Somalia, il caos di Mogadiscio incombe sugli investimenti di Erdogan
Mogadiscio è ripiombata nel caos dopo la dilazione del mandato presidenziale. Uno scenario che complica, anche, le aspirazioni turche nel Paese
dal nostro corrispondente Alberto Magnani
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NAIROBI - Il presidente somalo, Hassan Sheikh Mohamud, lo ha già chiarito: le risorse naturali del sottosuolo di Mogadiscio, a largo e sulla costa, «valgono miliardi, forse migliaia di miliardi». Senza conflitti o tensioni, ha aggiunto, il petrolio «avrebbe già potuto raggiungere i mercati internazionali». Mohamud ha parlato così ad aprile, quando la nave da esplorazione turca Çağrı Bey ha raggiunto la costa somala per avviare le sue attività in acque profonde. Le diagnosi sembrava rivolta al passato. Oggi suona, più che altro, come un avvertimento sul futuro.
Chiedilo al Sole
La Somalia, meno di 20 milioni di abitanti sulla costa più lunga dell’Africa, è ripiombata sull’orlo del caos aperto con gli scontri che si sono consumati a inizio giugno a Mogadiscio fra forze di sicurezza e milizie legate all’opposizione. Le autorità hanno poi dichiarato il ripristino dell’ordine contro le forze «armate illegalmente», accusando l’ex premier Hassan Ali Khaire e l’ex presidente Sheikh Sharif Sheikh Ahmed di aver armato le forze anti-governative.
I toni della comunicazione non sono fra i più concilianti. Le prospettive del Paese lo sembrano anche di meno. Il casus belli che ha scatenato le violenze è la scelta dello stesso leader Mohamud di dilatare di (almeno) un anno il mandato presidenziale in scadenza a metà maggio, congelando un voto che dovrebbe scandire una transizione storica nella storia istituzionale della Somalia: il primo suffragio dal 1969 a oggi secondo il principio di «un elettore-un voto», dopo gli anni della dittatura di Siad Barre e il sistema di quote claniche che disciplina da decenni il voto di Mogadiscio.
L’espansione turca in Somalia
Gli scontri della scorsa settimana dovrebbero essersi stemperati, almeno formalmente. Ma le inquietudini che pervadono il Paese rimangono, incombendo sulle aspirazioni di crescita energetica ed economica di una Somalia affossata dalla sua instabilità. Mogadiscio ha appaltato alla Turchia di Erdogan la quasi totalità dei diritti sulle esplorazioni a largo della sua costa, con l’obiettivo di esplorare e verificare le stime diramate dal governo. I «miliardi di dollari» annunciati da Mohamud si riferiscono soprattutto al potenziale di riserve petrolifere e gassifere nell’ordine dei 30 miliardi di barili: un dato che deve ancora essere confermato e si presta, per ora, alla verifica della Turkish Petroleum Corporation.
Non è l’unico interesse di Ankara in un Paese cresciuto fino al rango di primo partner africano, visto che a fine maggio la Turchia ha ampliato le «trattative» con Mogadiscio alla volta di altre materie prime nel suo mirino. «Il rapporto si è notevolmente rafforzato dopo la visita di Erdoğan nel 2011 ed è diventato uno dei partenariati più importanti della Turchia in Africa» spiega Volka Ipek della Yeditepe University.

