Studioso dell’anima italiana, politico e ribelle
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Giuseppe Verdi non fu soltanto un gran compositore e conoscitore dell’anima umana. Fu anche un pensatore le cui scelte musicali e drammatiche riflettevano la sua concezione di valori etici presi, per lo più, come scontati da gran parte del suo pubblico: l’onore, la vergogna, il destino, pure il patriottismo. Esibiva sempre un senso critico raffinato, sfumato, a volte aspro, nei confronti delle consuete attitudini della sua epoca, come anche nella vita politica. Il 5 ottobre (alle 11) al Teatro Regio di Parma l’antropologo Michael Herzfeld, professore emerito della Harvard University, terrà la conferenza Giuseppe Verdi Antropologo del Mediterraneo, in collaborazione con Università di Parma e Accademia Verdiana.
Chiedilo al Sole
Herzfeld, che ha ampi studi nell’antropologia dell’Europa meridionale, anche lui critico del ritratto convenzionale delle “culture mediterranee”, rifletterà in chiave al contempo autobiografica e comparativa sulla rappresentazione dell’etica nelle opere di Verdi (soprattutto quelle dei suoi primi anni da compositore) e in antropologia, offrirà una lettura piuttosto lontana da quella letterale che spesso nasconde lo spirito ribelle che anima tante delle opere di Verdi.
Tra queste, la più ignota è probabilmente Stiffelio, il cui argomento, tuttavia, potrebbe capovolgere le consuete interpretazioni di Ernani, Nabucco e La Forza del Destino. Il relatore si chiederà, inoltre, come quella musica, spesso intesa come espressione dell’italianità, commuova anche delle persone che non condividono quell’identità nazionale, nemmeno l’ideologia politica soggiacente, e finirà con una riflessione sulle distorsioni storiche del significato sia di Giuseppe Verdi che del filosofo napoletano Giambattista Vico, spesso visto anche lui come campione dell’italianità.

