Metropoli in crisi

Sudafrica, piano di tre anni per «stabilizzare» Johannesburg

La capitale finanziaria dell’Africa vacilla da tempo sull’orlo del default

dal nostro corrispondente Alberto Magnani

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Una veduta di Johannesburg e del suo Central business district REUTERS

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NAIROBI - Il ministero del Tesoro sudafricano ha predisposto un piano di intervento triennale per «stabilizzare» e salvare dal collasso Johannesburg, la capitale finanziaria del Paese.

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Lo ha annunciato il 14 settembre il responsabile del dicastero, Enoch Godongwana, confermando la portata di una crisi che ha già fatto vacillare sull’orlo del default una città chiave sulle finanze di una delle principali economie africane. L’intervento rimarrà in atto anche in caso di un cambio di potere ai vertici della municipalità dopo le elezioni amministrative del 4 novembre, attese come un banco di prova cruciale sulla tenuta delle forze al potere.

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Johannesburg è governata da una coalizione guidata dall’African national congress, lo storico partito ai vertici di Pretoria dal 1994 e reduce dallo shock delle elezioni del 2024: le prime a segnare una battuta d’arresto sotto l’asticella del 50% dei consensi, costringendo l’Anc alla formazione di una coalizione di 10 partiti che include anche i rivali storici della Democratic Alliance. I due partiti sono alleati nel governo ma contrapposti su scala regionale, tanto che la Da tenterà di scalzare il partito nella corsa per «Joburg» e imporre un cambio di rotta drastico alla gestione della municipalità. «Qualsiasi governo che nascerà a Johannesburg avrà bisogno del nostro sostegno, quindi saremo presenti nei prossimi tre anni» ha dichiarato Godongwana.

Il caos gestionale di Johannesburg

«Joburg», l’abbreviativo ufficiale della metropoli, ospita la borsa valori più capitalizzata del Continente e incide sul 15% del Pil sudafricano, fungendo da epicentro dei big industriali, bancari e minerari del Paese. La sua effervescenza economica si accompagna a una crisi gestionale interna, culminata in un deficit di 128 milioni di dollari Usa nel bilancio per l’anno fiscale 2026-2027. Una delle zavorre più insidiose sono i debiti per circa 350 milioni di dollari cumulati con le utility pubbliche nazionali Eskom e Rand Water, a propria volta penalizzate da ritardi nei pagamenti dalle amministrazioni locali. Godongwana aveva già congelato a luglio i fondi per 67 amministrazioni, inclusa quella di Johannesburg, salvo allentare la presa dopo l’impegno dell’amministrazione a «sanare» i conti pubblici in tempi rapidi. Il suo piano di stabilizzazione triennale scandisce una rottura decisiva, spiega l’analista Marisa Lourenço. Alle origini del caos gestionale c’è la frammentazione amministrative in 13 enti diversi per l’erogazione dei servizi, tutti nel perimetro della municipalità. «In un sistema così decentralizzato - dice Lourenço - affidare un comune metropolitano alla gestione del Tesoro nazionale significa che la situazione è ormai giunta a un punto di non ritorno».

Riproduzione riservata ©
  • Alberto Magnani

    Alberto MagnaniCorrispondente

    Luogo: Nairobi

    Lingue parlate: inglese, tedesco

    Argomenti: Lavoro, Unione europea, Africa

    Premi: Premio "Alimentiamo il nostro futuro, nutriamo il mondo. Verso Expo 2015" di Agrofarma Federchimica e Fondazione Veronesi; Premio giornalistico State Street, categoria "Innovation"

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