Sigonella, cosa è successo e come funzionano gli accordi Italia-Usa
L’Italia ha negato l’atterraggio di bombardieri americani. Le intese tra i due paesi prevedono che serva l’ok dello Stato italiano in caso di operazioni che hanno fini bellici
4' di lettura
I punti chiave
4' di lettura
Tra il 27 e il 28 marzo l’Italia ha negato agli Stati Uniti l’uso della base di Sigonella. L’episodio, avvenuto qualche giorno fa, è stato riportato dal Corriere della sera e confermato da fonti informate. Il diniego del ministro della Difesa Guido Crosetto è partito quando si è appreso del piano di volo di alcuni asset aerei Usa, che prevedeva di atterrare a Sigonella per poi partire verso il Medio Oriente. Nessuno però aveva chiesto alcuna autorizzazione né aveva consultato i vertici militari italiani: il piano era stato infatti comunicato mentre gli aerei erano già in volo e dalle verifiche è emerso che non si tratta di voli normali o logistici e quindi non sono compresi nel trattato con il nostro Paese. La richiesta Usa, poi negata dall’Italia, per l’utilizzo della base riguardava in particolare l’atterraggio di bombardieri.
Palazzo Chigi: «Rispettiamo gli accordi, richieste per le basi esaminate caso per caso»
«Ogni richiesta - si legge in una nota pubblicata da Palazzo Chigi dopo che si è diffusa la notizia del no dell’Italia - viene esaminata con attenzione, caso per caso, come sempre avvenuto anche in passato. Non si registrano criticità né frizioni con i partner internazionali. I rapporti con gli Stati Uniti, in particolare, sono solidi e improntati a una piena e leale collaborazione. Il Governo continuerà pertanto ad operare nel solco dei trattati vigenti, nel rispetto della volontà del Governo e del Parlamento, garantendo al contempo affidabilità internazionale e piena tutela dell’interesse nazionale».
La premier Giorgia Meloni interverrà il 9 aprile alla Camera. In quell’occasione fornirà indicazioni su quanto accaduto. L’informativa, che non prevede il voto dell’aula, sarà riproposta anche al Senato.
Nell’ultimo periodo, e in particolare dopo la decisione di Usa e Israele di attaccare l’Iran, lo scalo militare in Sicilia è finito sotto i riflettori. Non è sfuggito infatti, in particolare alle opposizioni (in prima fila Cinque Stelle e Avs), il fatto che si sia intensificato il traffico di droni e aerei americani, ma - è stato più volte ricordato da fonti della Difesa - solo per rifornimento, logistica e sorveglianza aerea.
Pentagono: sulle basi l’Italia rispetta i trattati







