, mentre il 20% del fabbisogno di carburante non coperto da hedging ha registrato un forte incremento dei prezzi.

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Ryanair ha comunque coperto l’80% del proprio fabbisogno di carburante a 67 dollari al barile fino ad aprile 2027, elemento che , secondo quanto precisato dalla società, contribuirà a proteggere la redditività e a garantire un vantaggio competitivo rispetto agli altri vettori. La comoagnia non teme la mancanza di carburante per aerei in quanto l’Europa rimane relativamente ben rifornita con volumi significativi provenienti dall’Africa occidentale, dalle Americhe e dalla Norvegia.

Quello che pesa è il costo del jet fuel che secondo il direttore finanziario Neil Sorahan peserà sulla bolletta carburante per «qualche centinaio di milioni» di euro, senza fornire ulteriori dettagli.

In Borsa a Dublino il titolo dopo un’apertura debole ha recuperato guadagnando il 5,9 per cento.

Le tariffe aeree, aumentate del 10% nell’esercizio appena concluso, dovrebbero stabilizzarsi nel primo trimestre e restare «sostanzialmente stabili» anche nel secondo. «Il risultato finale dipenderà totalmente dalle prenotazioni e dalle tariffe del picco del secondo trimestre», ha precisato la compagnia.

Tornando ai risultati 2026, il traffico passeggeri è cresciuto del 4%, raggiungendo quota 208,4 milioni, nonostante i ritardi nella consegna di 29 velivoli B-8200. Per l’anno in corso sono previsti 216 milioni di passeggeri con una flotta di 647 aerei inclusi i 210 Boeing 737 Gamechangers. La compagnia si aspetta che il Boeing 737-10 sia certificato entro il 2026 e che i primi 15 aerei vengano consegnati entro la primavera 2027. Resta immutato il target di 300 milioni di passeggeri entro 2034.

Il fatturato del gruppo è aumentato dell’11%, attestandosi a 15,54 miliardi di euro. L’Italia è il primo mercato con 3,4 miliardi di euro di fatturato in crescita dai 2,9 miliardi dell’anno precedente davanti alla Spagna, Regno Unito e Irlanda.

I ricavi da traffico sono saliti del 14% a 10,56 miliardi di euro, sostenuti dall’aumento del traffico del 4% e da tariffe superiori del 10%, che hanno compensato il calo tariffario del 7% registrato nell’anno precedente. Le ancillary revenues, tra cui bagagli e prenotazione dei posti, sono cresciute del 6% a 4,99 miliardi di euro, pari a circa 24 euro per passeggero.

Il ceo ha ribadito il concetto che se il prezzo del carburante non scenderà, alcune compagnie aeree in Europa falliranno. Secondo l’analista di Bernstein, Alex Irving «l’azienda si sta chiaramente posizionando per investimenti anticiclici e per conquistare quote di mercato, dichiarando esplicitamente di aspettarsi fallimenti da parte dei concorrenti (...) Quando gli aumenti dei costi di produzione a livello di settore colpiscono l’industria, il solido bilancio e gli elevati margini di Ryanair la pongono nella posizione migliore non solo per superare la crisi, ma anche per trarne vantaggio».

Sul fronte finanziario, la compagnia ha in agenda il pagamento di un bond in scadenza da 1,2 miliardi di euro la prossima settimana e fissato il dividendo da 0,195 euro per azione.

È infine in corso la trattativa per il rinnovo del contratto di Michael O’Leary, in scadenza nel 2028, con l’obiettivo di estenderlo fino al 2032. In base alla proposta attualmente in discussione, il manager riceverebbe un’opzione per acquistare 10 milioni di azioni emesse al prezzo di mercato, prima del recente calo legato alla guerra con l’Iran. Come previsto dall’attuale contratto, tali opzioni saranno esercitabili «solo al raggiungimento di obiettivi molto ambiziosi di utile netto o di crescita del prezzo delle azioni», si legge nella nota.

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