Sparatoria davanti alla Casa Bianca, un morto e un ferito
La vittima, 21 anni, ha aperto fuoco contro il check point del Secret Service. Ferito un passante
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Gli agenti del Secret Service che si occupano di proteggere il presidente degli Stati Uniti Donald Trump hanno aperto il fuoco contro una persona nei pressi della Casa Bianca sabato, uccidendola. Secondo quanto riportato dalle forze di sicurezza, intorno alle 18 un uomo si sarebbe avvicinato a un check point e «avrebbe estratto un’arma dalla borsa iniziando a sparare contro gli agenti di guardia». Gli agenti hanno risposto al fuoco colpendo il sospetto, che è stato trasportato in un ospedale della zona, dove è poi morto.
Nello scontro è stato colpito anche un passante che si trova in condizioni critiche in ospedale. Un funzionario delle forze dell’ordine ha affermato che non è chiaro se la persona sia stata ferita dai primi colpi sparati dal sospetto oppure da quelli successivamente esplosi dagli agenti. Il Secret Service ha dichiarato che nessuno dei suoi agenti è rimasto ferito e che il presidente Donald Trump — che si trovava all’interno della Casa Bianca al momento dell’incidente — non è stato «coinvolto».
L’assalitore della Casa Bianca si chiamava Nasir Best, aveva 21 anni e soffriva di disturbi mentali. L’uomo era noto al Secret Service e nell’avvicinarsi al check point del Secret Service ha violato un precedente ordine giudiziario che gli imponeva di stare alla larga dalla Casa Bianca. In passato aveva avuto a che fare due volte con gli apparati di sicurezza che proteggono il presidente, ma non aveva mai brandito armi nei dintorni della sua residenza ufficiale.
«Ringraziamo il nostro straordinario Secret Service e le forze di sicurezza per l’intervento rapido e professionale di questa sera contro un uomo armato vicino alla Casa Bianca, che aveva precedenti di violenza e una possibile ossessione per l’edificio più sacro del nostro Paese», ha scritto Trump sul suo social Truth.
La sparatoria di sabato giunge a meno di un mese dal più recente tentativo di assassinio del presidente, lo scorso il 25 aprile, mentre partecipava alla cena annuale della White House Correspondents’ Association all’Hilton di Washington. Cole Tomas Allen, di Torrance, California, si è recentemente dichiarato non colpevole delle accuse di tentato omicidio nei confronti di Trump e resta in custodia.







