Scuola senza smartphone, ecco le leggi nei Paesi europei
Dall’Italia all’Austria, passando per Grecia, Spagna e Polonia, cresce il numero dei Paesi che limitano o vietano l’uso dei cellulari nelle scuole
di Silvia Martelli (Il Sole 24 Ore)
ai preferiti su Google
8' di lettura
8' di lettura
Per anni gli smartphone sono stati considerati un elemento inevitabile della quotidianità scolastica. Da un lato strumenti utili per la didattica digitale, dall’altro fonte costante di distrazione, conflitti e preoccupazioni per insegnanti e famiglie. Qualcosa però sta cambiando: in tutta Europa governi e ministeri dell’Istruzione stanno scegliendo di limitare, o addirittura vietare, l’uso dei telefoni cellulari nelle scuole.
Chiedilo al Sole
Non si tratta di iniziative isolate. Dall’Italia all’Austria, dalla Grecia alla Croazia, passando per Spagna, Polonia e altri Paesi dell’Europa centrale e orientale, il tema è diventato una priorità politica. Cambiano le modalità di applicazione e il grado di rigidità delle norme, ma la direzione è comune: ridurre il tempo trascorso davanti allo schermo durante la giornata scolastica e riportare l’attenzione sull’apprendimento e sulle relazioni tra studenti.
La spinta arriva da più fattori. Da una parte cresce il numero di studi che collegano un uso eccessivo dello smartphone a difficoltà di concentrazione, calo del rendimento e peggioramento del benessere psicologico degli adolescenti. Dall’altra aumentano gli episodi di cyberbullismo, registrazioni non autorizzate in classe e diffusione di immagini sui social network. A tutto questo si aggiunge una preoccupazione più ampia, condivisa da molti governi europei: la dipendenza digitale dei più giovani.
Eppure il consenso è tutt’altro che unanime. Se molti insegnanti e genitori vedono nei divieti uno strumento necessario per restituire alla scuola un ambiente più sereno, altri esperti mettono in guardia dal rischio di affrontare un problema complesso con una soluzione troppo semplice. Vietare i telefoni, sostengono, non significa automaticamente educare a un uso consapevole della tecnologia.
L’Italia sceglie la linea dura
Anche l’Italia si inserisce in questa tendenza europea. Negli ultimi due anni il Ministero dell’Istruzione e del Merito ha progressivamente irrigidito le regole fino ad arrivare a un quadro normativo molto più restrittivo rispetto al passato.


