Parità retributiva

Salari, la trasparenza parte dall’assunzione

In arrivo l’obbligo di indicare negli annunci lo stipendio iniziale. Sarà vietato chiedere ai candidati quanto guadagnavano nel posto precedente. L’Italia e la Slovacchia sono i primi due Paesi a recepire le nuove norme. Francia, Germania e Spagna ancora indietro

di Valentina Melis

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I candidati che partecipano a una selezione per un posto di lavoro avranno il diritto di conoscere la retribuzione iniziale o la fascia salariale nella quale rientra la posizione. Questo dato dovrà essere fornito negli annunci e nei bandi con i quali sono comunicate le opportunità di lavoro. Inoltre, sarà vietato chiedere al candidato o alla candidata quanto guadagnava nel precedente impiego. Sono le prime due novità attese al debutto con l’entrata in vigore, a giugno, del decreto di recepimento della direttiva Ue 2023/970 sulla trasparenza salariale. La direttiva ha per obiettivo quello di rafforzare l’applicazione della parità retributiva tra uomini e donne, per uno stesso lavoro o per un lavoro «di pari valore», proprio attraverso la trasparenza salariale.

L’Italia è il primo grande Paese europeo a tagliare il traguardo del recepimento (finora lo ha fatto solo la Slovacchia): la bozza di decreto legislativo di attuazione è stata approvata in via definitiva dal Consiglio dei ministri il 30 aprile. Quasi tutti i grandi Paesi europei sono ancora alla fase di elaborazione delle norme attuative (si veda la mappa in pagina con i dati di Ius Laboris).

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IL RECEPIMENTO DELLA DIRETTIVA SULLA TRASPARENZA SALARIALE NELLA UE A 27

A che punto si trova ciascun Paese. Dati aggiornati al 19 maggio 2026

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L’impatto sulle selezioni

Le agenzie per il lavoro, che curano sia le ricerche di personale per le aziende, sia la somministrazione di lavoratori, si preparano al debutto delle nuove regole, e alcune hanno già cominciato ad allineare gli annunci ai nuovi requisiti. «L’80% dei nostri annunci di lavoro - spiega Sirra Arnoldi, Legal & corporate affairs director di Randstad Italia - riporta già la retribuzione da offrire ai candidati o il range salariale. È importante per le aziende indicare non solo la retribuzione lorda annua ma l’intero pacchetto salariale, composto anche da remunerazioni variabili, benefit e così via».

Anche in Adecco il percorso di adeguamento alla direttiva è già cominciato, come spiega Claudio Soldà, Vice president Public affairs e Csr di The Adecco Group Italy. «Finora il 10% dei nostri annunci contiene l’indicazione della retribuzione», spiega. «Il motivo di una percentuale così bassa - aggiunge - è che quando cerchiamo una figura professionale in un territorio, per proporla alle aziende, pubblichiamo un annuncio che non può ancora contenere una indicazione precisa della retribuzione. Inoltre, se è un’azienda a chiederci di reclutare un lavoratore, non sempre ci fornisce una indicazione economica specifica. Da ora in poi, però, sarà obbligatorio».

Il divieto di chiedere ai candidati la retribuzione precedente, secondo gli operatori del settore, servirà a non perpetuare eventuali condizioni di svantaggio, soprattutto per le lavoratrici. «Essendo spesso costrette a un lavoro discontinuo - spiega ancora Claudio Soldà di Adecco- le candidate donne talvolta devono fare riferimento a stipendi percepiti anni prima, e così, se la nuova retribuzione viene allineata a quella, restano penalizzate. Rischiano, cioé, che a loro non sia proposto lo stipendio che l’azienda avrebbe offerto a un candidato di sesso maschile con un percorso professionale continuativo alle spalle».

Per Francesco Baroni, presidente di Assolavoro, l’associazione nazionale di categoria delle agenzie per il lavoro, «i principi ispiratori della direttiva 2023/970 sono condivisibili, e occorre evitare che sul piano operativo ne derivino inutili appesantimenti burocratici, puntando su semplificazione e sostanzialità».

Nella piattaforma Job4Good, portale per il lavoro nel Terzo settore, il 27,5% degli annunci contiene informazioni sulla retribuzione.

Trasparenza per chi lavora

L’altra novità immediatamente applicabile portata in dote dalle nuove norme, sarà la possibilità per i lavoratori dipendenti di chiedere al datore e di ricevere per iscritto entro due mesi le informazioni sui livelli retributivi medi, ripartiti per sesso, delle categorie di lavoratori che svolgono lo stesso lavoro (mansioni identiche) o un lavoro di pari valore (mansioni comparabili). «Si tratta di un dato rilevante - spiega Vincenzo Di Marco, vicepresidente di Aidp Lombardia (Associazione italiana direttori del personale) - perché se la fascia salariale comunicata al lavoratore va da un minimo a un massimo, il dipendente può capire immediatamente se il suo livello retributivo è in linea con quello dei colleghi, o si colloca nella parte più bassa. Le aziende dovranno quindi motivare le differenze».

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