Se vuoi andare veloce, corri da solo. Se vuoi andare lontano, vai insieme
4' di lettura
4' di lettura
familyandtrends ha ultimamente utilizzato Hermès come esempio per comprendere i principi della proprietà e per approfondire il legame tra borsa e liquidazione di un ramo familiare; in entrambi i casi si è parlato di H51 la holding creata per difendersi dalla scalata ostile di LVMH: questa può essere utile per approfondire se convenga ad un singolo familiare conferire le proprie azioni nella holding di famiglia.
Nelle prime fasi di nascita dell’impresa di rado le azioni vengono inserite in una struttura societaria e, quando arriva il momento di conferirle nella holding, non è mai facile convincere tutti i familiari soci. La motivazione è comprensibile, possedere un’impresa direttamente è diverso dal possedere una holding che possiede l’impresa, si rinuncia a una parte di “libertà di manovra”. Nelle parole di Nicolas Puech, il principale azionista familiare di Hermès, che rifiutò di conferire la sua quota del 6% in H51: “Vincolare le nostre azioni in una holding priverebbe gli azionisti familiari del loro potere individuale di controllo sulla gestione dell’azienda… la libertà di ciascun azionista è il modo migliore per garantire la nostra unità nel lungo periodo”.
Tenere la partecipazione di controllo in una holding è però un vantaggio per l’azionista famiglia imprenditoriale, intendendosi per famiglia imprenditoriale quell’istituzione fatta di tutti i familiari soci, e lo è, anche, per questi ultimi.
Un primo dato che dovrebbe convincere i familiari che la pensano come Puech è che nel caso si voglia vendere l’impresa, insieme si ottiene un prezzo migliore, per effetto del premio di maggioranza che può variare tra il 20% e il 40%. Per spiegarlo logicamente, si può usare un esempio che fa di solito alla prima lezione Brandenburger, l’inventore della teoria del valore, quella usata da molti super consulenti per giustificare il non conferimento nella holding di famiglia e che invece è alla base del motivo per cui si dovrebbe conferire.
Brandenburger afferma: 26 studenti hanno una carta rossa e il professore 26 carte nere, fuori dall’aula il rettore darà 100$ per ogni coppia: quanto è il valore che si può creare? 2.600$. Chi si appropria del valore? La logica suggerisce, e di solito un breve dibattito in classe lo conferma, 1.300$ agli studenti (50$ a testa) e 1.300$ al professore (che ha 26 carte). Come potrebbe il professore catturare più valore? Strappando due carte nere prima di iniziare la trattativa con gli studenti: in questo modo gli studenti sanno che due di loro resteranno senza un dollaro e saranno disposti a vendere la propria carta a meno di 50$. In classe la media del prezzo delle carte rosse scende di solito intorno a 35/40$: in questo modo il professore cattura 1.440/1.560$ pur consegnando solo 24 coppie al rettore [24x(100-40) o 24x(100-35)]. È sufficiente sostituire gli studenti con i singoli soci, il professore con l’acquirente. Diventa così evidente che solo i familiari che vendono prima che il compratore raggiunga la maggioranza potranno avere un buon prezzo, chi rimane sarà poco rilevante.








