La base in Sicilia

Sigonella, cosa è successo e come funzionano gli accordi Italia-Usa

L’Italia ha negato l’atterraggio di bombardieri americani. Le intese tra i due paesi prevedono che serva l’ok dello Stato italiano in caso di operazioni che hanno fini bellici

di Redazione Roma

 (AP Photo/Andrew Medichini) AP

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Tra il 27 e il 28 marzo l’Italia ha negato agli Stati Uniti l’uso della base di Sigonella. L’episodio, avvenuto qualche giorno fa, è stato riportato dal Corriere della sera e confermato da fonti informate. Il diniego del ministro della Difesa Guido Crosetto è partito quando si è appreso del piano di volo di alcuni asset aerei Usa, che prevedeva di atterrare a Sigonella per poi partire verso il Medio Oriente. Nessuno però aveva chiesto alcuna autorizzazione né aveva consultato i vertici militari italiani: il piano era stato infatti comunicato mentre gli aerei erano già in volo e dalle verifiche è emerso che non si tratta di voli normali o logistici e quindi non sono compresi nel trattato con il nostro Paese. La richiesta Usa, poi negata dall’Italia, per l’utilizzo della base riguardava in particolare l’atterraggio di bombardieri.

Palazzo Chigi: «Rispettiamo gli accordi, richieste per le basi esaminate caso per caso»

«Ogni richiesta - si legge in una nota pubblicata da Palazzo Chigi dopo che si è diffusa la notizia del no dell’Italia - viene esaminata con attenzione, caso per caso, come sempre avvenuto anche in passato. Non si registrano criticità né frizioni con i partner internazionali. I rapporti con gli Stati Uniti, in particolare, sono solidi e improntati a una piena e leale collaborazione. Il Governo continuerà pertanto ad operare nel solco dei trattati vigenti, nel rispetto della volontà del Governo e del Parlamento, garantendo al contempo affidabilità internazionale e piena tutela dell’interesse nazionale».

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La premier Giorgia Meloni interverrà il 9 aprile alla Camera. In quell’occasione fornirà indicazioni su quanto accaduto. L’informativa, che non prevede il voto dell’aula, sarà riproposta anche al Senato.

Nell’ultimo periodo, e in particolare dopo la decisione di Usa e Israele di attaccare l’Iran, lo scalo militare in Sicilia è finito sotto i riflettori. Non è sfuggito infatti, in particolare alle opposizioni (in prima fila Cinque Stelle e Avs), il fatto che si sia intensificato il traffico di droni e aerei americani, ma - è stato più volte ricordato da fonti della Difesa - solo per rifornimento, logistica e sorveglianza aerea.

Pentagono: sulle basi l’Italia rispetta i trattati

 

L’Italia rispetta i trattati e «fornisce attualmente sostegno garantendo accesso, basi e diritti di sorvolo alle forze statunitensi» ha detto un funzionario del Pentagono rispondendo all’Ansa che chiedeva un commento sulla decisione di Roma di negare l’uso della base di Sigonella ad alcuni bombardieri americani. «Sì» ha poi risposto il funzionario alla domanda se l’Italia rispetti i trattati con gli Usa sull’uso della basi.

Gli accordi tra Italia e Usa

Secondo gli accordi tra Usa e Italia, nel caso in cui gli Stati Uniti intendano utilizzare una loro postazione come trampolino di lancio per scopi bellici - come gli attacchi a Teheran - serve l’ok del governo italiano. Nell’ambito dell’attuale crisi, l’Esecutivo ha comunque annunciato che condividerà con il Parlamento eventuali decisioni sulla concessione di basi Usa. I primi patti che ne regolamentano l’utilizzo risalgono al primo dopoguerra: il Nato Sofa del 1951, poi il Bilateral infrastructure agreement del 1954 aggiornato nel 1973 e attualizzato con il Memorandum d’intesa Italia-Usa del 1995. Gli accordi sono in gran parte secretati.

Pd: su Sigonella quadro opaco e preoccupante, Governo riferisca in Aula

Le opposizioni chiedono chiarezza. In prima fila il Pd. «Alla luce delle notizie emerse nelle ultime ore e delle dichiarazioni rese dal ministro della Difesa Guido Crosetto - sottolinea Anthony Barbagallo, segretario regionale del Pd Sicilia e deputato del Partito Democratico - è necessario e urgente che il Governo riferisca con chiarezza in Parlamento su quanto sta realmente accadendo. Già in data 25 marzo avevamo formalmente richiesto un’informativa, evidenziando come, nella settimana precedente, si fossero verificate operazioni che lasciavano intendere un diretto coinvolgimento del nostro Paese in attività non riconducibili a mere funzioni logistiche o di supporto. A quanto apprendiamo oggi, anche grazie alle informazioni trasmesse dal Capo di Stato Maggiore della Difesa Luciano Portolano, vi sarebbe stato un tentativo da parte degli Stati Uniti di utilizzare la base di Sigonella per operazioni a carattere offensivo, senza preventiva autorizzazione italiana. La decisione del ministro Crosetto di negare l’atterraggio rappresenta un fatto rilevante e corretto che conferma la fondatezza delle preoccupazioni sollevate nei giorni scorsi. Tuttavia, resta un quadro estremamente opaco e preoccupante, anche alla luce delle notizie relative all’utilizzo della base di Sigonella per attività di intelligence e supporto operativo in scenari di conflitto internazionale».

Le basi Usa in Italia

Oltre a quello di Sigonella, ci sono anche gli aeroporti militari di Aviano in Friuli Venezia Giulia - da cui una dozzina di F16 sarebbero già stati trasferiti - e Ghedi (che ospiterebbe testate nucleari) in Lombardia. I porti sono quelli di Napoli e Gaeta, mentre le due basi sono Camp Darby in Toscana e Camp Ederle in Veneto. Esistono poi presidi minori e dislocazioni riservate. Oltre ai 13 mila militari americani nelle basi, altri 21mila fanno parte invece della VI flotta della Us Navy, dove ci sono 40 navi e 175 aerei di combattimento e di trasporto. Ci sono poi i porti di Napoli e Gaeta (c’è la sesta flotta americana) e le basi di Camp Darby (il più grande deposito di armi e munizioni americano in Europa), in Toscana, e di Camp Ederle e Caserma Del Din, in Veneto. Dislocati per il Paese ci sono poi sistemi di sorveglianza come il sistema Muos (Mobile user objective system) a Niscemi, che monitora anche la situazione in Medioriente attraverso radar e satellite.

Il rischio di attentati terroristici

Aldilà delle questioni normative che regolano gli scopi del loro utilizzo, la presenza di infrastrutture statunitensi militari rappresenta un elemento sensibile rispetto ad eventuali minacce terroristiche in Italia.

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