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Spreco alimentare, in Italia finiscono nella spazzatura 7 miliardi di euro di cibo

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La filiera del cibo sprecato vale oltre 13 miliardi. E di questi, 7 miliardi e 363 milioni solo nelle case degli italiani. Cifre rilevanti che fotografano il costo annuale dello spreco alimentare in Italia. I numeri sono quelli del Rapporto “Il Caso Italia 2026” dell’Osservatorio Waste Watcher International, diffuso il 3 febbraio scorso, in occasione della 13esima Giornata nazionale di prevenzione dello spreco alimentare. Una fotografia aggiornata che, pur mostrando segnali di miglioramento, evidenzia come il fenomeno continui a rappresentare una criticità economica, oltre che ambientale e sociale.

All’anno si sprecano 26 kg di cibo pro capite

Lo spreco alimentare domestico registra una riduzione: 554 grammi pro capite a settimana, pari a circa 26 chilogrammi annui, con un calo di 63,9 grammi rispetto all’anno precedente. Un progresso che testimonia una crescente consapevolezza da parte delle famiglie italiane, ma che non basta a invertire la rotta. Il valore complessivo delle eccedenze alimentari disperse lungo la filiera – dalla produzione al consumo – resta infatti elevato, alimentando inefficienze che pesano non solo sui bilanci delle famiglie ma sull’intero sistema economico.

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Baby boomer e Gen X sono i più attenti a ridurre gli sprechi

Nonostante la riduzione della quantità di cibo sprecato, rispetto alla rilevazione del 2025, ogni giorno la quota pro capite è di 79,14 grammi. Numeri che mantengono l’Italia sopra la media Ue. I baby boomer, quelli nati tra il 1946 e il 1964, sono i più attenti, con uno spreco settimanale medio pro capite di 352 grammi. Meno virtuose le famiglie della generazione Z, che include i nati fra il 1997 e il 2012, posizionate a quota 799 grammi di spreco settimanale medio pro capite. Un po’ meglio fanno i millennials, nati tra il 1980 e il 1994, con 750 grammi settimanali pro capite, e quelle della generazione X (tra il 1968 e il 1980) con 478 grammi settimanali pro capite.

Meno spreco al Nord e nelle famiglie con figli

Cresce la consapevolezza sullo spreco alimentare, con il 94% degli italiani sensibile alla questione. Lo spreco è più basso al Nord (516 grammi settimanali, -7%) e un po’ più a Sud (591,2 grammi settimanali, +7%), poco più al Centro (570,8 grammi settimanali, +3%). Sprecano meno le famiglie con figli (-10%) e i Comuni fino a 30mila abitanti (-8%). Guardando ai cibi, in cima troviamo la frutta fresca, con 22,2 grammi a settimana, poi la verdura fresca (20,6 grammi) e il pane fresco (19,6 grammi). I più giovani risultano meno attenti alle date di scadenza dei prodotti rispetto ai boomer, molto più efficienti anche per quanto riguarda le pratiche di organizzazione degli acquisti e di gestione del cibo.

Gli effetti su clima e consumo di risorse naturali

Sul piano macroeconomico, lo spreco alimentare incide anche sui costi indiretti: gestione dei rifiuti, emissioni che impattano sul clima, consumo di risorse naturali. Ogni chilogrammo di cibo buttato implica, infatti, un utilizzo inefficiente di acqua, energia e suolo. È qui che il tema si intreccia con le politiche di sostenibilità e con gli obiettivi europei di transizione ecologica, imponendo un cambio di paradigma che superi la logica lineare “produci-consuma-smaltisci”.

Digitalizzazione e scelte individuali come buone pratiche

Le buone pratiche non mancano. Dalla digitalizzazione delle filiere alla diffusione di app anti-spreco, fino alle iniziative di recupero e redistribuzione delle eccedenze, il sistema Italia si sta muovendo. Tuttavia, resta centrale il ruolo dei comportamenti individuali: pianificazione degli acquisti, corretta conservazione degli alimenti, attenzione alle scadenze. È su questo terreno che si gioca una parte decisiva della sfida del futuro.

ReNest, un percorso esperienziale per un sistema alimentare più sostenibile

In questo contesto si inseriscono iniziative di sensibilizzazione capaci di coinvolgere il grande pubblico. Tra queste, ReNest, il progetto promosso da Nestlé in programma a Milano dal 12 al 24 maggio 2026 nel quartiere CityLife. Un percorso esperienziale che mette al centro il concetto di “no waste” e di economia circolare, accompagnando i visitatori in un viaggio tra cibo, ambiente e innovazione. Attraverso installazioni, laboratori e momenti di confronto, ReNest punta a tradurre i grandi temi della sostenibilità in scelte quotidiane, contribuendo a costruire una cultura alimentare più consapevole e responsabile. Un tassello concreto per ridurre uno spreco alimentare che l’Italia non può più permettersi.

I progetti “no waste” di Nestlé

Ridurre lo spreco alimentare anche con azioni concrete. L’impegno nella sostenibilità di Nestlé si declina in diverse iniziative. “Nescafé From Waste to Taste”, per esempio, ha permesso di recuperare fondi di caffè in grani degli hotel per creare il materiale con cui realizzare tazzine personalizzate, in materiali termoplastici di alta qualità. Un esempio perfetto di economia circolare. Come “Live-Haze”, progetto sperimentale di cui il Gruppo Nestlé in Italia è partner. L’obiettivo è valorizzare vari scarti agroindustriali, tra cui le cuticole di nocciola, impiegandoli come ingredienti per la produzione di mangimi zootecnici. Ad oggi sono già state raccolte e utilizzate oltre 6 tonnellate di cuticole di nocciole per l’alimentazione degli animali.

Valorizzare le eccedenze, le storie di Baci e Nescafé

Evitare di sprecare cibo come missione. Dall’intuizione di Luisa Spagnoli, imprenditrice innovativa, nasce il cioccolato Luisa, il fondente Perugina. Nel lontano 1922, Luisa si accorge che il cioccolato e la granella di nocciole che non venivano utilizzati in azienda, a fine giornata diventavano rifiuti da buttare. Ecco l’idea di inventare un cioccolatino che poi diventerà il celebre Bacio Perugina. Pochi anni dopo, nel 1929, Louis Dapples, presidente del Consiglio di amministrazione di Nestlé, ricevette un incarico speciale dal Brasile. Per far fronte al surplus di caffè nel paese, fu chiesto a Nestlé di pensare a un prodotto che utilizzasse la quantità di chicchi di caffè in eccesso che erano stati raccolti, proprio con l’intento di evitare sprechi. Così nacque il Nescafé. Dalle eccedenze nascono le idee più brillanti: quando nulla viene sprecato, tutto può diventare innovazione.

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