Sconfinamenti, droni, depositi di armi nel mirino: la prima estate Ue di guerra ibrida
Sabotaggi a catena, droni esplosivi contro aeroporti civili, allarmi per intrusioni aeree spericolate (23 solo in Romania) e indagini su depositi clandestini: una sequenza di eventi capace di innescare esercitazioni della Nato nel Baltico e un accordo congiunto tra Svezia e Finlandia per pattugliare i confini. Il viaggio di Ratcliffe al Cremlino, velato di mistero, contribuisce a tenere alta la tensione in Europa
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I punti chiave
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Quand’è che un atto ostile diventa in tutto e per tutto un attacco militare? Alla fine di un’estate carica di tensioni - costellata di casi sospetti e provocazioni che la maggior parte delle agenzie di intelligence europee attribuisce senza esitazione alla Russia -, sembrano queste le domande che rimbalzano dai governi dell’Unione fino a Bruxelles, tra i corridoi della Commissione e il quartier generale della Nato: Mosca ha deciso di innalzare ulteriormente il livello di scontro con l’Europa? E fino a che punto è disposta ad arrivare? Nelle ultime settimane, l’Europa è stata attraversata da sabotaggi a catena e droni esplosivi scagliati contro aeroporti civili, allarmi per sconfinamenti sempre più spericolati e indagini su depositi clandestini di armamenti: una sequenza incalzante di eventi, capace di innescare risposte su vasta scala come esercitazioni della Nato nel Baltico decise all’ultimo momento, l’improvvisa visita del direttore della Cia, John Ratcliffe, a Mosca, e un importante accordo militare tra Svezia e Finlandia per pattugliare insieme migliaia di chilometri sulla frontiera più lunga tra Unione europea e Russia. Ognuno di questi elementi compone una somma superiore ai suoi fattori, ma la portata del quadro completo rischia di venire sottovalutata. Per questo, diventa necessario ripercorrere passo dopo passo gli eventi di un’estate molto pericolosa per l’Europa, e non solo a causa delle ondate di calore.
Chiedilo al Sole
Droni fuori controllo
L’Italia sembra restare defilata, ma in realtà occupa un ruolo importante in questa catena di eventi fin dall’inizio: tra il 24 e il 26 luglio, la Romania abbatte tre droni in tre giorni, almeno uno dei quali con la collaborazione di Eurofighter italiani. Già alla fine di maggio un drone russo impiegato in un attacco contro l’Ucraina aveva colpito il territorio romeno, abbattendosi su un appartamento della città di Galati, senza provocare vittime solo per un puro caso. Bucarest espelle un diplomatico russo e, successivamente, rivela che nei primi otto mesi del 2026 i droni russi hanno violato il suo spazio aereo per ben 23 volte. Pochi giorni dopo «un oggetto non identificato» proveniente dalla Russia si schianta in Polonia, poco distante da Lublino, provocando una forte esplosione. Nello stesso periodo, a migliaia di chilometri di distanza, la Finlandia adotta una serie di misure restrittive temporanee per proteggere i suoi spazi aerei e marittimi vicini al confine russo da altre violazioni. L’estate precedente, a partire dal settembre 2025, i cieli di vari Paesi nordeuropei erano stati attraversati da droni misteriosi di cui sembrava impossibile stabilire l’origine, ma tra il luglio e l’agosto del 2026 la minaccia ha cominciato ad assumere un assetto ancora più concreto e pericoloso. Non tutti gli sconfinamenti più recenti sono opera di droni russi, ma – come abbiamo raccontato in una puntata del nostro podcast Nome in Codice – in alcuni casi si tratta di droni ucraini deviati per errore o, si sospetta, controllati dalla Russia in un’operazione a metà tra guerra elettronica e guerra psicologica, ideata per colpire le opinioni pubbliche europee. Intanto, però, si verificano episodi ancora più inquietanti.
