Al Festival dell’Economia

Salvini evoca il voto anticipato, poi frena. Tensioni nella maggioranza

Tra tensioni interne e distinguo tra Lega e alleati, il governo cerca di mantenere la stabilità mentre si avvicina la discussione sulla legge elettorale e le nomine chiave

Il ministro dei Trasporti Matteo Salvini con la giornalista del Sole 24Ore Manuela Perrone al Festival dell’Economia di Trento

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Screzi e distinguo ormai quotidiani e i temi identitari che tornano a riemergere. La maggioranza non smette di fibrillare con il dualismo Lega-Fi che va in scena su sempre più fronti. Fratelli d’Italia per il momento prova a minimizzare e a mantenere il punto ma che il clima stia iniziando a prendere la piega pre-elettorale nella maggioranza, a taccuini chiusi, non viene più negato da nessuno. Tanto più dopo le parole del leader della Lega Matteo Salvini che dal festival dell’Economia di Trento sembra evocare la possibilità di un voto anticipato quando evidenzia: «Si voterà a scadenza naturale a settembre, ma dipende anche dai fattori economici».

La retromarcia

Parole sulle quali frena in serata (“L’obiettivo è arrivare al 2027”, precisa) mentre dalla Lega si specifica che è stato male interpretato. Ma tant’è. Non manca chi, in ambienti della maggioranza, rileva come il leader leghista abbia esplicitato un pensiero che inizia, comunque, a serpeggiare. L’uscita, viene raccontato, avrebbe, ad ogni modo, stupito gli alleati anche se viene escluso un intervento diretto della premier.

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«La legislatura arriverà a scadenza naturale, ne sono assolutamente convinto», ribatte a stretto giro il vicepremier Antonio Tajani. «Il governo deve andare avanti con serietà come ha fatto fino adesso», sottolinea anche il ministro per i Rapporti con il Parlamento, Luca Ciriani. Al di là della sua esegesi si tratta comunque di un’uscita che dà il destro alle opposizioni per andare all’attacco anche dopo le tensioni al Senato sulla mozione sull’energia. Tensioni che permangono nella Lega, irritata anche - seppure da via Bellerio derubrichino la questione - dalla competition a destra messa in campo ogni giorno di più dal generale Vannacci.

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Le reazioni dei partiti

Intanto, rispuntano una serie di bandiere identitarie di ciascun partito. E così Forza Italia ripropone la riapertura del condono del 2003 e la Lega chiede di sanare gli abusi precedenti al 1985. Restano sullo sfondo - ma non troppo - le questioni legate alle future nomine, in particolare alla Consob e alla Rai. Non è escluso un nuovo confronto sul tema al Cdm che si terrà venerdì e nel quale dovrebbero arrivare norme a sostegno degli autotrasportatori. Salvini e Giorgetti - spiegano dal Carroccio - sono in costante contatto per reperire più risorse possibili nonostante le rigidità e i paletti dell’Ue.

«Se continua così, il governo non finisce la legislatura, anche se faranno di tutto per arrivare fino all’ultimo», prevede il leader del M5s, Giuseppe Conte. «Il governo è paralizzato, Salvini evoca elezioni. Ma non andava tutto bene?», ironizza la capogruppo Dem alla Camera, Chiara Braga. «Nella maggioranza ora regna il caos totale», osserva da Avs Angelo Bonelli.

Le manovre nel centrodestra

In questa situazione il centrodestra si attrezza anche a stringere un po’ i tempi sulla riforma della legge elettorale. Alla prossima riunione dei capigruppo - viene riferito da fonti di centrodestra - la maggioranza è intenzionata a chiedere la calendarizzazione del testo in Aula entro la pausa estiva dei lavori. E non manca chi nei pour parler arriva a ipotizzare di chiudere entro l’estate anche al Senato. Restano, comunque, alcuni punti da aggiustare anche se non dovesse esserci un tema di apertura all’opposizione. Tra questi il tetto ai seggi che si possono raggiungere grazie al premio di maggioranza (si potrebbe scendere a 220 a Montecitorio) e il ballottaggio. Un discorso a parte è quello delle preferenze che non vede gli alleati concordi con una contrarietà netta di Forza Italia. Non sono entrate nel testo e Fratelli d’Italia ha già annunciato che proverà a inserirle via emendamento anche a rischio di introdurre un elemento divisivo.

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