Sui listini industriali (+6,8%) pesa l’energia (+23%). Giù alimentari, moda ed elettronica
Ad aprile la crescita è legata a gas e greggio. Su base mensile rincari medi limitati allo 0,3%
di Luca Orlando
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La temuta impennata ancora non c’è, o almeno non nelle dimensioni prospettate. I dati di aprile dei prezzi alla produzione evidenziano un aumento medio del 6,8% rispetto allo stesso mese dell’anno precedente e anche se si tratta di uno scatto evidente rispetto al 4,2% di marzo, scomponendo l’analisi nei diversi settori produttivi è soprattutto l’energia a far registrare valori fuori controllo. Così come accaduto nella crisi del 2022, gli effetti di trascinamento che si propagano dall’energia richiedono comunque alcuni mesi per trasferirsi a valle.
Nella media, l’aumento annuo è del 6,8% (+0,3% rispetto al mese precedente) ma per alcuni comparti, come l’alimentare, tessile-abbigliamento ed elettronica vi sono persino delle riduzioni tendenziali. Nell’energia i rincari su base annua sfiorano il 23% (+71% per i prodotti petroliferi) mentre per beni durevoli, di consumo e intermedi le crescite sono mediamente più contenute.
Peraltro, segnala l’Istat, la crescita tendenziale dell’energia è amplificata dall’effetto statistico derivante dal confronto con aprile 2025, quando si rilevarono ampi ribassi dei prezzi del comparto. Per le costruzioni, l’aumento congiunturale dei prezzi è dovuto soprattutto ai rialzi dei costi dei materiali e dei carburanti.
Nel dettaglio
Ad aprile 2026, i prezzi alla produzione dell’industria aumentano dello 0,3% su base mensile e del 6,8% su base annua (era +4,2% a marzo). Sul mercato interno i prezzi sono pressoché stazionari su base mensile (+0,1%) e crescono dell’8,8% su base annua (da +5,4% del mese precedente). Al netto del comparto energetico, i prezzi registrano un aumento congiunturale dello 0,6% e una crescita tendenziale del 2,0% (da +1,5% di marzo).








