L’assemblea di Confindustria Brescia

«Svolta Ue necessaria per non perdere l’Industria»

Il presidente Streparava: «Energia, auto e burocrazia le priorità. Se non ora, quando?»

di Luca Orlando

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Europa: se non ora, quando? La sintesi del ragionamento di Paolo Streparava è qui, nella domanda centrale del discorso del presidente di Confindustria Brescia, posta non a caso come titolo dell’Assemblea annuale dell’associazione locale degli imprenditori, una delle maggiori forze manifatturiere del Paese.

Domanda rivolta a Bruxelles, a cui si chiede una svolta radicale nelle proprie politiche, così come radicale è il cambiamento intervenuto nel quadro di riferimento. Una nuova stagione in cui la globalizzazione è archiviata, in cui a contare sono i rapporti di forza, in cui energia, tecnologia e finanza sono diventati strumenti di potere.

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Il punto centrale - spiega Streparava - è quello di identificare nell’industria una priorità assoluta, con la competitività da trattare «come presupposto di welfare, coesione, sicurezza e libertà economica, non quindi come tema tecnico».

Se il varo dell’Industrial Accelerator Act è salutato con favore, occorre però che quelle indicazioni di fondo si traducano in azioni rapide di una nuova politica industriale. Come? I banchi di prova individuati sono numerosi, a partire dall’Energia, «condizione di sovranità industriale», con la richiesta di sospendere senza indugi il sistema Ets per non aggravare i costi per le imprese.

Mentre in parallelo si valuta con favore l’accelerazione del Governo sul nucleare attraverso impianti di nuova generazione, con Streparava ad appoggiare la proposta del vicepresidente di Confindustria Antonio Gozzi di sfruttare le acciaierie del territorio per i nuovi mini-reattori. Passi avanti sono richiesti anche sul fronte della semplificazione, «con la burocrazia a rappresentare un fattore competitivo negativo», così come del settore auto, perché «una transizione senza realismo rischia di trasformarsi in industrializzazione».Se all’Europa si chiede una svolta, anche in Italia è però necessario accelerare, in particolare sul tema della messa a terra dei provvedimenti, evitando il ripetersi degli esempi negativi dei ritardi su Transizione 5.0.

Sul piano interno si auspica poi una riduzione del cuneo fiscale per premiare produttività, competenze e contrattazione di qualità, così come un rilancio delle infrastrutture.

Solo critiche e messaggi di sfiducia? In realtà no - spiega Streparava - «perché siamo qui per dire che l’Europa non è perduta e può farcela, riscoprendo le fondamenta dell’Europa Unita, richiamandosi alla visione di Jean Monet, che credeva in un’Europa unita attraverso i fatti, non le dichiarazioni».

Brescia, con la sua forza manifatturiera, guarda anche con interesse ai nuovi settori emergenti, per trovare un orizzonte oltre l’automotive e puntando ad allargare lo spettro delle proprie produzioni anche verso aerospazio e difesa. «Industria - spiega il ministro della Difesa Guido Crosetto in un videomessaggio - che coinvolge centinaia di Pmi determinanti nella catena del valore e che dovrà coinvolgerne sempre più. Pmi che producono componenti hi-tech e garantiscono flessibilità e velocità di risposta che i grandi player non sono in grado di offrire da soli».

Nell’attesa di una riconversione produttiva comunque non banale, le imprese chiedono però all’Europa di mettere la manifattura al centro e porre la competitività dell’industria come tema prioritario. Se non ora quando?, conclude Streparava, perché a fronte di un mondo che si riorganizza l’Europa non può restare ferma. Se da un lato si esorta l’Italia al cambiamento, perché «chi produce ha bisogno di stabilità, energia competitiva, infrastrutture, formazione e regole semplici»; a Bruxelles si chiede un cambio di passo radicale. «O l’Europa torna ad essere un luogo in cui conviene produrre, investire e innovare, oppure la sua autonomia resterà solo una parola».

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