Primo accordo politico

Svolta della Ue su Israele: sanzioni ai coloni violenti

L’Alta rappresentante Kallas: «Era ora di passare dall’impasse all’azione». Non c’è però intesa per imporre dazi sulle merci provenienti dagli insediamenti

dal nostro corrispondente Beda Romano

La responsabile della politica estera dell'Unione Europea, Kaja Kallas, parla con i giornalisti al suo arrivo a una riunione dei ministri degli Esteri  APN

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BRUXELLES - La questione israeliana continua a provocare divisioni tra i Ventisette. Ieri i ministri degli Esteri dell’Unione europea hanno trovato un accordo per sanzionare i coloni israeliani più estremisti, oltre che alcuni leader di Hamas. L’ipotesi di sospendere i rapporti commerciali con lo Stato ebraico in alcuni settori economici resta invece troppo controversa agli occhi di molti Paesi membri. Nel frattempo, l’Unione europea torna a riallacciare i legami con la Siria.

«Era ora di passare dall’impasse all’azione», ha affermato dopo la riunione ministeriale l’Alta Rappresentante per la Politica estera e di Sicurezza Kaja Kallas, riferendosi alla decisione di sanzionare i coloni israeliani più estremisti – mancavano ieri sera dettagli precisi sulle nuove misure. La decisione è giunta all’unanimità dei paesi membri. L’Ungheria, che da tempo bloccava la scelta, ha cambiato posizione con l’arrivo al potere del nuovo premier Péter Magyar.

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Secondo le informazioni raccolte a margine della riunione, i ministri israeliani Bezalel Smotrich e Itamar Ben-Gvir, i cui nomi erano stati inseriti in una prima bozza di sanzioni, sono stati rimossi pur di ottenere il consenso degli Stati membri. Il ministro degli Esteri israeliano Gideon Sa’ar ha criticato le misure europee, definendole «arbitrarie e politiche», aggiungendo che «l’inaccettabile paragone che l’Unione europea ha scelto di fare tra cittadini israeliani e terroristi di Hamas» è «oltraggioso».

Numerosi organismi internazionali sottolineano da tempo l’aggravarsi delle violenze in Cisgiordania, dove giovani palestinesi vengono uccisi con crescente regolarità in un contesto segnato da incendi dolosi, atti di vandalismo e sfollamento delle comunità agricole. Secondo l’Ufficio delle Nazioni Unite per il coordinamento degli affari umanitari, da inizio anno sono stati uccisi almeno 40 palestinesi, di cui 11 per mano dei coloni, un numero record, due in più rispetto a tutto il 2025.

In compenso, la riunione ministeriale di ieri non ha permesso di trovare un accordo su eventuali sanzioni di natura commerciale contro Israele. Mentre la sospensione tout court dell’accordo di associazione con lo Stato ebraico richiederebbe l’unanimità dei Ventisette, misure commerciali ad hoc potrebbero essere prese alla maggioranza qualificata. Ha riassunto ieri l’Alta Rappresentante: «Molti paesi vogliono ulteriori sanzioni contro Israele. Molti paesi non vogliono ulteriori sanzioni contro Israele».

In privato alcuni governi hanno criticato Bruxelles per non avere presentato proposte formali. «Il commercio non è tra le mie attribuzioni», si è difesa la signora Kallas, rinviando la responsabilità al commissario Maroš Šefčovič. Sul tavolo c’è una proposta franco-svedese per imporre dazi sulle merci provenienti dagli insediamenti della Cisgiordania. Prima della riunione il ministro degli Esteri Antonio Tajani si era voluto cauto: «Siamo pronti a esaminare la proposta franco-svedese, ma bisogna studiarla e non credo che sia una decisione che si prenderà oggi».

In realtà, molti Paesi sono freddi all’idea di contemplare misure commerciali: in particolare la Germania, la Repubblica Ceca, la Croazia e anche l’Ungheria del nuovo premier Magyar, che ieri ha espresso prudenza. L’esecutivo comunitario cammina sulle uova e per ora non vuole presentare formalmente alcunché, nonostante l’emozione popolare provocata dai bombardamenti israeliani a Gaza, in Libano e contro l’Iran, oltre alle violenze in Cisgiordania.

Nel frattempo, sempre ieri i ministri degli Esteri hanno anche deciso di ripristinare con la Siria un accordo di cooperazione che era stato sospeso nel 2011 quando la rivolta contro l’allora leader Bashar al-Assad aveva gettato le basi di una guerra civile durata 14 anni. Appena qualche giorno fa, i capi di Stato e di governo dell’Unione europea hanno incontrato a Cipro il presidente Ahmed al-Shara’, confermando la volontà di riallacciare il rapporto con Damasco.

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