Scompenso cardiaco acuto, ecco come caldo e freddo estremi aumentano il rischio
Dall’analisi sulla Svezia al monito ai sistemi sanitari: dare risposte tempestive alle conseguenze degli stress ambientali sempre più estremi e frequenti
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C’erano una volta le nazioni a clima temperato, come l’Italia. Ma basta mettere piede fuori casa per avere la sensazione netta che qualcosa sia cambiato: estati sempre più calde e segnate da ondate di calore, senza peraltro rinunciare ai rigori dell’inverno. È come se il luogo comune delle “mezze stagioni che non esistono più” si stesse drammaticamente trasformando in realtà.
Chiedilo al Sole
Il nostro organismo possiede una notevole capacità di adattarsi alle variazioni di temperatura e, in particolare, può acclimatarsi al caldo nell’arco di giorni o settimane. Ma il cambiamento climatico sta viaggiando su una scala temporale molto più rapida rispetto ai tempi con i quali società, infrastrutture e sistemi sanitari possono adattarsi a un nuovo scenario ambientale. E gli estremi di temperatura non sono soltanto una questione di comfort: possono diventare un vero e proprio stress per l’organismo, soprattutto per le persone più fragili e anziane.
Una realtà climatica che cambia così rapidamente non può non avere conseguenze sulla salute. E qualcuno ha cominciato a registrarle, in maniera rigorosamente scientifica e riservare a questo tema il giusto spazio nel dibattito scientifico.
Lo studio
Uno studio sulla popolazione svedese, in pubblicazione sulla rivista JACC e presentato in contemporanea al congresso della Società Europea di Cardiologia (Esc) in corso a Monaco di Baviera, dimostra che le temperature estreme possono aumentare i ricoveri per insufficienza cardiaca acuta perché questi stress ambientali (basta un’esposizione di breve durata a periodi di freddo intenso o a temperature ambientali elevate) determinano un peggioramento acuto di questa patologia.
E l’aumento dei ricoveri osservato in Svezia dimostra appunto come gli estremi termici possano contribuire a un improvviso peggioramento dello scompenso. Ma suggerisce anche che i sistemi sanitari debbano attrezzarsi per dare risposte tempestive alle conseguenze degli stress ambientali, sempre più estremi e frequenti.







