Giurisprudenza

Social, effetto domino dalla condanna di Meta e Google

Le ripercussioni nella Ue

di Serena Uccello

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È partita una reazione a catena. E soprattutto una corsa da parte delle big tech a intervenire per limitare ulteriori sanzioni. Dopo decenni di diffusione e dominio, sull’uso dei social network è l’ora della stretta. Da Los Angeles all’Europa è un’onda lunga quella partita all’indomani di una sentenza emessa il 25 marzo scorso: un tribunale americano ha condannato Meta e Google al pagamento di tre milioni di dollari a titolo di risarcimento (più altri tre a titolo di danni punitivi) nei confronti di una donna i cui legali sono riusciti a dimostrare il collegamento tra l’uso di Instagram e YouTube in età infantile e l’insorgere di una serie di patologie (ansia, dismorfismo, autolesionismo) che ne hanno compromesso la salute mentale. L’appello è previsto tra un anno e mezzo. In molti, da entrambe le sponde dell’Atlantico, considerano la sentenza un vero punto di svolta destinato a influenzare la giurisprudenza in materia e ancora di più il processo normativo in atto in molti Paesi.

La portata innovativa di questo pronunciamento sta in quel che l’avvocato Mark Lanier è riuscito a dimostrare durante il dibattimento della causa, rubricata al numero JCCP 5255: per la prima volta cioè viene stabilito un nesso causale tra il funzionamento degli algoritmi e lo “scroll infinito”. Si tratta di un meccanismo che genera un loop mentale definito dai neurologi “effetto tana del coniglio” che rende quasi impossibile allontanarsi dallo schermo: un’architettura che sarebbe progettata dal team di ingegneri per massimizzare il tempo di permanenza degli utenti e, di riflesso, i profitti aziendali. E se è ancora prematuro intercettarne gli effetti sui possibili contenziosi in Italia, due conseguenze si possono già intravvedere. Da un lato la corsa dei big della tecnologia a intervenire per limitare o prevenire l’insorgere di altre misure sanzionatorie, dall’altro l’accelerazione legislativa. In un recente discorso a Copenaghen, la presidente della Commissione Ue, Ursula von der Leyen, ha parlato di «modelli di business che trattano l’attenzione dei nostri figli come una merce», aggiungendo che la Ue sta agendo «contro TikTok e il suo design che crea dipendenza, lo scorrimento infinito (endless scrolling, in inglese), la riproduzione automatica e le notifiche push. Lo stesso vale per Meta, perché riteniamo che Instagram e Facebook non riescano a far rispettare il limite di età minima di 13 anni».

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