Strategie per dormire bene: il fenomeno del Ping Minimalism
Disconnettersi dalla tecnologia con vernici e tessuti che schermano radiazioni e campi elettromagnetici in camera da letto. Obiettivo: bandire le notifiche prima di andare a dormire.
di Margherita Proietti
4' di lettura
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Entrando nella Off Room dell’Hostal Grau di Barcellona, la prima cosa che si nota non è quello che c’è, ma quello che manca. Niente router a vista né stand-by luminosi o lucine lampeggianti. Il wifi si può spegnere, sostituendolo con un cavo. Sotto la vernice bianca delle pareti c’è uno strato di pittura schermante che riduce le radiazioni generate da reti, smartphone e antenne. La stanza rappresenta uno dei più recenti cambiamenti nel design degli interni: spazi progettati per disconnettersi dalla tecnologia, con effetti sul comportamento, ma anche sul corpo. Come atto consapevole di cura di sé. Molte persone vogliono ridurre le radiazioni in casa, e lo fanno per ragioni diverse.
C’è chi soffre di elettrosensibilità – cefalee, difficoltà di concentrazione –, anche se per l’Oms non ci sono prove che quei sintomi siano causati dall’esposizione ai campi. E c’è chi dorme male: la luce blu inibisce la melatonina, le notifiche spezzettano il riposo anche quando non le apriamo. Gli italiani trascorrono in media quasi tre ore al giorno guardando il cellulare, concentrate tra il mattino appena svegli e la sera prima di dormire, le stesse ore che un tempo erano scandite dal silenzio. Negli Stati Uniti si superano le cinque ore, il 14 per cento in più rispetto all’anno precedente. A un certo punto qualcuno ha smesso di chiedersi come usare meglio il telefono e ha cominciato a chiedersi come costruire stanze, edifici, hotel, dove finalmente non prenda.
«Questo bisogno ha un nome preciso: Ping Minimalism», dice Sara Maggioni di WGSN, azienda leader nell’analisi delle tendenze globali, che lo ha inserito nel report Future Consumer 2027: Emotions. «Dopo pandemia e policrisi le emozioni sono diventate il principale motore dei comportamenti di consumo, alimentando il desiderio di una vita meno sovraccarica. Cresce anche una diffidenza verso la tecnologia che spinge a ridefinire i confini della connessione». Per il 2027 WGSN individua come emozione chiave il witherwill, termine coniato dallo scrittore John Koenig nel Dictionary of Obscure Sorrows, per indicare il desiderio di liberarsi dalle responsabilità. «Il problema non è la tecnologia in sé, ma l’uso compulsivo: notifiche continue, scrolling, dipendenza progettata dalle piattaforme stesse. Il cambiamento passa per lo più dalla costruzione di nuove abitudini quotidiane, come impostare limiti e stabilire momenti offline».
Ma fuori dagli studi di tendenza e dentro alla vita reale, qualcuno ha già cominciato a intervenire sulle pareti delle stanze. Il mercato dei materiali schermanti funziona su un principio fisico, la gabbia di Faraday, superficie conduttiva che riflette o assorbe i campi elettromagnetici come uno specchio. I tessuti schermanti (fibre di argento, rame o acciaio inossidabile) si usano per tende, fodere di pareti, baldacchini. L’azienda svizzera Swiss Shield li produce intrecciando cotone biologico con un monofilamento di argento e rame. Il prodotto più diffuso, Naturell, pesa 69 grammi e costa a partire dai 30 euro al metro quadro. Le vernici schermanti, invece, agiscono direttamente sui muri. Il produttore di riferimento è YShield, azienda tedesca attiva dal 2003, distribuita in oltre 150 Paesi. Produce una vernice nera a base d’acqua applicabile come primer su quasi tutte le superfici, da rifinire poi con qualsiasi pittura decorativa.
Un litro copre dai 4 agli 8 metri quadrati, il prezzo oscilla tra 40 e 50 euro. Che tra i clienti figurino Apple, Google, Airbus e Mercedes-Benz dice molto sull’origine di questi prodotti, nati per le camere di test dell’industria elettronica, e oggi sempre più comuni sul mercato residenziale. L’approccio più radicale è un progetto pilota a Bruxelles, raccontato alla tv pubblica fiamminga VRT dal suo ideatore, l’ingegnere Miguel Coma. Appartamenti dove le radiazioni non entrano, senza wifi, gsm o bluetooth, solo connessioni cablate. L’edificio, ancora in costruzione, userà materiali schermanti per pareti, tetto e finestre, incluso un vetro tecnico che blocca le radiazioni in entrata e in uscita. «Il Ping Minimalism non riguarda solo ciò che rimuoviamo, ma anche come rimodelliamo lo spazio per supportare la vita analogica», aggiunge Maggioni.










