Vino

Sicilia En Primeur, la sfida delle cantine: trasformare l’enoturismo in valore

A Palermo Assovini Sicilia mette al centro l’enoturismo: oltre cento giornalisti da tutto il mondo, 56 aziende e più di mille etichette. I dati dicono che il mercato c’è già. Il salto è far crescere valore per visita, riacquisto e relazione

di Nino Amadore

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La Sicilia del vino non deve più soltanto farsi scoprire. Deve imparare a far rendere meglio chi l’ha già scelta. È il messaggio che attraversa la ventiduesima edizione di Sicilia en Primeur, la manifestazione internazionale di Assovini Sicilia partita all’Oratorio dei Bianchi di Palermo con il convegno “Taste the Island. Live the Story”. Fino al 15 maggio l’evento riunirà nell’isola oltre cento giornalisti da tutto il mondo, tra degustazioni, visite in cantina ed esperienze nei territori. Protagoniste 56 aziende associate, con oltre mille etichette in degustazione.

Palermo vetrina del vino siciliano

Palermo diventa parte del racconto: Real Albergo delle Povere, appena ristrutturato e sede della degustazione con i produttori e della degustazione tecnica, Chiesa di Santa Maria dello Spasimo, Palazzo Sant’Elia. Il vino non è più presentato come prodotto isolato, ma come chiave d’accesso a una Sicilia fatta di paesaggio, arte, storia e comunità.

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Lo ha detto in apertura Mariangela Cambria, presidente di Assovini Sicilia: «Parlare di vino in Sicilia significa inevitabilmente parlare di viaggio. Un viaggio che va oltre la degustazione e diventa esperienza culturale, incontro con i territori, con le comunità e con le identità profonde dell’isola. Abbiamo scelto Palermo per questa edizione di Sicilia en Primeur perché rappresenta perfettamente questa stratificazione di storia, culture e visioni che rende unica la nostra terra. Oggi l’enoturismo è una leva strategica fondamentale: non solo un’opportunità economica per le aziende, ma uno strumento potente per raccontare il vino attraverso il paesaggio, la gastronomia, l’arte e il patrimonio umano della Sicilia. È questo il senso del nostro invito: taste the island, live the story».

Il mercato c’è già: ora va monetizzato

Il tema, però, non resta evocativo. Il report 2026 “La Sicilia del vino che accoglie il mondo”, curato dal Centro Studi Enoturismo e Oleoturismo dell’Università Lumsa, descrive un sistema già maturo: il 74,7% delle cantine indica una clientela prevalentemente straniera, il 61,4% dichiara visitatori in aumento nel 2025 e quasi quattro aziende su dieci superano i duemila visitatori l’anno. Il mercato non va inventato: la sfida è monetizzarlo meglio.

Dal fascino al margine, il passaggio ancora incompiuto

Il punto debole è il passaggio dal fascino al margine. Per il 58,3% delle aziende l’enoturismo, esclusa la vendita diretta del vino, pesa meno del 10% del fatturato. La visita funziona, ma resta spesso una leva complementare. Eppure il turista compra, spedisce, cerca autenticità. Non acquista solo una bottiglia, ma un racconto. Se quel racconto è costruito bene, può generare riordini online, fidelizzazione e ritorni.

Meno esperienze confuse, più proposte vendibili

Il salto non consiste nel moltiplicare esperienze, ma nel renderle leggibili: standard, signature, premium; formule per coppie, wine lover, gruppi e visitatori internazionali. Il premium non può essere solo “più vino”: deve significare più tempo, più racconto, più comfort, più esclusività.

Accessibilità e sostenibilità, i due nodi operativi

Restano due nodi operativi. Il primo è l’accessibilità: per un pubblico straniero, il tragitto dall’aeroporto alla cantina è parte dell’offerta. Se il transfer è costoso o poco chiaro, la prenotazione può saltare. Il secondo è la sostenibilità: l’86,7% delle cantine produce energia da fonti rinnovabili, l’88% non usa plastica monouso nel servizio al cliente, circa sette aziende su dieci utilizzano bottiglie leggere. Ma se il visitatore non vede queste scelte, la sostenibilità resta una buona pratica interna.

La Generazione Z non è lontana dal vino

Dentro questo scenario entra il tema delle nuove generazioni. La ricerca dell’Osservatorio Giovani & Vino, realizzata dal Behavior & Brain Lab dell’Università Iulm di Milano con referente scientifico il professor Vincenzo Russo, direttore del laboratorio, smonta l’idea di una Generazione Z lontana dal vino. Il 51% dei giovani italiani tra 20 e 24 anni beve vino: è il dato più alto mai registrato per questa fascia d’età, secondo l’elaborazione Istat de “I Numeri del Vino”. Dal 2013 al 2024 la quota è salita dal 42% al 51%.

La cantina come nuovo luogo di educazione al consumo

L’indagine, condotta su 800 giovani consumatori di vino tra 18 e 25 anni con metodologia Cawi e integrata con eye-tracking, Eeg e misurazioni psicofisiologiche, dice che il fattore più forte nell’acquisto non è il prezzo, né il brand, né la pubblicità, ma l’esperienza già vissuta: le “esperienze di consumo pregresse” pesano 4,31 su 6. Ancora più significativo il dato sull’enoturismo: “poter assaggiare i vini in cantina” ottiene 4,43 su 6, il valore più alto nella Wine Tourism Scale.

È qui che Sicilia en Primeur trova il suo aggancio più attuale. Se il vino non si impara più a tavola come un tempo, la cantina può diventare il nuovo luogo di ingresso nel consumo consapevole: non con slogan, ma con esperienze guidate, sociali, accessibili e memorabili. Accogliere il mondo non basta più. Bisogna farlo arrivare, farlo spendere, farlo ricordare e farlo tornare.

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