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Stretta Ue sul vaping, Anafe lancia l’allarme: la filiera rischia il collasso

Secondo Anafe, la revisione delle direttive Ue Ted e Tpd proposta da Bruxelles potrebbe azzerare le entrate dello Stato e soffocare il mercato. È necessario invece contrastare il «Far West digitale» delle vendite irregolari online

di Pietro Menzani

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La stretta in arrivo da Bruxelles sulle sigarette elettroniche rischia di provocare «il collasso strutturale di un comparto nazionale che oggi vale un miliardo di euro e garantisce 50mila posti di lavoro». A lanciare l’allarme è Anafe Confindustria, l’Associazione nazionale produttori fumo elettronico.

Al centro del monito dell’associazione c’è la proposta del Consiglio Ue sulla revisione delle direttive Ted (Tobacco excise directive) e Tpd (Tobacco products directive), le normative comunitarie che regolano il mercato dei prodotti del tabacco e stabiliscono i livelli minimi di tassazione all’interno del territorio dell’Unione europea.

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La direttiva Ted

Secondo il presidente di Anafe Confindustria Umberto Roccatti l’imminente riforma della Ted - la direttiva che fissa le aliquote minime delle accise che gli Stati membri devono applicare sul tabacco - potrebbe tradursi in incrementi «del tutto insostenibili per le imprese e per i consumatori». L’associazione stima infatti che la stretta potrebbe causare un aumento superiore al 100% per i prodotti contenenti nicotina e di circa il 200% per quelli senza.

Una revisione come quella proposta dal Consiglio Ue - spiega Roccatti - sortirebbe l’effetto di soffocare il mercato introducendo tasse troppo alte e azzerando le entrate dello Stato. Il precedente che preoccupa Anafe risale al 2014, quando, secondo la ricostruzione dell’associazione, l’introduzione di un’imposta sproporzionata portò lo Stato ad incassare solo tre milioni di euro invece dei 107 preventivati.

Il risultato, in quell’occasione, era stato il crollo della filiera legale «con la chiusura di 5.000 piccole imprese». Proprio in ragione di ciò, il contrabbando divenne endemico nel settore e Roccatti spiega che solo quattro anni dopo, nel 2018, la situazione tornò in equilibrio «grazie a incrementi graduali a una sola cifra».

Il flavour ban

Anafe Confindustria ha espresso una posizione di forte contrarietà anche nei confronti della revisione della direttiva Tpd, la normativa che disciplina la produzione e la vendita di tutti i prodotti del tabacco, compreso il mondo del vaping. Ad impensierire l’associazione è specialmente il possibile divieto di vendita dei liquidi aromatizzati, il cosidedetto flavour ban. Secondo il presidente, questo provvedimento, che mira a limitare il consumo da parte dei minori, ha un carattere puramente ideologico e «ignora completamente la realtà».

Roccatti osserva che la questione da affrontare è piuttosto quella dell’effettività dei controlli sui canali non autorizzati, dato che i divieti e le sanzioni per gli under 18 esistono già.

«Bloccare gli aromi significa colpire al cuore lo strumento stesso della riduzione del danno: essi sono infatti essenziali per aiutare i fumatori adulti ad abbandonare le sigarette tradizionali». Il flavour ban, secondo le stime di Anafe, potrebbe far crollare il gettito erariale di almeno il 90%, «decretando il collasso del sistema».

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Il mercato illecito online

Roccatti sostiene dunque che il vero problema da affrontare rimanga il mercato illecito online e, nello specifico, le vendite irregolari sui social e su siti internet esteri di paesi membri dell’Unione, descritte come un vero e proprio «Far West digitale». Riguardo a questo tema, Anafe Confindustria chiede alle istituzioni di irrigidire i controlli sul web, evitando di «sovraccaricare di adempimenti e burocrazia esclusivamente gli operatori regolari e riconoscibili del territorio».

Roccatti afferma infine di confidare che «il Governo difenda nei tavoli europei una filiera da un miliardo di euro e centinaia di milioni di gettito» e annuncia che «le aziende italiane sono pronte a compiere ulteriori sforzi verso una compliance ancora più massiccia, purché le misure siano graduali, sostenibili e supportate da una reale capacità dello Stato di garantirne il rispetto da parte di tutti».

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