Sicurezza e diversificazione: il ruolo del gas per la transizione energetica
Dalla produzione di elettricità al riscaldamento: ecco perchè il gas manterrà un ruolo centrale nei prossimi decenni nonostante lo sviluppo delle rinnovabili
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L’essenziale è invisibile agli occhi, ma la crisi energetica e le recenti tensioni geopolitiche — dalle criticità nello stretto di Hormuz alla conseguente impennata dei prezzi delle commodity — hanno reso nuovamente tangibile quanto il gas naturale rappresenti la spina dorsale del nostro sistema. Per anni abbiamo pensato al gas come a una risorsa da archiviare il più in fretta possibile, spinti da una narrazione che vedeva nello sviluppo delle rinnovabili l’unica risposta immediata e possibile alla transizione energetica. Tuttavia, la realtà dei fatti ha dimostrato che la transizione non può prescindere da una molecola che garantisce, ogni giorno, la tenuta del sistema energetico europeo e italiano. In base a numeri incontrovertibili.
Chiedilo al Sole
In Italia, il gas non è solo un combustibile, ma il garante della stabilità: bilancia l’intermittenza del sole e del vento per la produzione di elettricità (con un peso di circa il 40%), riscalda il 70% delle abitazioni e alimenta i processi ad alta temperatura della nostra industria manifatturiera, dove l’elettrificazione non è ancora una soluzione applicabile. I numeri oggi dicono che il contenuto energetico del gas consumato annualmente nel nostro Paese è circa il doppio di quello dell’energia elettrica. E anche il passato parla chiaro: trattasi di una risorsa che ha sostenuto lo sviluppo economico del nostro Paese a partire dal dopoguerra, permettendo all'Italia di mantenere emissioni climalteranti inferiori della metà rispetto a quelle della Germania, grazie alla sostituzione dei combustibili più inquinanti come il carbone.
L’illusione di poter fare a meno del gas in tempi brevi si è scontrata con una fragilità strutturale: l’Europa produce meno del 10% del gas che consuma, l’Italia meno del 4%. Mentre giganti come gli Stati Uniti guidano le esportazioni e la Cina incrementa la produzione domestica, il Vecchio Continente si è trovato esposto alle fluttuazioni di un mercato globale conteso. Anche perché, con una popolazione mondiale diretta verso i 9,5 miliardi al 2050, il gas naturale è l’unico vettore capace di sostituire il carbone su larga scala in Asia e Africa, rappresentando lo strumento più efficace a disposizione per una riduzione immediata delle emissioni globali.
Dopo la contrazione dei consumi nel biennio 2022-2023, per effetto del conflitto Russia-Ucraina, abbiamo assistito in Europa dapprima ad una stabilizzazione e poi a una ripresa della domanda. Questo accade nonostante l’incremento della capacità rinnovabile, a dimostrazione di quanto sia complesso e rischioso puntare su un'elettrificazione forzata che non tenga conto della resilienza delle infrastrutture esistenti. Rimettere l'energia al centro della politica europea significa anche riconoscere il valore di questa risorsa: non un ostacolo alla sostenibilità, ma il ponte indispensabile per attraversarla senza compromettere la sicurezza e la competitività del continente.
In Italia, come detto, il gas naturale continua a rappresentare un pilastro insostituibile del sistema elettrico nazionale, garantendo oltre il 40% della produzione complessiva, con picchi che superano il 50% nei mesi invernali. Nonostante l’espansione delle fonti rinnovabili non programmabili, che negli ultimi cinque anni hanno visto la propria capacità installata crescere del 60%, il loro contributo effettivo alla generazione totale è aumentato in misura molto più contenuta, passando solo dal 13% al 18%. Questa discrepanza evidenzia come la crescita della potenza installata non si traduca automaticamente in energia disponibile. Anche i sistemi di accumulo elettrochimico, seppur in espansione, non sono ancora in grado di ridurre significativamente il consumo di gas: durante l’inverno la scarsità di sovrapproduzione limita il loro ricarico, mentre d'estate non riescono a coprire interamente il fabbisogno notturno.

