Sudan, l’offensiva valutaria delle Rsf per spaccare (ancora) il Paese
I paramilitari diffondono nuove banconote per acuire il dualismo fra il governo di Khartoum e la propria amministrazione. Non sono chiari gli esiti
dal nostro corrispondente Alberto Magnani
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3' di lettura
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NAIROBI - L’obiettivo è acuire la frattura fra i due Sudan, quello sotto il controllo dei regolari e il para-Stato inaugurato dei paramilitari delle Rapid support forces. L’effetto rischia di essere più simbolico che sostanziale, anche se aggiunge un elemento di caos allo scenario sempre più precario del Paese. A quanto riportano l’agenzia Reuters e i media locali, le Rsf hanno iniziato a far circolare da alcune settimane sterline sudanesi fresche di stampa ed estranee al controllo della Banca centrale di Khartoum.
Chiedilo al Sole
La manovra ha formalizzato un nuovo fronte di divisione del Paese, il terzo più esteso dell’Africa, oggi spaccato a metà fra un Sud-ovest sotto il controllo dei paramilitari e un centro-nord-est, incluse la capitale Khartoum e la sua Central Bank of Sudan, governato dall’esecutivo dei militari: l’unico riconosciuto dalla comunità internazionale, anche se l’amministrazione delle Rsf mantiene la sua rete di rapporti internazionali e sta cercando di consolidare la sua veste di amministrazione alternativa a quella capeggiata dall’esercito.
La spaccatura politica e valutaria del Sudan
Il Sudan è ostaggio dall’aprile del 2023 della guerra scoppiata fra l’esercito regolare e i paramilitari delle Rsf, capeggiati rispettivamente dal generale Abdel Fattah Abdelrahman al-Burhan e il suo omologo Mohammed Dagalo detto «Hemetti». Il conflitto è sfociato in quella che le Nazioni unite classificano come una delle peggiori crisi umanitarie su scala globale, con un bilancio attuale oltre i 12 milioni di sfollati interni o esterni al Paese e un totale di vittima che oscilla a seconda delle stime: un dato di origine statunitense del 2024 parlava di 150mila decessi, mentre numeri diffusi due anni più tardi alzavano l’asticella vicino ai 400mila. Le ostilità fra le due fazioni si sono innescate a Khartoum e dilagate nel resto del Paese, sfociando nella dichiarazione di una amministrazione indipendente sotto il controllo delle Rsf: il cosiddetto governo Tasi, noto ufficialmente come Sudan Founding Alliance e dichiarato unilateralmente a inizio 2025 come stato indipendente e ostile al vecchio establishment di Khartoum.
La contesa valutaria si riverbera dall’inizio della guerra sudanese, aumentando la pressione su un’economia già piagata dal conflitto e una divisa colata a picco nel suo valore rispetto al dollaro. Lo stesso esercito regolare ha “scomunicato” nel 2024 la vecchia sterlina sudanese, dando il via all’emissione di banconote nell’ordine dei 500 e 1000 pound. Le Rsf ne hanno contestato la validità, favorendo una penuria di contanti confermata a Reuters da diversi testimoni nelle porzioni di territorio sotto il controllo dei miliziani. Ora il debutto della sterlina del cosiddetto Darfunistan, come le Rsf chiamano la propria amministrazione, rappresenta un tentativo di risposta e auto-legittimazione anche sul versante valutario. L’introduzione di una divisa de facto alternativa «rischia di aggravare la frammentazione del Sudan, ma ci sono dei limiti pratici evidenti» dice l’analista geopolitico Luciano Pollichieni.

