Le sfilate di Milano /2

Sensualità romana da Fendi, Jil Sander fragile ma forte

Da Antonio Marras sfilano i gioielli di Giovanni Raspini, Etro resta spirito libero, il deserto scintillante di Missoni

di Angelo Flaccavento

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Un momento della sfilata Fendi PE 2027

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Trovare la propria voce dentro un perimetro già tracciato è un tema centrale nella moda di oggi, fatta per lo più di autori al servizio di, direttori creativi che lavorano per. Il lavoro sull’identità diventa allora dialogico e processuale, e in qualche modo mai finito.

Domande di approfondimento generate da 24Ore AI

Jil Sander, la collezione per la PE 2027

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Simone Bellotti, da Jil Sander, usa una metafora psicanalitica: «Creare una collezione è come andare in terapia: smonti le cose per capire cosa vuoi conservare. Poi le rimetti insieme». È la terza prova per Bellotti nella casa della precisione e del rigore vibrante, dove togliere aggiunge aura e potere, ed è quella in cui il suo sguardo, pur rispettoso e zelante, disarticola finalmente il sistema.

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Adesso si sente davvero il suo sussurrare sedizioso e penetrante, sottile ma continuo. La sfilata, ospitata nella solita sala di Jil Sander (oggi parte di Otb) ma con le sedute stipate in modo da creare stretti corridoi che spingono il pubblico vicino alla passerella, quasi a toccare gli abiti, apre con una lunga sezione che riverisce il codice, indugiando sul tailoring asciutto e protettivo dal timbro protestante, e poi si sgretola.

È appassionante seguire Bellotti nel suo intento: scardinare la perfezione dell’uniforme per trovare forza nell’imperfezione e nella fragilità senza per questo sbracare. La prova convince. Le forme non sono sempre facili o immediate, ma gli abiti hanno energia e trasferiscono il pensiero da cui originano senza apparire inutilmente concettuali.

Fendi, la collezione per la PE 2027

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Anche Maria Grazia Chiuri, da Fendi, è in una fase di dialogo. La ricerca di equilibrio tra la sua personale cifra stilistica, tendente all’asciutto e anche al severo, un po’ da suora della moda, educanda o da donna che ama vestire da uomo, e l’esuberanza materica e la romanità della maison, così selvaggia e libera da schemi, è ancora in una fase di assestamento. Se però la stagione scorsa, per il debutto, era stato il rigore ad emergere, e con quello il nero come imprevisto colore identitario, questa volta Chiuri riparte dal corpo, e di conseguenza dall’intimo, e trova una benvenuta sensualità, intrisa nel profondo di deboscio anni Settanta senza i cliché della liberazione sessuale, ma non rinuncia al nero. Il risultato ha concentrazione e fermezza.

Non vola, ma nemmeno sbava, mentre le icone Raffaella Carrà e Adriano Celentano - veri liberatori dell’italico costume - non vengono trattate in modo macchiettistico. Per essere così fisica, però, la collezione viene presentata con un gioco di riflessi su specchio - ispirato ad un’opera di Luciano Fabro e metafora dell’incontro tra io e moltitudine - che è immateriale, rifrangente e confondente, a mezzo tra sostanza psicotropa e polverizzazione, sicché insomma poco si vede.

Missoni, la collezione per la PE 2027

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Altrove è la materia a prevalere, perfettamente visibile nella luce naturale. Da Missoni, sotto un portico, Alberto Caliri immagina un viaggio in territori assolati, si direbbe desertici, nei quali tutto scintilla e tutto si mescola come vestendosi in fieri, muovendo da una situazione all’altra.

Antonio Marras, la collezione per la PE 2027

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Antonio Marras, invece, fantastica di un banchetto di nozze, anche quello en plein air, nel quale la sua visione vernacolare, affabulante e nello spirito profondamente vintage trova naturale teatro, con una collezione arricchita dai gioielli di Giovanni Raspini.

Etro, la collezione per la PE 2027

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Etro, attualmente sotto la guida di un team invece che di un direttore creativo, continua ad essere Etro: bohème borghese intrisa di spirito libertario post sessantottino. Questa stagione l’enunciato è particolarmente leggero. Da MM6 Maison Margiela (anch’essa maison del gruppo Otb), infine, lo spirito interrogativo si traduce in humor freddo. Qui si sovvertono regole in modo semplice: gli abiti rimangono quel che sono ma vengono indossati in altre zone del corpo: la camicia come gonna, i guanti come scarpe. Non è un giochino, ma una nuova gamma di possibilità e per questo funziona.

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