Il graffio del lunedì

Sinner e l’Inter fanno festa. Il Napoli va in Europa, la Juve a catafascio

di Dario Ceccarelli

 L'italiano Jannik Sinner festeggia con il trofeo dopo aver vinto la finale maschile contro il norvegese Casper Rudd REUTERS/Ciro De Luca

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Dov’è la festa? Di qua, o di là? Su o giù? Anche uno scatenato come Jovanotti non saprebbe più dove andare. Tra Roma e Milano, in questa domenica di infinita allegria, ballano due Italie in festa. Festa di gioia pura, per una volta senza la zavorra dei cattivi pensieri.

C’è la festa interista, che dallo stadio di San Siro, accompagnata da 300mila tifosi in deliro, si è spostata in pullman a piazza Duomo per celebrare il 21° scudetto e la 10°Coppa Italia, e quella del Foro italico che finalmente, dopo mezzo secolo, con la benedizione del presidente Mattarella, può stringersi intorno a un ragazzo dai capelli rossi che solleva il trofeo nel singolare maschile.

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E anche il grande Adriano Panatta, che nel 1976 ci regalò quella storica emozione, ora può finalmente rilassarsi. Almeno questa domanda, di chi verrà dopo di lui, non gliela faremo più. Certo poi Adriano vinse anche a Parigi, facendo la doppietta, come quest’anno l’Inter con il suo “doblete”, ma insomma non si può avere tutto: teniamoci un po’ di felicità anche per il futuro, soprattutto di questi tempi incerti dove non sempre brillano le stelle.

Lautaro vero leader

Mentre l’Inter, dopo il non memorabile ’1-1 con il Verona, alza la coppa con Lautaro, vero leader oltre che vero bomber dei nerazzurri, a tener banco è quello che succede dietro ai poveri inseguitori della Beneamata, costretti all’ora di pranzo a far gli straordinari per trovare, costi quel che costi, un bonus per la Champions, ultimo rifugio conosciuto per chi, avendo perso l’obiettivo più importante, deve salvare faccia e bilanci, ingaggi e miraggi di un calcio sempre più isterico e periferico. Una cosa è certa: che per avere la sentenza definitiva, bisognerà aspettare altri novanta minuti. Come una volta quando si stava fino all’ultimo secondo con le radioline attaccate alle orecchie.

In 300mila a festeggiare l’Inter

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Da chi cominciamo? Dal Napoli di Conte che maramaldeggiando (3-0) sul povero Pisa, si è definitivamente tolto dalla bagarre. Sì, il Napoli andrà di sicuro in Europa. Tutto bene, quindi? Mica tanto, sarebbe troppo facile. Dopo la qualificazione assicurata, Conte ha già assunto quell’aria d’addio che, in queste situazioni come una divisa d’ordinanza tira fuori dall’armadio. Antonio fa capire che una decisione è già stata presa ma “per non mancare di rispetto “al presidente De Laurentiis preferisce esprimersi a fine campionato. Insomma, c’è aria di smobilitazione anche se con Conte tutto può sempre succedere. È il lato oscuro di Conte, sai in anticipo che prima o poi ti mollerà. Come il suo amico Lukuku, forse è per questo che si capiscono così bene.

Dopo il Napoli, quindi promosso in Europa, arrivano le due “quasi qualificate” cioè Milan e Roma, appaiate al terzo posto, dopo la vittoria dei rossoneri (2-1) a Genova, e dei giallorossi con una Lazio (2-0) non proprio irresistibile. Sarri è un grande allenatore, bravissimo soprattutto a lamentarsi, ma con Inter e Roma ha preso solo bastonate.

Il Milan, dopo una settimana di liti e tormenti, e l’arrivo di Gerry Cardinale a ripetere che lui a Milano vuole vincere (con Marotta che lo sfotte: auguro al Milan un percorso come il nostro…”). Il Milan, dicevamo, fa un discreto passo avanti perché ora, per l’ Europa, gli basterà superare il Cagliari a San Siro.

Milan messo male

I tifosi incrociano le dita perché col Genoa, se non ci fosse stato quello sciagurato passaggio indietro del brasiliano Amorim, da cui è scaturito il rigore di Nkunku, forse le cose sarebbero andate diversamente. Comunque, anche se va in Champions, e avrà almeno 50 milioni in più, il Milan è messo male. Cardinale dopo un viaggio lampo è già ripartito. E forse, per le banalità che dice, e gli scarsi risultati che ottiene, è meglio così. Se poi in America si portasse anche Ibrahimovic, saremmo ancora più contenti

E la Roma? Al quarto successo consecutivo, fa festa come al Foro Italico. La vittoria nel derby con una doppietta di Mancini, che la porta ad un passo dalla Champions, è tutto grasso che cola per i Friedkin e per Gasperini che, se centra l’obiettivo, tolto di mezzo Ranieri, sarà lui a costruire la squadra del futuro. Qualche frecciata velenosa, intanto, già la tira. “Speravamo nel ko della Juventus, ora per la Champions dipende da noi… “ La Roma negli ultimi 90’ va a Verona. Insomma, i tre punti sono a portata. E come il Milan è padrona del suo destino.

Juve nello sprofondo

Eccoci qua, allora con la Juventus, che sprofonda in casa con la Fiorentina. Un 2-0 secco come la legna d’inverno (reti di Ndour e Mandragora) che fa sprofondare i bianconeri dal terzo al sesto posto con la Champions sopra di due punti. I giocatori di Spalletti, incapaci di aggredire una squadra già salva e senza ambizioni di classifica, sono usciti tra i fischi e invettive (“Vergognatevi”) dall’Allianz Stadium.

Un tonfo clamoroso, senza giustificazioni, che apre inquietanti domande sul futuro di un club che va incontro a un altro durissimo danno economico. E all’ultimo turno, con Bremer squalificato, c’è il Torino, uscito sconfitto (2-1) dal confronto con il Cagliari. che festeggia la salvezza. “Partita pessima, voglio parlare con Elkann” annuncia Spalletti, deluso e molto critico anche verso sé stesso. Aria pesante, da tagliare col coltello.

Tutt’altra aria si respira a Como dove i lariani, battendo il Parma (1-0, rete di Moreno) ,salgono al quinto posto grazie alla sconfitta interna della Juve. Alla terza vittoria nelle ultime 4 partite, la squadra di Fabregas, può vantare anche la miglior difesa del campionato. Ha ancora 90 minuti per sognare la Champions. Sono ancora in quattro a giocarsela: Milan e Roma (70), Como e Juventus (68). Ma i posti sono due. Fate il vostro gioco, signori. Di sicuro sbaglierete.

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