Social nel mirino: migliaia di cause negli Stati Uniti
Bruxelles si è mossa contro i meccanismi che creano dipendenza In Italia class action inibitoria per cambiare il sistema di funzionamento. La difesa delle società: previste misure per tutelare minori e salute mentale
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Danni alla salute mentale dei minori, dipendenza da algoritmi, design manipolativo delle piattaforme, responsabilità per meccanismi come lo scroll infinito di contenuti, l’autoplay e le notifiche compulsive. È lungo l’elenco dei cahiers de doléance a carico delle grandi piattaforme social e contestati dalle migliaia di azioni legali contro i giganti del web. Un vero effetto valanga che dai tribunali degli Stati Uniti si sta allargando a tutto il mondo. Come conferma anche l’attenzione dedicata al tema dalla presidente Ursula Von Der Leyen che, presentando le conclusioni del Comitato speciale per la sicurezza dei minori online, ha annunciato che la Commissione europea, dopo l’estate, avanzerà una proposta di legge sull’età minima per l’accesso ai social degli under 18.
Chiedilo al Sole
Nel mirino non ci sono i singoli contenuti, ma il design delle piattaforme, accusato di essere studiato per catturare l’attenzione degli utenti e creare dipendenza.
Negli Usa
La parte più corposa del contenzioso riguarda gli Stati Uniti, con numeri che sfiorano i seimila procedimenti. Secondo Reuters, oltre 3.300 cause sono state avviate presso i tribunali statali della California ed altre 2.600, promosse da privati cittadini, distretti scolastici, amministrazioni locali e Stati, sono invece pendenti presso i tribunali federali della California. E molti Stati hanno anche presentato azioni legali nei rispettivi tribunali statali.
A marzo scorso, con una sentenza definita storica, il tribunale di Los Angeles ha condannato Meta (Instagram e Facebook) e Google (You Tube) a pagare sei milioni di dollari per aver determinato dipendenza e danni psicologici come disturbo da disformismo corporeo, depressione e ansia a una minorenne (TikTok e Snapchat avevano raggiunto un accordo prima dell’avvio del processo). La pronuncia ha stabilito per la prima volta un nesso causale tra il funzionamento degli algoritmi e lo scroll infinito.
Stando ai giurati, sia Meta che Google sapevano che i meccanismi che massimizzano il tempo di permanenza degli utenti (e quindi i profitti aziendali) potevano causare problemi ai soggetti più fragili, ma non lo hanno impedito. Il prossimo processo dovrebbe partire, sempre a Los Angeles, il 27 luglio. A intentarlo è un quindicenne della Florida che accusa le piattaforme social di aver danneggiato la sua salute mentale, causandogli dipendenza, perdita di sonno, ansia e depressione. Nelle scorse settimane, prima Google (You Tube) e poi Tik Tok (ByteDance) hanno raggiunto un accordo transattivo. A meno di ulteriori novità, saranno quindi Meta e Snapchat ad affrontare la giuria della Corte Superiore di Los Angeles.