Escalation negli aeroporti
L’aeroporto di Lipsia-Halle non è solo uno snodo logistico di primaria importanza per tutta l’Europa: è anche uno scalo fondamentale per l’invio di aiuti militari all’Ucraina. Nella notte del 4 agosto un drone carico di esplosivo viene ritrovato vicino all’ala di un velivolo Antonov destinato proprio a Kyiv; secondo quanto riportano i media tedeschi, l’esplosione viene scongiurata solo per lo spirito d’osservazione di un addetto dell’aeroporto, che dirama subito l’allarme, ma poche ore dopo un secondo aereo in atterraggio a Lipsia sbatte contro un secondo drone ed è costretto a ripiegare su Hannover. Un drone carico di esplosivo contro un aeroporto civile europeo costituisce senza dubbio un salto di qualità rispetto alle minacce precedenti, ma l’aeroporto di Lipsia era già stato preso di mira nel 2023 da un gruppo di piccoli criminali reclutati dai servizi segreti russi per inviare pacchi-bomba contro obiettivi vicini all’Ucraina, come abbiamo raccontato nell’episodio di Nome in Codice sui cosiddetti «Bad Actors». Poche settimane dopo, gli investigatori tedeschi rendono noto il ritrovamento di un terzo drone – anche questo carico di esplosivo – e di un’antenna abbandonata vicino a un albero nei paraggi, probabilmente impiegata per dirigere i velivoli. Il cancelliere Friedrich Merz dichiara che presto la Germania nominerà direttamente la potenza straniera responsabile dell’operazione, ma intanto un’altra indagine porta direttamente alla Russia: due settimane dopo l’incidente di Lipsia, le autorità tedesche confermano di aver trovato un arsenale nascosto in una foresta nei pressi di Berlino, che avrebbe dovuto essere impiegato – secondo quanto riportano Der Spiegel e Suddeutsche Zeitung – per mettere a segno omicidi politici in Germania. Tra le vittime designate, Stefan Thumann, a capo del produttore di droni Donaustahl. L’idea di colpire l’industria bellica europea sembra consolidarsi, perché ad agosto scatta una catena di incendi e sabotaggi.
Industrie nel mirino
All’inizio di agosto, in Bulgaria, l’incendio di un camion innesca esplosioni a catena nello stabilimento di EMCO, un’azienda privata che produce – tra le altre cose – proiettili da artiglieria destinati all’Ucraina. Il giorno di Ferragosto un incendio doloso colpisce la Milrem Robotics di Tallinn, una società estone specializzata in sistemi di combattimento destinati all’Ucraina. Pochi giorni dopo le autorità lettoni arrestano tre uomini in fuga, ritenuti agenti reclutati dalla Russia via Telegram per mettere a segno il sabotaggio. In mezzo a questi due incidenti ritorna l’Italia, perché il 13 agosto – tre giorni dopo l’incidente bulgaro e due giorni prima di quello in Estonia – un’immensa esplosione scuote la fabbrica di munizioni KNDS di Colleferro, nel Lazio. L’azienda fornisce munizioni di medio e grosso calibro all’Ucraina. Anche se il ministro della Difesa Guido Crosetto dichiara che al momento non esistono elementi per sostenere l’ipotesi del sabotaggio, la storia dell’esplosione viene ripresa da media di tutto il mondo tra molti interrogativi. Tra droni, sabotaggi e presunti «bad actors», si diffondono timori di una possibile escalation russa contro qualche Paese della Nato: secondo quanto riporta il Wall Street Journal già a maggio, i direttori di varie agenzie di intelligence non temono tanto un attacco su larga scala, quanto una serie di operazioni coperte, provocazioni capaci di mantenersi appena sotto la soglia dell’attacco a viso aperto per mettere alla prova l’articolo 5 della Nato e verificare se l’Alleanza atlantica rischierebbe davvero una guerra contro la Russia solo per proteggere una piccola porzione del suo territorio. È in questo clima che il 18 agosto la Nato fa scattare un’esercitazione intorno a Kaliningrad, l’exclave russa in territorio polacco affacciata proprio sul Mar Baltico.
Nato: Missione Kaliningrad
La Nato dispiega improvvisamente tra i 25 e i 50 jet alleati, diversi sistemi aerei di sorveglianza AWACS e una sofisticata piattaforma per la guerra elettronica US EA-37B Compass Call intorno all’exclave russa. Le esercitazioni si concentrano intorno al cosiddetto Varco di Suwalki, un collo di bottiglia di importanza strategica critica tra la Polonia e la Lituania, che si trova tra la Bielorussia e Kaliningrad e – in caso di attacco russo – potrebbe potenzialmente tagliare fuori le repubbliche baltiche dai rifornimenti. Anche se il comando operativo polacco e i portavoce della Nato sostengono che si tratti di un esercizio di routine, i movimenti insoliti non passano inosservati e molti analisti ritengono che si tratti di una prova di forza per mostrare alla Russia la capacità di deterrenza atlantica in caso di attacco. La Russia, a sua volta, lancia negli stessi giorni una contro-esercitazione che impiega aerei Su-30 ed elicotteri Mi-24 per simulare la risposta a un raid aereo nemico, e allo stesso tempo il Cremlino conduce silenziosamente una mobilitazione del personale militare nell’exclave.

