Salgono le stime sull’inflazione, la stangata tocca anche i mutui
L’Euribor 3 mesi è salito dal 2,01% di fine febbraio al 2,18%, mentre l’Irs a 20 anni è passato dal 3% al 3,34%
di Vito Lops
3' di lettura
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L’attacco degli Stati Uniti in Iran e la conseguente chiusura dello Stretto di Hormuz stanno già producendo effetti concreti non soltanto sui mercati finanziari globali ma anche sulle tasche delle famiglie.
Scontando aspettative di inflazione più alta, negli Usa il tasso medio dei mutui trentennali ha superato nuovamente la soglia psicologica del 7%, livello che storicamente tende a frenare il mercato immobiliare.
Il movimento non riguarda soltanto l’America. Anche in Europa la tensione sui bond si sta trasmettendo direttamente al costo dei mutui attraverso il rialzo degli Eurirs, i parametri utilizzati per determinare i tassi fissi, e degli Euribor, che riflettono le aspettative sui tassi a breve della Bce.
Entrambi questi parametri stanno rialzando la testa.
Il rialzo degli Eurirs e degli Euribor
Più nel dettaglio, l’Euribor 3 mesi è salito dal 2,01% di fine febbraio al 2,18%, mentre l’Irs a 20 anni è passato dal 3% al 3,34%. Questo vuol dire che chi sta pagando un mutuo a tasso variabile si ritroverà dal prossimo mese una rata più alta di 15-20 euro (per un mutuo di 150mila euro a 30 anni), in un trend che potrebbe proseguire se davvero la Bce dovesse allinearsi al movimento di mercato.


