L’economia sommersa vale 197,6 miliardi, il 12,6% in più del 2021
Secondo il Focus Censis-Confcooperative, il principale motore del fenomeno è la sottodichiarazione dei redditi da parte di imprese e lavoratori autonomi, che vale oltre 108 miliardi di euro. Sono circa 2,7 milioni i lavoratori irregolari, pagati mediamente quasi la metà dei colleghi regolari
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In Italia l’economia sommersa ha raggiunto un valore di 197,6 miliardi di euro nel 2023, pari al 9,2% sul Pil. Rispetto ai 175,4 miliardi registrati cinque anni prima, si tratta di un incremento di 22,2 miliardi, pari a una crescita nominale del 12,6%.
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Secondo il Focus Censis Confcooperative “L’economia sommersa. Il costo dell’irregolarità per l’economia italiana” distribuendo equamente questi 197,6 miliardi di euro tra tutti i cittadini italiani – dai neonati agli anziani – lo Stato potrebbe erogare un assegno individuale di ben 3.350 euro. In alternativa, questa immensa riserva invisibile sarebbe sufficiente a coprire l’intera spesa sanitaria pubblica nazionale per più di un anno, un servizio vitale che oggi richiede circa 142 miliardi di euro l’anno.
Il traino delle sottodichiarazioni di imprese e autonomi
Sul sommerso italiano incidono tre fenomeni. Il grosso, pari a 108,2 miliardi di euro deriva dalla sottodichiarazione: imprese, professionisti e lavoratori autonomi che dichiarano al fisco meno di quanto guadagnano davvero, evadendo imposte su produzione, redditi e Iva; tra il 2019 e il 2023 questa componente è cresciuta del 21,6%. Segue con 77,2 miliardi di euro il lavoro irregolare, cioè rapporti di lavoro non registrati o solo in parte dichiarati, aumentato del 4%. Infine 12,2 miliardi di euro derivano da altre componenti: affitti in nero e mance non dichiarate in ristorazione, alberghi e servizi alla persona, sostanzialmente stabili nel periodo.
Dunque la crescita del sommerso italiano è trainata sempre più dalla sottodichiarazione dei redditi, più che dalla sola tradizionale attività del lavoro nero.
Una retribuzione inferiore del 48,3% per chi opera nell’area dell’irregolarità
Le stime dell’Istat, ottenute attraverso l’integrazione di fonti amministrative e della rilevazione sulle forze di lavoro, quantificano nel 2024, ultimo anno disponibile, in 2 milioni e 725mila gli occupati irregolari presenti nel sistema economico italiano, in crescita di 117mila unità rispetto alla stima precedente, pur restando in calo complessivo del 2,1% in sei anni dal 2019-2024 (contro un +5,4% dell’occupazione regolare, salita di 1.219mila unità).








