Opinioni

Se vuoi andare veloce, corri da solo. Se vuoi andare lontano, vai insieme

di Bernardo Bertoldi*

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familyandtrends ha ultimamente utilizzato Hermès come esempio per comprendere i principi della proprietà e per approfondire il legame tra borsa e liquidazione di un ramo familiare; in entrambi i casi si è parlato di H51 la holding creata per difendersi dalla scalata ostile di LVMH: questa può essere utile per approfondire se convenga ad un singolo familiare conferire le proprie azioni nella holding di famiglia.

Nelle prime fasi di nascita dell’impresa di rado le azioni vengono inserite in una struttura societaria e, quando arriva il momento di conferirle nella holding, non è mai facile convincere tutti i familiari soci. La motivazione è comprensibile, possedere un’impresa direttamente è diverso dal possedere una holding che possiede l’impresa, si rinuncia a una parte di “libertà di manovra”. Nelle parole di Nicolas Puech, il principale azionista familiare di Hermès, che rifiutò di conferire la sua quota del 6% in H51: “Vincolare le nostre azioni in una holding priverebbe gli azionisti familiari del loro potere individuale di controllo sulla gestione dell’azienda… la libertà di ciascun azionista è il modo migliore per garantire la nostra unità nel lungo periodo”.

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Tenere la partecipazione di controllo in una holding è però un vantaggio per l’azionista famiglia imprenditoriale, intendendosi per famiglia imprenditoriale quell’istituzione fatta di tutti i familiari soci, e lo è, anche, per questi ultimi.

Un primo dato che dovrebbe convincere i familiari che la pensano come Puech è che nel caso si voglia vendere l’impresa, insieme si ottiene un prezzo migliore, per effetto del premio di maggioranza che può variare tra il 20% e il 40%. Per spiegarlo logicamente, si può usare un esempio che fa di solito alla prima lezione Brandenburger, l’inventore della teoria del valore, quella usata da molti super consulenti per giustificare il non conferimento nella holding di famiglia e che invece è alla base del motivo per cui si dovrebbe conferire.

Brandenburger afferma: 26 studenti hanno una carta rossa e il professore 26 carte nere, fuori dall’aula il rettore darà 100$ per ogni coppia: quanto è il valore che si può creare? 2.600$. Chi si appropria del valore? La logica suggerisce, e di solito un breve dibattito in classe lo conferma, 1.300$ agli studenti (50$ a testa) e 1.300$ al professore (che ha 26 carte). Come potrebbe il professore catturare più valore? Strappando due carte nere prima di iniziare la trattativa con gli studenti: in questo modo gli studenti sanno che due di loro resteranno senza un dollaro e saranno disposti a vendere la propria carta a meno di 50$. In classe la media del prezzo delle carte rosse scende di solito intorno a 35/40$: in questo modo il professore cattura 1.440/1.560$ pur consegnando solo 24 coppie al rettore [24x(100-40) o 24x(100-35)]. È sufficiente sostituire gli studenti con i singoli soci, il professore con l’acquirente. Diventa così evidente che solo i familiari che vendono prima che il compratore raggiunga la maggioranza potranno avere un buon prezzo, chi rimane sarà poco rilevante.

Quando si è soli, inoltre, si è più deboli ed essere deboli con una certa quantità di ricchezza può essere pericoloso, come dimostra la vicenda di Nicolas Puech.

I Puech sono, con i Dumas e i Guerrand, uno dei rami della famiglia che possiede Hermès; Nicolas è stato il primo azionista di Hermès con una quota di circa il 6%, del valore di circa 13 miliardi, sino a quando nel febbraio del 2025 dopo aver firmato un impegno a vendere una parte delle sue azioni all’emiro del Quatar, ha dovuto ritirarsi dall’accordo perché non trovava le sue azioni. Dove erano finite?

Puech nel 1999 le aveva trasferite dalla Francia alla Svizzera con l’aiuto di un consulente finanziario, Éric Freymond. Essendo azioni al portatore chiunque le possieda può disporne. Pian piano, Freymond guadagnò la fiducia facendosi dare una procura a gestire e disporre dei beni; nelle parole di Nicolas Puech: “È stato per semplificarmi la vita. Si occupava lui di pagare tutto ciò che c’era da pagare”. Tutto andò bene sino a quando Puech, stupito che Jadil, il suo domestico, non lo avesse ringraziato per un bonifico di un milione di euro, si sentì rispondere da Freymond che probabilmente si era imbarazzato per i soldi e non se l’era sentita di parlarne. La moglie di Jadil, Maria, sentito lo scambio dalla stanza a fianco, si premurò di avvisare Nicolas che i soldi non erano mai arrivati. Nel 2023, Puech fece causa a Freymond per aver malgestito i suoi beni.

La famiglia aveva iniziato a preoccuparsi nel 2014 quando Nicolas, dopo essere entrato nel consiglio di amministrazione di Hermes nel 2012 e aver partecipato a tutte le riunioni aveva diradato le sue presenze sino a dimettersi dopo non aver mai presenziato nel 2014. Nel 2016, Henri-Louis Bauer, gestore della holding di famiglia, raccontò di aver raggiunto Nicolas in Spagna con un avvocato e uno psicologo e di aver parlato e analizzato alcuni documenti. La sera stessa lo richiamò come da accordi ma Nicolas non rispose più e il giorno successivo il suo numero era stato spento. Da allora, Freymond consigliò a Nicolas di stare lontano dai familiari.

Oggi le azioni sono sparite, Freymond è morto suicida, Nicolas vive aiutato dai suoi familiari cercando di ottenere giustizia, l’AMF, l’autorità di borsa francese, lo ha dichiarato responsabile di oltre la metà della prima quota di azioni Hermes accumulata da LVMH nel tentativo di scalata del 2010.

Certo la storia di Nicolas è estrema, ma ha alcuni tratti comuni a molte altre: consulenti finanziari esperti e di fiducia, poca frequentazione della famiglia e delle sue istituzioni, scarsa attenzione al valore dei soldi e al ruolo che il capitale riveste nel dovere di ogni azionista di prendersi cura dell’impresa di famiglia. Può darsi che Nicolas abbia avuto ragione quando ha dichiarato “Vincolare le nostre azioni in una holding priverebbe gli azionisti familiari del loro potere individuale…” ma se vuoi andare lontano, vai insieme.

(*) Docente di Family Business Strategy - Università di Torino

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