Il quadro

Social nel mirino: migliaia di cause negli Stati Uniti

Bruxelles si è mossa contro i meccanismi che creano dipendenza In Italia class action inibitoria per cambiare il sistema di funzionamento. La difesa delle società: previste misure per tutelare minori e salute mentale

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Danni alla salute mentale dei minori, dipendenza da algoritmi, design manipolativo delle piattaforme, responsabilità per meccanismi come lo scroll infinito di contenuti, l’autoplay e le notifiche compulsive. È lungo l’elenco dei cahiers de doléance a carico delle grandi piattaforme social e contestati dalle migliaia di azioni legali contro i giganti del web. Un vero effetto valanga che dai tribunali degli Stati Uniti si sta allargando a tutto il mondo. Come conferma anche l’attenzione dedicata al tema dalla presidente Ursula Von Der Leyen che, presentando le conclusioni del Comitato speciale per la sicurezza dei minori online, ha annunciato che la Commissione europea, dopo l’estate, avanzerà una proposta di legge sull’età minima per l’accesso ai social degli under 18.

Domande di approfondimento generate da 24Ore AI

Nel mirino non ci sono i singoli contenuti, ma il design delle piattaforme, accusato di essere studiato per catturare l’attenzione degli utenti e creare dipendenza.

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GLI OBIETTIVI DALLA RELAZIONE ALL’INTRATTENIMENTO

Le principali motivazioni di utilizzo dei social media in Europa e Nord America dal 2014 al 2025. Variazioni % rispetto al 2014

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Negli Usa

La parte più corposa del contenzioso riguarda gli Stati Uniti, con numeri che sfiorano i seimila procedimenti. Secondo Reuters, oltre 3.300 cause sono state avviate presso i tribunali statali della California ed altre 2.600, promosse da privati cittadini, distretti scolastici, amministrazioni locali e Stati, sono invece pendenti presso i tribunali federali della California. E molti Stati hanno anche presentato azioni legali nei rispettivi tribunali statali.

A marzo scorso, con una sentenza definita storica, il tribunale di Los Angeles ha condannato Meta (Instagram e Facebook) e Google (You Tube) a pagare sei milioni di dollari per aver determinato dipendenza e danni psicologici come disturbo da disformismo corporeo, depressione e ansia a una minorenne (TikTok e Snapchat avevano raggiunto un accordo prima dell’avvio del processo). La pronuncia ha stabilito per la prima volta un nesso causale tra il funzionamento degli algoritmi e lo scroll infinito.

Stando ai giurati, sia Meta che Google sapevano che i meccanismi che massimizzano il tempo di permanenza degli utenti (e quindi i profitti aziendali) potevano causare problemi ai soggetti più fragili, ma non lo hanno impedito. Il prossimo processo dovrebbe partire, sempre a Los Angeles, il 27 luglio. A intentarlo è un quindicenne della Florida che accusa le piattaforme social di aver danneggiato la sua salute mentale, causandogli dipendenza, perdita di sonno, ansia e depressione. Nelle scorse settimane, prima Google (You Tube) e poi Tik Tok (ByteDance) hanno raggiunto un accordo transattivo. A meno di ulteriori novità, saranno quindi Meta e Snapchat ad affrontare la giuria della Corte Superiore di Los Angeles.

Per quanto riguarda le azioni avviate da distretti scolastici, il primo processo promosso da un distretto del Kentucky contro Meta, Snapchat, TikTok e Google avrebbe dovuto iniziare a giugno. Le società hanno però raggiunto accordi, che prevedono un versamento di 27 milioni di dollari al fine di supportare i ragazzi nella risoluzione di stati d’ansia e depressione. A fine marzo, nel New Mexico, Meta era stata inoltre condannata a pagare una multa di 375 milioni di dollari per non aver adeguatamente protetto i minori da predatori sessuali online.

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Nel resto del mondo

La Commissione Ue ha constatato in via preliminare diverse violazioni del Digital Services Act (Dsa): il design di Facebook e Instagram (conclusioni del 10 luglio) e quello di TikTok (febbraio 2026) favorirebbero meccanismi di dipendenza, mentre Instagram e Facebook non impedirebbero in modo efficace l’accesso ai minori di 13 anni (aprile 2026). Se le violazioni saranno accertate in via definitiva (le aziende devono ora rispondere), le sanzioni potrebbero arrivare fino al 6% del fatturato annuo. Anche nel Regno Unito, in Canada e in Australia si moltiplicano le azioni legali contro le grandi piattaforme social per danni psicologici, violazione della privacy, mancata moderazione dei contenuti, disinformazione e azioni insufficienti per far rispettare i divieti di accesso ai minori.

LE PIATTAFORME IN ITALIA

Utenti Internet italiani (16+) che utilizzano ciascuna piattaforma almeno una volta al mese. In percentuale

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Le class action in Italia

Si è svolta il 14 maggio presso il Tribunale delle imprese di Milano la prima udienza dell’azione inibitoria collettiva contro Meta e TikTok, promossa dal Movimento italiano genitori insieme a un gruppo di famiglie e allo studio legale Ambrosio & Commodo. L’obiettivo non è ottenere un risarcimento, ma obbligare i colossi social a eliminare i meccanismi di massimizzazione del tempo di permanenza (scroll infinito, autoplay, notifiche e algoritmi di profilazione), verificare in maniera efficace l’età degli utenti e fornire informazioni chiare e trasparenti sui rischi, fra cui la dipendenza. L’udienza finale si terrà il 19 novembre.

Su quest’azione Meta Italia ha sottolineato: «Sappiamo che i genitori sono preoccupati per la sicurezza dei propri figli adolescenti online, ed è proprio per questo che introduciamo costantemente misure per aiutarli a proteggerli. Gli account per teenager offrono protezioni predefinite che limitano chi può contattare gli adolescenti, i contenuti a cui possono accedere e il tempo che trascorrono su Facebook e Instagram. Difendiamo il nostro operato e continueremo a impegnarci per garantire la sicurezza dei ragazzi».

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La reazione delle società

La strategia di difesa nei confronti delle azioni legali cambia da azienda ad azienda e in base ai singoli casi: crescono comunque i tentativi di raggiungere un accordo. Le società respingono le accuse, sostenendo di adottare numerose misure per garantire la sicurezza degli adolescenti e dei giovani utenti. «Applichiamo in modo rigoroso le nostre linee guida della community - dichiara il portavoce di Tik Tok - incluse quelle a tutela della salute mentale e comportamentale, e rimuoviamo proattivamente oltre il 99% dei contenuti che le violano. Continuiamo, inoltre, a investire in misure di sicurezza per diversificare i contenuti raccomandati, bloccare le ricerche potenzialmente dannose e mettere in contatto le persone più vulnerabili con le risorse di supporto disponibili».

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