Istruzione

Scuole miste, non elitarie: la ricetta Bankitalia per avere più iscritti all’università

Gli autori suggeriscono che una composizione mista delle scuole – con una presenza equilibrata di famiglie di diversa estrazione – produce più iscrizioni complessive rispetto a un sistema polarizzato

pretty female college student sitting in a classroom full of students during class (shallow DOF; color toned image) lightpoet - stock.adobe.com

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Non basta avere buoni voti per decidere se andare all’università: conta anche chi si ha vicino di banco e - un po’ a sorpresa - chi sono i genitori dei compagni di classe.

Domande di approfondimento generate da 24Ore AI

Lo studio

È il risultato che emerge da uno studio della Banca d’Italia: un aumento di un punto percentuale nella quota di compagni di scuola con almeno un genitore laureato alza la probabilità di iscriversi all’università dello 0,06%. Sommando un aumento di una deviazione standard (17,7 punti), l’effetto sale a un punto percentuale, su una probabilità media di iscrizione del 55%. Per dare una misura di paragone: un incremento del 10% nella quota di compagni con genitore laureato vale, a parità di dimensione del gruppo, quasi un quinto (18%) dell’effetto diretto di avere un padre laureato.

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Il titolo non basta

Il titolo di studio dei genitori dei compagni, però, non basta da solo. Lo studio scompone l’effetto per condizione occupazionale: quando i genitori laureati dei compagni sono disoccupati o svolgono un lavoro manuale, l’impatto positivo scompare statisticamente.

Diventa invece forte e significativo (0,085 contro lo 0,063 del dato aggregato) quando la laurea si accompagna a un impiego da colletto bianco. Specularmente, avere molti compagni con genitori senza diploma riduce la probabilità di iscrizione: -0,069 punti per ogni punto percentuale di esposizione.

Le classi miste

L’effetto non è lineare: cresce fino ai decili intermedi della distribuzione, poi rallenta ai livelli più alti. Tradotto: gli autori suggeriscono che una composizione mista delle scuole – con una presenza equilibrata di famiglie di diversa estrazione – produce più iscrizioni complessive rispetto a un sistema polarizzato. L’effetto peer è inoltre più marcato negli istituti non liceali e tra gli studenti con genitori non laureati, cioè proprio dove la propensione di base a proseguire gli studi è più bassa.

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