Ecologia

Specie aliene in Italia: danni per la biodiversità e costi superiori ai 500 milioni di euro l’anno

Pubblicata dall’Ispra la Relazione sulle specie aliene in Italia per i 2025

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Dalle nutrie alla cimice asiatica, passando per il granchio blu, la zanzara Aedes Albopicus sino ad arrivare alla pianta allergenica Ambrosia. Sono solo alcune delle specie aliene che popolano l’Italia e che «rappresentano una significativa minaccia alla diversità, all’economia e alla salute in Italia».

Un universo che determina di circa mezzo miliardo l’anno. A delineare questo scenario è la “Relazione sulle specie aliene in Italia: status, normativa e strategie di contrasto. Rapporto tecnico Ispra realizzato su richiesta del Comitato faunistico venatorio nazionale”, in cui si mette in evidenza come il «fenomeno sia un progressivo aumento, amplificato dalla globalizzazione dei commerci e dai cambiamenti climatici».

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Costi superiori a 500 milioni di euro

«Le specie aliene invasive in Italia danneggiano gravemente la biodiversità e comportano costi superiori a 500 milioni di euro l’anno - commenta Pietro Genovesi, responsabile Fauna dell’Ispra -. Prevenire e ridurre questi impatti è possibile, ma serve maggior impegno di regioni e parchi, oltre ad un monitoraggio più accurato per definire priorità d’azione efficaci». Poi i numeri, tutt’altro che trascurabili. «Il numero di specie aliene introdotte nel nostro Paese supera oggi le 3.800 unità, con circa il 15% di queste classificate come invasive, ovvero che causano impatti sulla biodiversità e spesso anche sulla salute e le attività umane - si legge nel rapporto -. Gli impatti delle specie aliene invasive sulla biodiversità in Italia sono estremamente rilevanti, con effetti particolarmente gravi sulle specie di acqua dolce come pesci e anfibi, per i quali le specie aliene rappresentano la principale minaccia insieme ai cambiamenti climatici».

23 milioni l’anno solo per 15 specie

In questo quadro si inseriscono gli impatti e anche i costi economici legati alle invasioni biologiche. Lo storico documentato, tra il 1990 e il 2020, e calcolato solo per 15 specie aliene, fa una stima di 704,78 milioni di euro, circa 23 milioni l’anno. Una cifra che, come sottolineano dall’Ispra, «rappresenta una forte sottostima per la carenza di informazioni su questa materia, come si può desumere dai dati disponibili per alcune delle specie aliene presenti in Italia». Nel corso degli anni è cresciuto anche il tasso di introduzione di nuove specie, passato dalle 6 registrate negli anni 70 alle 16 negli anni passati sino alle attuali 25 specie per anno. E la conta dei danni si fa sentire come emerge dalla relazione.

Perdite per 356 milioni a causa della cimice asiatica

«La cimice asiatica (Halyomorpha halys) ha causato perdite per almeno 356 milioni di euro in specifiche colture ortofrutticole del Nord Italia nel solo 2019 - si legge -; i costi per i trattamenti e la gestione e trattamentila cocciniglia tartaruga (Toumeyella parvicornis) negli ultimi 4-5 anni ha causato solo in due dei cinque focolai di presenza identificati in Italia centrale (la città di Roma e a Castel Volturno) superiori ai 28 milioni di euro». Senza dimenticare l’esplosione del granchio blu (Callinectes sapidus) nell’area del delta del Po che «ha comportato costi complessivi pari a quasi 50 milioni di euro l’anno nel’ultimo triennio».

12 milioni di danni a causa delle nutrie

E poi la nutria (Myocastor coypus) che «causa costi annuali per danni e gestione che si stima raggiungano i 12 milioni di euro». Non è comunque tutto perché gli impatti causati da altre specie aliene invasive «considerate nello studio di riferimento, come la zanzara tigre (Aedes albopictus) responsabile dell’arrivo nel nostro paese di malattie quali la febbre Dengue e la Chikungunya, sono molto sottostimati, non essendo disponibile alcuno studio circa i costi sanitari legati alle cure connesse».

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Necessario rafforzare prevenzione e sorveglianza

Le stime, comunque, sono molto alte. «È presumibile che le perdite economiche causate dalle invasioni biologiche nel nostro Paese siano superiori a 500 milioni di euro all’anno - prosegue lo studio - , una cifra 20 volte superiore alle stime disponibili e tali costi siano destinati a crescere ulteriormente se non si predisporranno».

Il rapporto evidenzia la priorità di rafforzare le azioni di prevenzione e sorveglianza, migliorando il flusso informativo e rendendo più tempestive ed efficaci le risposte gestionali per affrontare questa sfida ambientale ed economica.

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