Sui costruttori la scure degli extra-costi
La corsa dei prezzi abbatte i margini dei lavori. Le imprese: «Subito i ristori o cantieri a rischio». Il Mit: per il 2024-2025 mancano 1,5 miliardi
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«Calcestruzzo, plastica, bitume, persino i cavi elettrici. Cosa vuole che le dica, - spiega Edoardo Ronzoni - qui tutto aumenta, l’utile viene mangiato via e ci manca liquidità: se va avanti così dovremo fermare qualche cantiere». «L’arretrato per noi vale 60 milioni - racconta Roberto Davoli - e mancano all’appello somme richieste per la fine del 2024 e l’intero 2025. Siamo quindi a quasi due anni di mancati incassi, situazione paradossale da risolvere al più presto».
Chiedilo al Sole
Voci non isolate, quelle dell’amministratore unico della brianzola Ronzoni e del presidente del gruppo modenese Cmb, all’interno di un comparto, quello delle costruzioni, coinvolto in modo trasversale dagli effetti nefasti degli extra-costi.
Impennata dell’energia e dei materiali ad affliggere in generale il settore, che fatica a vedersi riconoscere dalla controparte pubblica le variazioni al rialzo intervenute. Problema già presente negli anni passati, esploso con forza nel 2022 dopo l’invasione dell’Ucraina ma che si acuisce ora, alla luce del nuovo scatto verso l’alto dei listini innescato dalla crisi di Hormuz. Nella stima di Ance, l’associazione dei costruttori edili, tra arretrati maturati nel biennio 2024-25 (1,99 miliardi) e gli 1,8 miliardi stimati quest’anno, occorre iniettare globalmente nel sistema 3,8 miliardi per lavori già eseguiti.
A fronte di ciò, le risorse stanziate finora non sono sufficienti e lo stesso Ministero delle Infrastrutture evidenzia come a fronte di richieste pervenute (1,8 miliardi per il 2025 più un residuo da saldare per fine 2024) il deficit di cassa attuale è 1,45 miliardi, con una disponibilità dunque pari ad un quarto del necessario.
«Noi stiamo aspettando 130 milioni - spiega il direttore generale di Pizzarotti Francesco Aguglia - e visti i pesanti ritardi stiamo valutando con i legali se chiedere anche gli oneri finanziari connessi, non si tratta di cifre di poco conto. Ma per il 2026 i problemi sono anche maggiori, dato che la Legge di Bilancio ha stabilito che ora devono essere le stazioni appaltanti a trovare i fondi necessari per gli extracosti, nel caso definanziando altre opere».








