La guerra nel Golfo

Starmer convoca summit con 35 Paesi per lo Stretto di Hormuz

Il premier sta prendendo le distanze da Washington e vuole rafforzare i legami con la Ue

di Nicol Degli Innocenti

Keir Starmer. (Reuters)

2' di lettura

English Version

2' di lettura

English Version

LONDRA - Il Governo britannico ha organizzato per domani, giovedì 2 aprile, un summit virtuale con 35 Paesi, tra i quali l’Italia, per tentare di alleviare la crisi dello stretto di Hormuz. Il premier Keir Starmer ha annunciato che la ministra degli Esteri, Yvette Cooper, ospiterà l’incontro per discutere piani concreti per ripristinare la libera circolazione nello stretto, di fatto bloccato dall’Iran come ritorsione per l’attacco Usa.

L’incontro «valuterà tutte le possibili misure diplomatiche e politiche che possiamo prendere per ripristinare la libera navigazione, garantire la sicurezza delle navi e dei marinai bloccati nello stretto e riprendere la circolazione di materie prime cruciali», ha detto Starmer.

Loading...

Londra punta a una soluzione diplomatica e si prepara alla fase successiva

Il Governo britannico si è già rivolto a strateghi militari che studieranno come «rendere lo stretto sicuro e accessibile dopo il cessate il fuoco», ha spiegato il premier. La prima fase punterà a individuare e neutralizzare le mine, mentre la seconda a proteggere petroliere e altre navi che attraversano lo stretto.

Starmer ha ribadito che la Gran Bretagna non intende essere “trascinata in guerra” e che riaprire lo stretto di Hormuz è il modo migliore per impedire un ulteriore aumento dei prezzi dell’energia e di altri beni che sta danneggiando tutti i Paesi coinvolti.

I 35 Paesi invitati

I 35 Paesi che parteciperanno al summit sono quelli che il mese scorso hanno firmato la Dichiarazione congiunta proposta da Londra, criticando l’Iran per la chiusura dello stretto ma dicendosi «pronti a contribuire a sforzi appropriati per assicurare il passaggio sicuro attraverso lo stretto di Hormuz», sempre nel rispetto della legge internazionale. La Dichiarazione ha anche espresso apprezzamento per «l’impegno delle nazioni che stanno facendo piani preparatori» in tal senso.

Oltre ai sette firmatari originali della Dichiarazione del 19 marzo – Regno Unito, Italia, Francia, Germania, Olanda, Canada e Giappone – nelle ultime settimane si sono aggiunti numerosi altri Paesi tra cui Danimarca, Svezia, Norvegia, Estonia, Australia, Nuova Zelanda, Corea del Sud, Bahrein e Emirati Arabi Uniti.

Il Regno Unito deve stringere rapporti sempre più stretti con l’Europa

L’instabilità globale causata dalla guerra in Iran dimostra che il Regno Unito deve stringere rapporti sempre più stretti con l’Europa sia sul fronte dell’economia che della difesa, ha detto Starmer. I dettagli verranno discussi a un summit con la Ue previsto per quest’estate, che avrà “obiettivi più ambiziosi” degli incontri precedenti e andrà oltre gli accordi già raggiunti in materia di commercio, energia, pesca e difesa.

«È sempre più evidente che mentre il mondo segue questo percorso imprevedibile, il nostro interesse nazionale richiede rapporti più stretti sul lungo termine con i nostri alleati in Europa», ha dichiarato il premier, avvertendo che, indipendentemente dalla lunghezza del conflitto, le conseguenze della guerra in Iran avranno un impatto duraturo.

Starmer aveva fatto di tutto per ingraziarsi il presidente Usa Donald Trump e stabilire rapporti amichevoli con lui, ma negli ultimi giorni Trump, offeso per il rifiuto di Londra di partecipare attivamente al conflitto, ha ripetutamente preso di mira il premier britannico, chiamandolo “vigliacco” e “non all’altezza di Churchill.”

Starmer ha mantenuto un dignitoso silenzio, ma le sue azioni contano più delle parole. Il premier, che nella campagna referendaria dieci anni fa si era schierato contro Brexit, sta prendendo le distanze da Washington e vuole rafforzare i legami con la Ue.

Riproduzione riservata ©

Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti