Spazio

Satelliti, l’uso duale smaschera le bugie di guerra

Le agenzie iraniane hanno diffuso immagini di satelliti cinesi, rivelando i danni subiti dagli Usa

di Leopoldo Benacchio

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Al cielo non la si fa, anche questo è parte del risultato della guerra fra Usa e Iran, e c’è parecchio da imparare. Che si menta un po’ in queste situazioni, come fanno i pescatori che, se prendono un pesce di 10 centimetri, lo raccontano come uno squaletto da mezzo metro, lo si sa dai tempi delle guerre fra gli Assiri e i Babilonesi. Oggi però, grazie alle tecnologie satellitari, la verità viene a galla.

L’inchiesta del Washington Post

È la lezione che viene da un’inchiesta a più mani del Washington Post, per verificare la veridicità delle dichiarazioni americane sui danni provocati dai bombardanti dell’Iran alle infrastrutture delle basi statunitensi in vari Paesi del Golfo.

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Secondo i risultati della convincente analisi, sono state fortemente danneggiate o distrutte ben 228 strutture militari Usa in Medio Oriente: hangar, caserme, depositi di carburante, aerei, radar, comunicazioni e difesa aerea. Soprattutto la quantità e qualità dei danni inferti dall’Iran è parecchio maggiore a quanto riconosciuto pubblicamente dal governo statunitense.

Non è servita poi a molto la richiesta del governo Usa di non mettere in circolazione immagini satellitari delle zone del conflitto, allargato praticamente a tutto il Medio Oriente, dagli Emirati Arabi Uniti fino a Israele. I maggiori fornitori commerciali si sono attenuti alla richiesta del loro principale cliente, ma le Agenzie iraniane, di concerto con la Cina, che vanta un buon numero di satelliti anche militari di geo osservazione, hanno continuato a diffondere le loro immagini, con lo scopo ovvio di dimostrare che la realtà giocava a favore della loro azione bellica.

Le fonti delle immagini

Chi ha fatto l’inchiesta ha usato per confronto anche immagini delle stesse zone provenienti dal sistema di satelliti della UE, Copernicus, e con le poche immagini ad alta risoluzione disponibili da provider privati. Alla fine, ne sono rimaste solo cento comprovate.

Ad esempio, presso la base aerea di Ali al-Salem in Kuwait sono stati danneggiati nove serbatoi di carburante. I media statali iraniani hanno diffuso immagini con annotazioni, e il Washington Post ha utilizzato immagini del provider Planet per confermare il danno.

In definitiva 228 strutture danneggiate, come detto sopra, in 15 siti militari di quella regione. Interessante l’idea che, l’esercito più importante e imponente del nostro pianeta, abbia sottovalutato la moderna guerra con i droni, specialità iraniana.

Dopo l’esempio dell’altra guerra purtroppo in atto, in Ucraina, anche qui si vede come il dominio spazio sia fondamentale non solo per la sorveglianza di quello terrestre, ma anche per dirigere le operazioni terrestri e confermarle.

La disparità dei mezzi

Altro aspetto interessante, però, è che la disparità di mezzi nello spazio fra Usa e Iran è davvero notevolissima, eppure basta il livello minimo iraniano per gestire con profitto le operazioni, come la inchiesta del Post ha dimostrato.

I satelliti americani sono usati soprattutto per la sorveglianza e l’allerta, per osservare i movimenti di truppe o mezzi e soprattutto per seguire in tempo reale i lanci di missili iraniani, individuandone il punto di lancio la traiettoria e il tipo

Il complesso di mezzi a disposizione degli americani: dati da satellite, radar a terra, osservazione dalle grandi navi militari, e la loro integrazione permettono il controllo dell’intero scenario del conflitto.

La divisione spazio dell’esercito americano, lo U.S. Space Comand, è stato impiegato all’inizio per colpire le reti e comunicazioni iraniane che utilizzano anche lo spazio.

Un ruolo notevolissimo quindi oggi quello dello spazio per gli americani, specie se confrontato alle scarse disponibilità iraniane.

L’Iran disporrebbe oggi di una trentina di satelliti, oltre a quelli in preparazione, ma con prestazioni inferiori, per questo si appoggia a dati commerciali e al supporto di Cina, soprattutto, ma anche Russia.

Teheran avrebbe utilizzato infatti semplicemente immagini cinesi commerciali, acquistate sul mercato e fornite da un satellite di osservazione terrestre nato per usi civili, qui però impiegato per pianificare attacchi sulle basi americane nella regione. Un caso che dimostra in modo perfetto l’utilizzo duale, civile-militare, possibile anche con satelliti nati per tutt’altro scopo: dall’agricoltura di precisione alla sorveglianza dell’ambiente.

Ma la conclusione è importante: qualunque satellite, anche il più apparentemente inoffensivo, può diventare un obiettivo militare in situazioni di conflitto. Il confine fra civile e militare è oggi sempre più sfumato. Da aggiungere infine che le capacità dell’AI nel modificare le immagini, anche commerciali, a scopo di disinformazione è pure una nuova arma piuttosto efficace.

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