Fast fashion

Shein, debutto freddo a Hong Kong: prima il crollo, poi il recupero

L’azienda cinese (che oggi ha sede a Singapore) chiude l’IPO con una raccolta di circa 1,7 miliardi di dollari

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Della sua IPO si parlava da anni. E forse per questo era molto attesa. Il confronto col mercato, però, non è stato all’insegna dell’entusiasmo. Stiamo parlando del colosso cinese del fast fashion, Shein, che ha chiuso il suo debutto alla Borsa di Hong Kong quasi in parità, ma solo dopo aver recuperato nel finale di seduta un ribasso che in apertura sembrava una bocciatura netta. Il titolo ha terminato a 48,5 dollari di Hong Kong, lo 0,1% sotto il prezzo di collocamento fissato a 48,56. Nelle prime fasi era arrivato a perdere il 10%, fino a 43,72 dollari, con gli ordini in vendita che risultavano tre volte più frequenti di quelli in acquisto. Per quasi tutta la giornata le quotazioni sono rimaste ben al di sotto del livello di chiusura, recuperato solo negli ultimi minuti.

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Numeri alla mano, l’operazione ha raccolto 13,6 miliardi di dollari di Hong Kong, pari a circa 1,7 miliardi di dollari americani, e ha attribuito al gruppo una capitalizzazione di poco superiore ai 26 miliardi. Una cifra che, forse, merita un ragionamento ulteriore. Perché nel 2022, al culmine del boom dell’e-commerce pandemico, Shein veniva valutata quasi 100 miliardi. Ma negli ultimi 4 anni, fra dazi e nuovi scenari geostrategici, le cose sono cambiate.

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Ad ogni modo, l’azienda - nata in Cina e oggi con sede a Singapore - è uno dei maggiori gruppi quotati dell’abbigliamento a livello globale, non lontano dai circa 30 miliardi della svedese Hennes & Mauritz.

La quotazione di queste ore è arrivata al termine di un percorso durato anni. I tentativi di sbarcare a New York e poi a Londra si sono arenati contro ostacoli regolatori e politici, e Hong Kong è rimasta l’unica piazza praticabile. Nel frattempo, come detto, il contesto è cambiato, con nuovi dazi e maggiori controlli alle frontiere. Senza dimenticare una concorrenza che è diventata aggressiva, con Temu del gruppo PDD e AliExpress di Alibaba che si contendono lo stesso pubblico e la stessa fascia di prezzo.

Il collocamento ha comunque valorizzato l’azienda oltre 15 volte gli utili attesi, secondo calcoli basati sulle stime di Bloomberg Intelligence.

Vey-Sern Ling, managing director di Union Bancaire Privée, ha riferito a Bloomberg che i problemi di Shein sono noti al mercato e spiegano il crollo iniziale. Il punto più delicato, secondo Ling, resta il modello di business, continuamente messo in discussione dall’evoluzione delle regole internazionali. Perché forse è proprio questo che ha cambiato le carte in tavola: la fine dell’esenzione doganale nota come de minimis, cancellata dagli Stati Uniti lo scorso anno e poi dall’Unione europea.

Va detto anche che i conti riflettono già questa fase. Nel primo trimestre Shein ha registrato una perdita di 99 milioni di dollari, contro un utile di 395 milioni nello stesso periodo dell’anno precedente. La crescita dei ricavi rallenta, come indica il prospetto preliminare. La società ha fatto sapere che userà i proventi della quotazione per rafforzare le proprie capacità tecnologiche, ampliare la presenza del marchio nel mondo, sostenere iniziative di responsabilità d’impresa e per esigenze generali di gestione.

Il debutto opaco, ad ogni modo, si inserisce in una serie. Le nuove quotazioni a Hong Kong hanno guadagnato in media ponderata circa il 29% nel primo giorno, ma Shein è la terza società consecutiva a chiudere in rosso tra quelle che hanno raccolto più di un miliardo di dollari.

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