Il nodo della centrale acquisti

Sanità in Lombardia, acquisti centralizzati ma i costi aumentano

Il documento di lavoro dei dg mette in rilievo una tendenza su cui la Regione cerca di intervenire

di Sara Monaci

Imagoeconomica

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C’è un dato che comincia a pesare sulla sanità: circa 28 milioni di euro di maggiori costi sui servizi non sanitari, generati - come dimostra un documento regionale interno - da una centralizzazione degli acquisti che, invece di comprimere i prezzi, ha finito per aumentarli. È il rovescio della medaglia di una manovra che, nelle intenzioni, dovrebbe tenere in ordine i conti della sanità lombarda nel 2026.

La fotografia arriva dall’aggiornamento sullo stato di avanzamento dei lavori presentato ai direttori generali delle aziende del Servizio Sanitario Regionale e datato 30 aprile 2026. Un documento di lavoro, una proiezione per l’anno in corso, non un bilancio: serve a misurare quanto manca agli obiettivi. Qui si mettono in luce i risultati ma anche le criticità ancora aperte.

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Cresce la voce per il personale, il più importante, con un incremento che vale 390 milioni rispetto al 2025, che però la Regione definisce sostenibile e necessario. Rimane però centrale allora rivedere acquisti, servizi, rapporti con i privati. È appunto sul capitolo acquisti che il documento mostra il volto più ambivalente.

Da un lato i risultati esibiti sono concreti, soprattutto sulla robotica chirurgica: la negoziazione diretta della Direzione generale Welfare con il fornitore ha prodotto una riduzione del 44% sui materiali di consumo rispetto alle vecchie condizioni della gara di Aria del 2022, per un risparmio stimato nel 2026 di 10,5 milioni di euro; la rinegoziazione delle attrezzature (−10%) aggiunge altri 2 milioni. Sempre sulla robotica, il confronto tra i vecchi prezzi Aria 2022 e quelli della gara Consip 2025 indica una riduzione del 35,9%, con condizioni spuntate al di sotto degli stessi parametri Consip. Sui dispositivi medici il lavoro è in corso attraverso l’analisi del database regionale. Si aggiunge un risparmio di circa 31,4 milioni atteso dalle negoziazioni aziendali e dalle gare aggregate, con una riduzione fino al 2% sugli acquisti autonomi.

Dall’altro lato però, sui servizi non sanitari la stessa logica di centralizzazione produce l’effetto opposto. Il documento elenca senza giri di parole gli aumenti: lavanolo (lavaggio a noleggio) +35%, pulizie +22%, gas medicali +42%. Aumenti per circa 28 milioni complessivi. La centrale unica regionale, pensata per fare massa critica e spuntare prezzi migliori, viene qui descritta anche come un fattore di rigidità: meno fornitori, meno concorrenza, prezzi che non scendono.

La centralizzazione degli acquisti viene di norma presentata come una garanzia di efficienza; il documento regionale, invece, ammette che può produrre l’esito contrario quando manca un meccanismo automatico di rinegoziazione dei prezzi. Non a caso tra le azioni previste compaiono l’avvio di un «percorso di confronto» con la centrale regionale Aria sulle convenzioni in essere, l’inserimento di automatismi di ricontrattazione nei contratti e, in prospettiva 2027, un rafforzamento delle aggregazioni d’acquisto aziendali: un modo prudente per dire che qualcosa, in quel modello, va corretto.

Il terzo fronte del documento riguarda gli erogatori privati accreditati. Qui la Regione introduce tetti di budget rivisti e soprattutto un inasprimento delle regressioni tariffarie: il meccanismo per cui, superata una certa soglia di prestazioni erogate — fissata intorno al 97% — la tariffa riconosciuta si riduce progressivamente, con percentuali differenziate per area. È una delle leve più efficaci per contenere la spesa, ma anche una delle più delicate, perché sposta il rischio economico sulle strutture. Il risparmio atteso da questo riassetto è quantificato in circa 21 milioni.

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