Geopolitica

Spazio, la Germania spariglia le carte della sicurezza europea

Il Governo tedesco ha stanziato 35 miliardi per migliorare l’allerta precoce di attacchi e garantire capacità di lancio all’esercito

di Leopoldo Benacchio

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La Germania prende decisamente l’iniziativa in campo militare con uno stanziamento di ben 135 miliardi di euro, superiore al 3% del suo bilancio. Per la parte spaziale, e questa è una assoluta novità, stanzia 35 miliardi, fino al 2030. Il piano punta a rafforzare la cybersicurezza, migliorare l’allerta precoce di attacchi, aumentare la ridondanza delle costellazioni e garantire capacità di lancio più sicure e flessibili per la Bundeswehr, l’esercito tedesco.

Nel suo complesso è quindi una scelta di campo decisa e non un aggiornamento tecnologico: si vuole costruire una completa architettura nazionale di sicurezza spaziale, dando a Berlino un’autonomia più marcata da condividere con i Paesi di lingua tedesca, come dichiarato dal ministro alla Difesa Pistorius in una recente conferenza stampa. C’è da chiedersi anche come cambierà la posizione dell’Agenzia spaziale europea, Esa, con questa decisione forte del suo più importante contributore.

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I partner di lingua tedesca

La decisione tedesca ribadisce l’importanza del “dominio spazio”, inizialmente pensato importante solo per l’osservazione dei teatri di operazione, ma oggi considerato essenziale a tutto campo: osservazione e deterrenza, comunicazioni, intelligence e intervento.

La Germania ha proposto ai suoi partner di lingua tedesca, Austria, Svizzera e Lichtenstein, anche l’istituzione di un Centro operativo comune per i satelliti militari. L’intenzione è di investire anche nella diversificazione delle capacità di lancio, usufruendo delle aziende nazionali che stanno provando a inserirsi nel settore dei servizi per satelliti relativamente piccoli. Isar Aerospace, Rocket Factory Augsburg e HyImpulse, prossimi a ottenere buoni risultati operativi nel settore lancio, fornirebbero la base industriale principalmente collegata agli aspetti di sicurezza spaziale.

Ovviamente, sopra queste, troviamo OHB che già ha contribuito ai programmi SAR-Lupe, la piccola costellazione radar militare tedesca per la sorveglianza militare, ora dismessa, e SARah, che ha rimpiazzato la precedente. Certamente gli altri due giganti dell’aerospazio Airbus e Rheinmetall faranno parte della filiera che costruirà le nuove costellazioni satellitari militari.

Quali possibilità reali di innovazione?

Sul piano di riarmo tedesco nel suo complesso ci sono anche critiche, secondo un rapporto dell’autorevole Kiel Institute, la Germania spenderà molto investendo in modo “vecchio” tecnologicamente, senza sviluppare sistemi autonomi, intelligenza artificiale e piattaforme realmente innovative. Se vogliamo il rischio, in sostanza, è che il grande sforzo finanziario si traduca in un relativo beneficio, investendo in modelli industriali e militari non attuali, che non tengono conto degli avvenimenti degli ultimi anni.

Nel settore spaziale il pericolo è, per sua natura, molto minore, ma anche qui c’è da considerare la consolidata mentalità europea che guarda al valore delle commesse e non alla capacità di integrare innovazione, velocità di sviluppo e costruzione, fondamentali in campo militare, oltre all’utilizzo dual use dei satelliti.

Quale ruolo per l’Agenzia spaziale europea?

È un punto delicato, che si porta dietro il coordinamento europeo nel suo complesso e il ruolo di Esa, l’Agenzia spaziale europea, di cui Berlino è il maggiore contribuente con oltre cinque miliardi, spalmati su più anni. La cifra rappresenta il 23% dell’intero bilancio dell’Agenzia, mentre Francia, circa il 16.5%, e Italia, 15.7%, contribuiscono quasi alla pari.

La politica di ritorno geografico dell’Esa fa sì che in questi tre Paesi la quasi totalità dell’investimento in Esa venga reinvestito direttamente nell’industria aerospaziale nazionale. Un’ottima cosa, ovviamente, ma che nel tempo ha introdotto una rigidità notevole, nemica dell’agilità di decisione, velocità di realizzazione e, in definitiva, capacità di innovare: i lanciatori europei, ottimi ma non riutilizzabili come quelli di SpaceX, sono meno economici e rappresentano il miglior esempio. La Germania, che è comunque predominante anche nella dirigenza dell’Agenzia, sembrerebbe rafforzare Esa con questo piano spaziale militare, anche se non direttamente, dato che investimenti nazionali di questa portata inducono più capacità industriale e più sviluppo tecnologico. Si potrebbe pensare anche che, in un momento in cui la dipendenza da tecnologie extraeuropee appare sempre più difficile da sopportare, Berlino potrebbe aiutare gli Stati membri di Esa ad uscire da questo vincolo.

Costellazione di satelliti

Altri, forse più realisticamente, vedono il rischio di indebolire il ruolo dell’Esa, che già deve inseguire e finanziare tante iniziative nazionali, per esempio in Francia, Svezia, Spagna, che vogliono sviluppare lanciatori medio piccoli, di cui, si presume, il mercato europeo farà presto richiesta, dato il gran numero di costellazioni satellitari nazionali previste.

Una di queste costellazioni, prevista dal nuovo piano tedesco, è proprio una sorta di Starlink germanico, di cui proprio l’Ucraina ha suggerito la necessità. La mossa sembra una sorta di clonazione delle “buone pratiche” care all’UE, e sarebbe sperabile che si andasse anche oltre.

Esa, per statuto, non può interessarsi del lato militare e, in questo scenario, potrebbe ben restare centrale nei grandi programmi civili, scientifici e di accesso allo spazio, ma perdere progressivamente influenza nelle scelte più strategiche e innovative.

Forse presentando questa possibilità, Josef Aschbacher, direttore generale Esa, in occasione del Globsec forum, che si è tenuto a Praga nei giorni scorsi, ha dichiarato in un’intervista: “Se non faremo grandi cambiamenti, non riusciremo mai a tenere il passo con gli Usa”. Basterebbe aggiungere anche “e Cina”.

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