Luiss e Fondazione Enel

Sensibili all’ambiente, ma lontani dal mercato: il rapporto tra giovani e energia

La ricerca Fondazione Enel-Luiss fotografa un paradosso generazionale: alta coscienza ambientale, scarsa partecipazione alle scelte energetiche. Il prezzo resta l’unica leva che funziona davvero

di Redazione Roma

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Solo uno su sei sceglie autonomamente il proprio fornitore di energia. Un terzo non conosce nemmeno i propri consumi annuali. Eppure la stessa generazione si dichiara la più attenta alle sorti del pianeta. È il paradosso dei giovani italiani e l’energia, fotografato dalla ricerca “Giovani e mercato energetico in Italia: atteggiamenti, scelte e barriere nella transizione energetica”. Lo studio, condotto su un campione di 602 giovani tra i 18 e i 34 anni, è stato presentato alla Luiss e promosso dalla Fondazione Enel.

Il mercato percepito come un labirinto

Vediamo i numeri. Il livello di conoscenza del mercato energetico si ferma a 2,7 su una scala da 1 a 5. La capacità di leggere una bolletta scende ancora: 2,6. Numeri che non migliorano significativamente nemmeno tra i lavoratori più esperti del campione.

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E ancora: solo il 15% dei giovani intervistati ha scelto il proprio fornitore in piena autonomia. Se si allarga il perimetro alle scelte condivise con un partner o un familiare, la quota di “attivi” raggiunge il 50%. L’altra metà non partecipa al processo decisionale, in molti casi perché vive ancora in casa con i genitori. Non è solo una questione anagrafica. Tra chi non conosce i propri consumi energetici la quota supera un terzo del campione intero. Il dato sale tra gli studenti non ancora autonomi, ma resta elevato anche tra i lavoratori.

Il prezzo come bussola

Quando si tratta di scegliere un fornitore, i giovani hanno le idee chiare solo sul prezzo. Con un punteggio medio di 4,6 su 5, la convenienza economica domina su tutto. Al secondo posto la chiarezza delle offerte (4,2), mentre servizi aggiuntivi, programmi di flessibilità e possibilità di ottenere prodotti a prezzi convenienti raccolgono valutazioni nettamente più basse.

La stessa logica governa le barriere all’adozione di tecnologie di efficienza energetica e di elettrificazione: il costo iniziale elevato è citato dal 20% del campione come principale ostacolo, con un punteggio di 4,5 su 5. Vengono dopo, ad esempio, il timore che le prestazioni siano inferiori o i dubbi sulla reale sostenibilità dei prodotti.

La sostenibilità come valore astratto

Continuando, l’interesse per le energie rinnovabili esiste: 3,7 su 5 nel campione degli “attivi”. Ma la disponibilità a pagare di più per opzioni sostenibili crolla a 2,5. Un gap che si riflette nei comportamenti: i giovani spengono le luci, evitano lo standby, riducono gli sprechi. Ma non cambiano fornitore per avere energia verde, non installano pannelli fotovoltaici, non acquistano pompe di calore.

Parlare di ambiente senza agganciarsi a un beneficio economico concreto non produce conversione. Lo confermano i dati sulla comunicazione: il messaggio pubblicitario più efficace è il risparmio economico (4,2 su 5), che supera nettamente quello sulla green energy, sull’innovazione tecnologica e sulla qualità del servizio.

La fiducia nei fornitori energetici è bassa: 2,6 su 5. Le aziende sono percepite come parte di un sistema distante e complesso. I valori che i giovani vorrebbero vedere incarnati dalle utility sono sostenibilità ambientale (4,0) ed equità (3,9), ma proprio questi due elementi registrano la variabilità più alta nelle risposte, segnale di aspettative alte e ancora deluse.

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