Economia Digitale

Supercalcolo e AI, l’Europa avanza e l’Italia gioca un ruolo da protagonista

Il Vecchio continente punta a rendersi indipendente a livello di infrastrutture e capacità computazionale nell’era dell’AI: bologna emerge come hub continentale con il nuovo computer quantistico Sol e l’upgrade del supercomputer Leonardo

(Adobe Stock)

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La potenza di calcolo di cui si nutre l’intelligenza artificiale generativa è diventata una questione strategica per governi e industrie. Mentre i modelli crescono in complessità e i casi d’uso si moltiplicano, l’Europa punta a colmare il divario con Stati Uniti e Cina investendo in infrastrutture di supercalcolo e, sempre più, nell’integrazione con il quantum computing. In questa corsa, l’Italia si sta ritagliando un ruolo da protagonista, con Bologna che emerge come hub continentale in nome della sovranità digitale europea.

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A segnare un’accelerazione decisiva in questo senso è stata l’inaugurazione, a giugno, di due nuovi sistemi presso il centro Cineca di Bologna: Sol, il nuovo computer quantistico europeo, e Lisa, l’upgrade del supercomputer Leonardo dedicato all’intelligenza artificiale. Entrambi sono frutto della collaborazione tra EuroHpc Joint Undertaking, ministero dell’Università e della Ricerca e Agenzia per la Cybersicurezza Nazionale. «Con Sol e Lisa stiamo rafforzando il nostro ecosistema sovrano di supercalcolo e offrendo agli utenti europei nuovi strumenti per innovare attraverso AI, Hpc e tecnologie quantistiche», ha dichiarato Anders Jensen, direttore esecutivo di EuroHpc JU.

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L’integrazione tra supercalcolo classico e quantum computing rappresenta la frontiera più avanzata della capacità computazionale. I computer quantistici sfruttano i qubit, che a differenza dei bit tradizionali possono rappresentare simultaneamente più stati grazie al principio della sovrapposizione quantistica. Questo consente di far lievitare in maniera esponenziale la potenza computazionale e di affrontare problemi di ottimizzazione e simulazione che richiederebbero tempi proibitivi anche per i supercomputer più potenti. Bologna ospita ora due sistemi quantistici: oltre a Sol, basato su tecnologia a ioni intrappolati dell’austriaca Aqt, è operativo anche il sistema Siemens-Pasqal, il primo in Europa pensato specificamente per applicazioni industriali.

Il contesto europeo è quello di una rincorsa. Secondo un rapporto McKinsey pubblicato a dicembre, l’Europa sconta un gap significativo rispetto a Stati Uniti e Cina in termini di capacità computazionale dedicata all’AI. Gli hyperscaler americani investono decine di miliardi di dollari in Gpu e acceleratori, mentre le Big tech cinesi godono di un sostegno statale massiccio e coordinato.

L’Unione europea ha risposto con lo European Chips Act, che mira a raddoppiare la quota europea nella produzione globale di semiconduttori dal 10% al 20% entro il 2030, mobilitando oltre 43 miliardi di euro di investimenti pubblici e privati.

Ma i chip da soli non bastano. Servono infrastrutture di calcolo su scala continentale, ed è qui che entra in gioco EuroHpc. L’iniziativa congiunta ha già dispiegato una rete di supercomputer di classe mondiale, e l’Europa è appena entrata nell’era dell’exascale con l’attivazione del tedesco Jupiter, il primo sistema europeo capace di superare la soglia di un miliardo di miliardi di operazioni al secondo.

L’Italia non sta a guardare: Leonardo, ospitato al Cineca, resta tra le macchine più potenti al mondo e con l’upgrade Lisa acquisisce capacità specifiche per il training e l’inferenza di modelli di intelligenza artificiale.

La partita si gioca anche sul fronte degli investimenti privati. A maggio un consorzio formato da Leonardo, AI4Industry ed Eni ha candidato l’Italia a ospitare una AI Gigafactory europea, un’infrastruttura di calcolo dedicata esclusivamente all’addestramento di modelli di intelligenza artificiale su larga scala. La proposta prevede l’installazione a Torino, dove già operano competenze di eccellenza nel settore aerospaziale e automotive. «L’Italia ha le carte in regola per diventare un polo di riferimento europeo nell’intelligenza artificiale», ha commentato un portavoce del consorzio. Se il progetto andrà in porto, si aggiungerebbe un tassello fondamentale alla strategia nazionale di sovranità digitale.

Il tema della sovranità computazionale si intreccia strettamente con quello della sicurezza e dell’autonomia strategica. Addestrare modelli di AI su infrastrutture nazionali o europee significa mantenere il controllo sui dati utilizzati, sugli algoritmi sviluppati e sulle applicazioni che ne derivano. È una considerazione che vale per la ricerca scientifica come per le applicazioni industriali e militari. L’Agenzia per la Cybersicurezza Nazionale, non a caso, è partner attivo nei progetti EuroHpc ospitati in Italia.

Le sfide restano significative. Il consumo energetico dei data center dedicati all’AI cresce a ritmi esponenziali, ponendo interrogativi sulla sostenibilità ambientale ed economica di questa corsa. La disponibilità di competenze specializzate è un altro collo di bottiglia: formare ingegneri e ricercatori capaci di sfruttare queste infrastrutture richiede tempo e investimenti in formazione.

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E la competizione globale non attende: mentre l’Europa inaugura i suoi primi sistemi exascale, Stati Uniti e Cina stanno già pianificando la generazione successiva.

Eppure, il messaggio che emerge da Bologna è di cauto ottimismo. L’Italia dispone oggi di un ecosistema che combina supercalcolo tradizionale, quantum computing e infrastrutture dedicate all’AI, il tutto sotto governance europea.

È un punto di partenza, non di arrivo, ma segna una direzione chiara: costruire le fondamenta di un’autonomia tecnologica che consenta all’Europa di competere nella nuova economia dell’intelligenza artificiale senza dipendere interamente da potenze extra-continentali.

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